Politiche giudiziarie

Con politiche giudiziarie si intendono gli orientamenti e le decisioni che il parlamento, il governo, il Consiglio superiore della magistratura (CSM) e le autorità giudiziarie e penitenziarie assumono in materia di giustizia penale e civile e di carcere. La locuzione mette l’accento sulla natura politica delle opzioni adottate in questo campo, frutto di maggioranze, mediazioni e contrattazioni. Il concetto di politica giudiziaria, in questo senso, si distingue nettamente da quello di giustizia politica, che definisce invece l’utilizzo a fini politici di indagini e processi.

Il centro della politica giudiziaria del governo è il ministero della Giustizia a cui spettano “l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia” (art. 110 Costituzione) e che si occupa, tra l’altro, dell'organizzazione dei palazzi di giustizia (magistrati, funzionari, personale) e dei penitenziari. All’interno del ministero, troviamo ad esempio la Direzione per gli affari penali (Dap) incaricato della gestione di carceri e personale. 

In parlamento, le commissioni Giustizia di Camera e Senato, in alcuni casi insieme alla commissione Affari costituzionali, si occupano dei disegni di legge in materia civile e penale (reati e sanzioni collegate) e relativi all’ordinamento giudiziario, al personale e ai servizi del ministero della Giustizia. 

Secondo l’articolo 103 della Costituzione, spettano invece al Csm “le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati”.

Rimini, 21 febbraio 2026. Benedetta Tobagi durante un incontro pubblico per sostenere il No al referendum sulla riforma Nordio

Referendum, Benedetta Tobagi: "Un voto contro i depistaggi, per la verità"

Le prime grandi inchieste su corruzione e stragi sono state possibili grazie all'indipendenza della magistratura, quando una generazione di giovani togati ha interrotto la vecchia sintonia con il potere esecutivo, in nome della Costituzione. Ora la …

Benedetta Tobagi

Benedetta TobagiScrittrice e storica

Referendum, Rosy Bindi: "La riforma Nordio fa parte di un progetto più ampio"

Referendum, Rosy Bindi: "La riforma Nordio fa parte di un progetto più ampio"

La posta in gioco del referendum sulla giustizia è molto alta. Non è una questione che politici e magistrati possono sbrigare tra di loro, perché riguarda i nostri diritti e le nostre libertà

Rosy Bindi

Rosy BindiEx ministra, presidente Commissione antimafia nella XVII legislatura

(Foto di Element5 Digital da Pexels)

Referendum sulla giustizia 2026: gli argomenti del Sì

Per i proponenti, la riforma Nordio è necessaria a completare quella della procedura penale che risale a quarant'anni fa. In più, è utile a limitare l'influenza delle "correnti" e delle associazioni di magistrati

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La Corte di Cassazione (Foto di <a href="https://unsplash.com/it/@leandro_gs?utm_source=unsplash&utm_medium=referral&utm_content=creditCopyText">Leandro Silva</a> su <a href="https://unsplash.com/it/foto/un-edificio-con-statue-in-cima-sPRtqymblIw?utm_source=unsplash&utm_medium=referral&utm_content=creditCopyText">Unsplash</a>)

Referendum. La riforma Nordio, spiegata in breve

Il 22 e il 23 marzo gli elettori sono chiamati a confermare o bocciare, con un referendum, la riforma firmata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. Questa legge modifica alcuni articoli della Costituzione su diversi aspetti cruciali …

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Foto di L. Pohlenzu/Unsplash

Referendum giustizia 2026, con la riforma meno tutele di fronte al potere

A differenza della politica, il giudice non può astenersi dal prendere decisioni. Perciò, quando si è trattato di tutelare alcuni diritti fondamentali, la giurisprudenza è spesso arrivata prima. Ad esempio, sul fine vita e sulle garanzie del lavoro

Francesca Paruzzo

Francesca ParuzzoRicercatrice in Diritto costituzionale e pubblico, Università di Torino

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