Ancona, 30 novembre 2018. L'ex procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello, per anni impegnato in indagini e processi per la tutela dei lavoratori e dei consumatori, nel corso di un incontro sulla sicurezza del lavoro (Foto dall'account Flickr di AGRSicurezza)
Ancona, 30 novembre 2018. L'ex procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello, per anni impegnato in indagini e processi per la tutela dei lavoratori e dei consumatori, nel corso di un incontro sulla sicurezza del lavoro (Foto dall'account Flickr di AGRSicurezza)

Referendum giustizia 2026, l'ex pm Guariniello: "L'autonomia della magistratura è un valore da preservare"

L'ex magistrato, specializzato nelle inchieste sulla sicurezza dei lavoratori, titolare di indagini su grandi multinazionali: "I colleghi francesi si stupivano perché eravamo riusciti a istruire un processo a Schmidheiny per il caso Eternit. Lì ho capito quanto è importante l'indipendenza dei magistrati garantita dalla nostra Costituzione"

Marco Panzarella

Marco PanzarellaRedattore lavialibera

27 febbraio 2026

Lo studio dell'ex procuratore Raffaele Guariniello si trova in un edificio d’epoca nel quartiere Crocetta di Torino e conserva molti particolari della stanza al quinto piano del palazzo di giustizia dove il magistrato ha condotto alcune delle sue più celebri indagini, La scrivania è un’altra, ma sempre affollata di faldoni e libri. E mentre il telefono squilla con una certa frequenza, la segretaria (la stessa che c’era in procura) tiene in mano dei documenti da firmare. Oggi Guariniello ha 85 anni e da quando è andato in pensione ne sono trascorsi più di dieci, ma a parte il golfino viola al posto della giacca sartoriale nulla sembra essere cambiato.

Guariniello, come sta lei e come sta la giustizia italiana?

Sto bene, non ho mai smesso di lavorare e soprattutto di studiare. Continuo a seguire con interesse i temi a me più cari, in particolare quelli che riguardano la sicurezza sul lavoro. Noto però con dispiacere che le ultime norme sembrano scritte da chi non conosce affatto la materia.

Con la riforma Nordio, meno tutele di fronte al potere

Può spiegarci meglio?

La giustizia penale sta affrontando una profonda crisi. Rimanendo sul tema sicurezza, mi risulta che da qualche anno non si facciano più processi. Eppure le malattie professionali, comprese le patologie più gravi come i tumori, continuano a esserci. Esistono delle zone nel Paese in cui questi processi non si fanno proprio, mentre da altre parti si fanno ma con una tale lentezza e approssimazione che si concludono con la prescrizione o con l’assoluzione.

Attenzione, caduta operai

Ha seguito il dibattito sulla riforma della giustizia?

Sarò sincero, è un tema che non mi appassiona più di tanto. Credo ci siano altre criticità che meriterebbero maggiore attenzione.

Ad esempio?

Da anni gli uffici sono a corto di personale e sarebbe ora che questo problema venisse risolto. Poi c’è una questione che denuncio da tempo, ossia la mancanza di specializzazione. In Italia abbiamo oltre 120 procure della Repubblica, ma solo pochissime sono specializzate. E senza le competenze i processi non si fanno o rimangono fermi. Forse è su questo che dovremmo concentrarci per rendere la giustizia più efficiente.

Nel caso passasse la riforma, molti aspetti “pratici” sarebbero regolati da future leggi ordinarie. Che ne pensa?

È un argomento delicato, di sicuro su queste leggi serve tenere alta l’attenzione. Bisogna capire dove si vuole arrivare, qual è l’obiettivo di chi promuove la riforma.

Referendum 2026. Gli argomenti del sì, in breve

Chi sostiene il Sì al referendum ritiene che i processi in Italia durino troppo tempo. Lei che ne ha seguiti di importanti e lunghi, è d’accordo?

