Roma, 22 gennaio 2025. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio durante un intervento alla Camera dei deputati (Foto di Alessandro Pera/Camera dei deputati)
Roma, 22 gennaio 2025. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio durante un intervento alla Camera dei deputati (Foto di Alessandro Pera/Camera dei deputati)

Referendum sulla giustizia 2026: tre questioni da conoscere per prepararsi al voto

A poche settimane dal referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, i due schieramenti alzano i toni dello scontro. Ma su una cosa sono tutti d'accordo, la riforma serve a limitare i poteri della magistratura

Elena Ciccarello

Elena CiccarelloDirettrice responsabile lavialibera

27 febbraio 2026

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Quando si mette mano alla Costituzione non si sta facendo manutenzione ordinaria. Al netto dei tecnicismi e della propaganda, la partita del referendum costituzionale – che è bene tutti colgano – si gioca su un indebolimento complessivo della magistratura. Legittimo e necessario secondo i promotori del Sì, illiberale e pericoloso secondo i sostenitori del No. Ora, mettendo da parte le eventuali conseguenze politiche dell’esito della consultazione e guardando al testo della riforma e alle dichiarazioni del governo che la sostiene, emergono almeno tre questioni che chiunque si prepari al voto dovrebbe conoscere

                        Guerra, vertigine e disincanto

La giustizia non sarà più veloce, efficiente e priva di errori

La prima è la più semplice, e forse la più disarmante. La riforma non renderà la giustizia più veloce, efficiente e priva di errori. Chi è incastrato in un processo che dura troppo, teme un errore giudiziario o si è scontrato con le lungaggini di un tribunale, non cambierà la sua esperienza grazie a questa modifica costituzionale. Lo ha dichiarato il ministro Carlo Nordio a scanso di equivoci: "Questa riforma non c’entra niente con l’efficienza della giustizia". E lo ha ribadito al parlamento la senatrice Giulia Bongiorno: "Chi è che ha detto che questa riforma deve incidere sui tempi e sull’efficienza della giustizia? Solo un ignorante può pensare una cosa del genere".

Una riforma che vuole punire i giudici

La seconda questione riguarda il clima di insofferenza nei confronti della magistratura che serpeggia in modo bipartisan tra i sostenitori del Sì. Un sentimento di sfiducia, a tratti persino di rivalsa, verso la categoria dei giudici, che affonda le radici negli anni Novanta di Tangentopoli e dell’ascesa di Berlusconi. Fu in quel decennio che si iniziò a discutere sempre più spesso di "espansione del potere giudiziario" per democrazie in cui i togati sono chiamati a intervenire per colmare i silenzi della politica. Stefano Rodotà parlava al tempo di una crescente "delega" alla magistratura da parte del legislatore, e Alessandro Pizzorno di giudici cui era stato affidato "il controllo della virtù" di fronte al diffuso illegalismo dei poteri pubblici.

Ebbene, oggi lo schieramento del Sì rivendica di voler porre fine a quella stagione, indebolendo l’autonomia dell’intero ordine giudiziario e limitando drasticamente l’azione dei giudici ritenuti ancora oggi "politicizzati". Dimenticando che la centralità del diritto penale nasce anche e soprattutto dai vuoti lasciati dall’inerzia della politica. Nordio lo ha ripetuto più volte, i magistrati devono limitarsi ad applicare la legge e non interpretarla "secondo i loro particolari orientamenti ideologici". 

Un No contro la crescita dell'autoritarismo

Mani libere al potere della maggioranza

La terza questione riguarda il metodo e il contesto. La riforma è quasi un assegno in bianco all’attuale maggioranza di governo, poiché molti aspetti decisivi sono rinviati a future leggi ordinarie. E tutto questo si colloca in un quadro di alleggerimento dei controlli e degli interventi penali nei confronti di chi detiene il potere. Mentre da una parte si moltiplicano i provvedimenti contro i nuovi nemici – migranti, seconde generazioni e dissidenti – e si discute di premierato, dall’altra si ridisegna il ruolo e il peso della magistratura, che secondo la premier deve "lavorare nella stessa direzione" del governo e delle forze di polizia. Su queste tre questioni non tecniche, ma politiche, peserà ogni singolo voto.

Da lavialibera n° 37

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2026 - Numero 37

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Riformata. Così il governo vorrebbe la magistratura, ma l'obiettivo è solo limitarne il potere

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