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11 febbraio 2026
Il Wall Street di Lecco non è mai stato solo un ristorante. Negli anni Ottanta questo edificio in cemento armato che somiglia a un fortino era il quartier generale del boss della ’ndrangheta Franco Coco Trovato, che da qui coordinava le attività delle ‘ndrine lombarde (soprattutto quelle legate al narcotraffico), impartiva ordini e tesseva strategie. Nel 1992 Trovato fu arrestato proprio mentre si trovava all’interno del ristorante e la storia del Wall Street finì per sempre.
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Dopo il sequestro e il decreto di confisca del 1996, seguì un lungo periodo di abbandono durante il quale si alternarono ipotesi più o meno fantasiose su un possibile riutilizzo del bene, ma le parole rimasero tali. La svolta avvenne nel 2012, grazie all’impegno di Libera e del nuovo prefetto di Lecco Marco Valentini, come ricorda il coordinatore di Libera Informazione Lorenzo Frigerio, che all’epoca prese parte alle riunioni istituzionali: “Per molti anni il Comune e la prefettura si palleggiarono il bene senza arrivare a nulla di concreto. Si pensò di trasformare l’ex ristorante in un residence per anziani o destinarlo a case per giovani coppie. Addirittura valutarono di cedere gli spazi ai vigili del fuoco, ma l’idea fu abbandonata perché non c’era spazio di manovra per l’autopompa".
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"Nel 2012 – continua Frigerio – noi di Libera e il prefetto Valentini, che arrivava dal Sud e aveva a cuore la sorte dei beni confiscati, spiegammo che sarebbe stato meglio aprire un nuovo ristorante che coniugasse buon cibo e cultura, non vedevamo altre possibili destinazioni. Il progetto Sapori e saperi della legalità gettò le basi per il riutilizzo del bene”.

Nel 2017, quando dalla confisca erano già trascorsi ben 21 anni, l’ex ristorante riaprì con un nome evocativo, Fiore, a simboleggiare la rinascita di un luogo che sembrava destinato dall’oblio. “Grazie ai fondi regionali gli spazi furono resi più funzionali – ricorda Frigerio –, ma una volta terminati i lavori emerse un grande problema: nessuna cooperativa della zona voleva gestire quel posto. Legacoop ci diede una grossa mano e riuscimmo a trovare, a Milano, una realtà seria disposta a occuparsi del bene, la cooperativa Olinda. Per la scelta del nome, ricordo che si pensò di recuperare la vecchia insegna del Wall Street, ma poi l’idea fu scartata. Allora qualcuno propose Belfiore, ma essendo il nome di una nota ndrina calabrese si passò oltre e alla fine la scelta ricadde su Fiore”.
Per la scelta del nome si pensò di recuperare la vecchia insegna del Wall Street, ma poi l’idea fu scartata. Qualcuno propose Belfiore, ma essendo il nome di una nota ndrina calabrese si passò oltre e alla fine la scelta ricadde su Fiore
La cooperativa Olinda ha gestito la pizzeria dal 2017 al 2024, quando ha lasciato per dedicarsi alle tante attività che gestisce nel capoluogo lombardo. Al suo posto, da settembre 2025, è subentrata la cooperativa Il Grigio diretta da Eugenio Bonolis, già coordinatore provinciale di Libera nel Verbano-Cusio-Ossola: “Il locale, che ha tre sale e 140 coperti, impiega sette persone, tre in sala e quattro tra pizzeria e cucina. Proponiamo un menù alla carta con ricette mediterranee e 20 pizze, quattro speciali e il resto tradizionali, con particolare attenzione a vegetarianesimo e veganesimo. I prodotti utilizzati provengono in larga parte dal territorio, come la birra Pinta Alpina della Valtellina e il caffè fornito da una piccola torrefazione autogestita di Lecco, La Libertaria".
"Favoriamo, inoltre, l’inserimento lavorativo, anche attraverso borse lavoro e tirocini – aggiunge Bonolis – e aderiamo al progetto Porte aperte, per l’inserimento lavorativo di persone che hanno avuto problemi con la giustizia”.
Il cemento armato degli anni Ottanta è sempre lì, ma i libri che ricoprono una delle pareti e gli altri posizionati sopra le lampade che illuminano i tavoli rendono la pizzeria un luogo accogliente e conviviale. “Quella dei libri è una bella storia. Sono stati donati dai cittadini di Lecco e diventati il simbolo di questo posto: uno spazio di cultura e non più criminale”, spiega il direttore della cooperativa, che come ogni imprenditore a fine mese deve far quadrare i conti. “La ristorazione è un mercato complesso, i costi di gestione sono importanti e, anche se molte persone non ci credono, le marginalità non sono molto alte. Rispetto al passato abbiamo cercato di proporre un menù più accessibile, puntando soprattutto sulla pizzeria”.
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Tra una pizza, una birra artigianale e degustazioni di prodotti provenienti da terreni confiscati alle mafie, non mancano gli incontri a tavola e le cene della legalità, occasioni per discutere insieme su criminalità organizzata e resistenza civile.
"Questa storia ha avuto un lieto fine – conclude Frigerio – e dimostra qual è il vero ruolo di Libera, ossia tenere alta l'attenzione sui beni confiscati, evitare che se ne perda traccia. Purtroppo la legge non ha particolari automatismi e per sbloccare certe situazioni è necessaria una scintilla. Se a Lecco non fosse nato il coordinamento provinciale di LIbera, se in città non fosse arrivato il prefetto Valentini, è probabile che quel bene sarebbe ancora chiuso".
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