"Serve una procura nazionale specializzata in materia di sicurezza, che abbia anche la capacità di promuovere un’indispensabile azione preventiva"

Il processo Thyssen è durato quasi nove anni, ma siamo riusciti a salvarlo dalla prescrizione perché le indagini sono state fatte in appena due mesi e mezzo. Quando capita di parlarne mi dicono: "Eh, ma voi eravate bravi". Il punto è un altro: quel processo è stato seguito da magistrati che sapevano come muoversi. Ecco perché serve una procura nazionale specializzata in materia di sicurezza, che abbia anche la capacità di promuovere un’indispensabile azione preventiva. Quando lavoravo, una volta al mese, ci riunivamo con Asl, vigili del fuoco e altri funzionari per confrontarci sulle norme, su come andavano interpretate. Un colloquio continuo e fondamentale di cui oggi s’è persa traccia.

Dall’altra parte, i promotori del No temono che con la separazione delle carriere e il sorteggio dei componenti del Csm la magistratura possa perdere la sua autonomia.

"La giustizia italiana funziona proprio perché è autonoma, slegata da qualsiasi altro potere. L'autonomia è un valore che va preservato"

La giustizia italiana funziona proprio perché è autonoma, slegata da qualsiasi altro potere. Quando indagavo su Eternit partecipai a un incontro in Francia, alla École nationale de la magistrature, e ricordo i colleghi francesi che continuavano a chiedermi come avevamo fatto noi italiani ad arrivare a un processo e imputare Stephan Schmidheiny. Ecco, in quel momento ho capito che la nostra magistratura ha la fortuna di poter lavorare in autonomia e questo valore va sempre preservato.

Processo Eternit per le morti da amianto a Casale: Schmidheiny condannato a 12 anni

Ha mai subito pressioni dall’alto?

"Nessuno mi ha mai condizionato o detto quello che dovevo fare, magari sono stato fortunato, non lo so. Di sicuro la Costituzione ha reso i magistrati autonomi ed è un bene che sia così"

Faccio una premessa: ho sempre pensato che indagare fosse un mio preciso dovere. Negli anni Settanta, all’epoca ero molto giovane, aprii un’indagine sulle schedature Fiat (si scoprì che il servizio d'ordine dell'azienda conservava quasi 350mila schede sui suoi dipendenti, catalogandone le opinioni politiche, le attività sindacali e informazioni personali, ndr) e un procuratore della Repubblica mi disse: "L’hai fatta proprio grossa". Me lo chiesi anch’io, poi pensai: "Ma sì, che me ne importa". E continuai con il mio lavoro. Nessuno mi ha mai condizionato o detto quello che dovevo fare, magari sono stato fortunato, non lo so. Di sicuro la Costituzione ha reso i magistrati autonomi ed è un bene che sia così.

In passato c’è pure chi l’ha criticata per non avere ottenuto condanne adeguate.

Partendo dal presupposto che vale sempre la pena di indagare, con i processi sull’amianto sono arrivate condanne, poi confermate in Cassazione, che superano i 20 anni. È profondamente sbagliato dire che questi processi non abbiano portato a nulla, e comunque hanno sollevato questioni che non tutti conoscevano.

A proposito di amianto, l'ex proprietario dell'Eternit Stephan Schmidheiny è stato condannato ma non ha mai scontato un giorno di carcere. La ritiene una sconfitta?

È vero, non è andato in carcere ma ha comunque subito un processo. Tutto il mondo sa cos’ha fatto, e mi creda non è poco. Molte persone sembrano aver perso fiducia nella giustizia.

Da uomo di legge, prova rammarico?

Uno dei miei libri non a caso si intitola La giustizia non è un sogno. Posso comprendere che a volte sia complicato, ma non dobbiamo mai smettere di credere nella giustizia. Se ci sono persone che l’hanno ottenuta, allora significa che ne è valsa la pena.

Da lavialibera n° 37

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