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27 febbraio 2026
Lo studio dell'ex procuratore Raffaele Guariniello si trova in un edificio d’epoca nel quartiere Crocetta di Torino e conserva molti particolari della stanza al quinto piano del palazzo di giustizia dove il magistrato ha condotto alcune delle sue più celebri indagini, La scrivania è un’altra, ma sempre affollata di faldoni e libri. E mentre il telefono squilla con una certa frequenza, la segretaria (la stessa che c’era in procura) tiene in mano dei documenti da firmare. Oggi Guariniello ha 85 anni e da quando è andato in pensione ne sono trascorsi più di dieci, ma a parte il golfino viola al posto della giacca sartoriale nulla sembra essere cambiato.
Sto bene, non ho mai smesso di lavorare e soprattutto di studiare. Continuo a seguire con interesse i temi a me più cari, in particolare quelli che riguardano la sicurezza sul lavoro. Noto però con dispiacere che le ultime norme sembrano scritte da chi non conosce affatto la materia.
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La giustizia penale sta affrontando una profonda crisi. Rimanendo sul tema sicurezza, mi risulta che da qualche anno non si facciano più processi. Eppure le malattie professionali, comprese le patologie più gravi come i tumori, continuano a esserci. Esistono delle zone nel Paese in cui questi processi non si fanno proprio, mentre da altre parti si fanno ma con una tale lentezza e approssimazione che si concludono con la prescrizione o con l’assoluzione.
Sarò sincero, è un tema che non mi appassiona più di tanto. Credo ci siano altre criticità che meriterebbero maggiore attenzione.
Da anni gli uffici sono a corto di personale e sarebbe ora che questo problema venisse risolto. Poi c’è una questione che denuncio da tempo, ossia la mancanza di specializzazione. In Italia abbiamo oltre 120 procure della Repubblica, ma solo pochissime sono specializzate. E senza le competenze i processi non si fanno o rimangono fermi. Forse è su questo che dovremmo concentrarci per rendere la giustizia più efficiente.
È un argomento delicato, di sicuro su queste leggi serve tenere alta l’attenzione. Bisogna capire dove si vuole arrivare, qual è l’obiettivo di chi promuove la riforma.
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"Serve una procura nazionale specializzata in materia di sicurezza, che abbia anche la capacità di promuovere un’indispensabile azione preventiva"
Il processo Thyssen è durato quasi nove anni, ma siamo riusciti a salvarlo dalla prescrizione perché le indagini sono state fatte in appena due mesi e mezzo. Quando capita di parlarne mi dicono: "Eh, ma voi eravate bravi". Il punto è un altro: quel processo è stato seguito da magistrati che sapevano come muoversi. Ecco perché serve una procura nazionale specializzata in materia di sicurezza, che abbia anche la capacità di promuovere un’indispensabile azione preventiva. Quando lavoravo, una volta al mese, ci riunivamo con Asl, vigili del fuoco e altri funzionari per confrontarci sulle norme, su come andavano interpretate. Un colloquio continuo e fondamentale di cui oggi s’è persa traccia.
"La giustizia italiana funziona proprio perché è autonoma, slegata da qualsiasi altro potere. L'autonomia è un valore che va preservato"
La giustizia italiana funziona proprio perché è autonoma, slegata da qualsiasi altro potere. Quando indagavo su Eternit partecipai a un incontro in Francia, alla École nationale de la magistrature, e ricordo i colleghi francesi che continuavano a chiedermi come avevamo fatto noi italiani ad arrivare a un processo e imputare Stephan Schmidheiny. Ecco, in quel momento ho capito che la nostra magistratura ha la fortuna di poter lavorare in autonomia e questo valore va sempre preservato.
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"Nessuno mi ha mai condizionato o detto quello che dovevo fare, magari sono stato fortunato, non lo so. Di sicuro la Costituzione ha reso i magistrati autonomi ed è un bene che sia così"
Faccio una premessa: ho sempre pensato che indagare fosse un mio preciso dovere. Negli anni Settanta, all’epoca ero molto giovane, aprii un’indagine sulle schedature Fiat (si scoprì che il servizio d'ordine dell'azienda conservava quasi 350mila schede sui suoi dipendenti, catalogandone le opinioni politiche, le attività sindacali e informazioni personali, ndr) e un procuratore della Repubblica mi disse: "L’hai fatta proprio grossa". Me lo chiesi anch’io, poi pensai: "Ma sì, che me ne importa". E continuai con il mio lavoro. Nessuno mi ha mai condizionato o detto quello che dovevo fare, magari sono stato fortunato, non lo so. Di sicuro la Costituzione ha reso i magistrati autonomi ed è un bene che sia così.
Partendo dal presupposto che vale sempre la pena di indagare, con i processi sull’amianto sono arrivate condanne, poi confermate in Cassazione, che superano i 20 anni. È profondamente sbagliato dire che questi processi non abbiano portato a nulla, e comunque hanno sollevato questioni che non tutti conoscevano.
È vero, non è andato in carcere ma ha comunque subito un processo. Tutto il mondo sa cos’ha fatto, e mi creda non è poco. Molte persone sembrano aver perso fiducia nella giustizia.
Uno dei miei libri non a caso si intitola La giustizia non è un sogno. Posso comprendere che a volte sia complicato, ma non dobbiamo mai smettere di credere nella giustizia. Se ci sono persone che l’hanno ottenuta, allora significa che ne è valsa la pena.
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