Speciale 21 marzo. Vincenzo Pasquino, il torinese che unì Calabria e Sudamerica

Un giovane piemontese scala le gerarchie della 'ndrangheta e si trova a gestire alcune rotte oceaniche della droga. Ma poi decide di parlare, svelando i meccanismi nascosti del traffico globale

Andrea Giambartolomei

Andrea GiambartolomeiRedattore lavialibera

27 febbraio 2026

Dalla periferia di Torino, Barriera di Milano, fino al Brasile, passando per Platì, sull’Aspromonte. Dallo spaccio di quartiere fino al traffico di quintali di cocaina in affari con i narcos brasiliani del Primeiro comando da capital (Pcc). La scalata di Vincenzo Pasquino, classe 1990, è impressionante tanto quanto ciò che sta rivelando agli inquirenti italiani e brasiliani sugli accordi tra ‘ndrangheta e i narcos sudamericani. Racconti che ne fanno oggi uno dei collaboratori di giustizia più interessanti sul fronte del contrasto al narcotraffico tra Sudamerica e Italia.

I business senza confini della 'ndrangheta

Le origini

Nato a Torino da una famiglia di Guardavalle (Catanzaro) vicina alle cosche locali, la carriera mafiosa di Vincenzo Pasquino comincia nella stagione di Minotauro, la grande operazione anti-‘ndrangheta che l’8 giugno 2011 porta in carcere 142 persone attive nella provincia piemontese. "La mia affiliazione risale al 2011, con la famiglia Alvaro, la nostra base era a Chivasso", ha raccontato Pasquino dopo il pentimento.

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