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Vittime di reato: a che punto è l'iter per il riconoscimento in Costituzione

Società civile e partiti insieme per inserire anche in Costituzione il riconoscimento alla dignità, e non solo al risarcimento economico, per chi subisce un reato

Lucia Vastano

Lucia VastanoGiornalista di guerra

1 aprile 2026

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Il 14 gennaio 2025 il Senato ha approvato all’unanimità la proposta per la modifica della Costituzione, con l’inserimento all’articolo 24 del testo: "La Repubblica tutela le vittime del reato". In attesa di proseguire nel suo inter istituzionale fino all’approvazione definitiva, ricordiamo qui due aspetti rilevanti di questa modifica.

Nei tribunali il percorso difficile delle vittime del profitto

Il primo è prettamente giuridico. Nei processi penali le vittime e le parti civili compaiono esclusivamente come richiedenti di un risarcimento economico. In realtà chi ha perso un famigliare ricerca verità e giustizia anzitutto per rispetto della dignità della vittima, non per denaro, e anche perché una giusta condanna impedisca impunità per i colpevoli e il ripetersi di reati e stragi nel nome del profitto.

Chi ha perso un famigliare ricerca verità e giustizia anzitutto per rispetto della dignità della vittima, non per denaro

Succede spesso che nei processi penali le parti civili siano viste come un disturbo, alla ricerca di vendetta, di un colpevole a tutti i costi, o persino di notorietà mediatica. Con la modifica all’articolo 24 invece, la vittima, che è tale anche se non si trova il colpevole, è tutelata dalla Repubblica che, nel mettersi al suo fianco, riconosce di essere essa stessa vittima del reato commesso.

Il ruolo dei familiari e della società civile

Il secondo aspetto riguarda uno dei cardini della democrazia: la partecipazione attiva e consapevole della società civile al "progresso materiale e spirituale della società" (articolo 4 della Costituzione). Il Comitato Noi, 9 Ottobre, che riunisce circa 150 associazioni tra cui Libera, con la collaborazione di ex magistrati, avvocati e accademici, è riuscita a far arrivare alla prima commissione per gli Affari costituzionali del Senato quattro disegni di legge (Fdi, Pd, M5s, Avs) poi unificati nel testo citato.

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Con il sostegno, la vigilanza e le sollecitazioni continue sul lavoro delle istituzioni, il Comitato è stato fondamentale nel portare avanti la proposta. Ora attende che la commissione Giustizia della Camera esprima il suo parere (non vincolante) in modo che la Camera possa approvare la modifica e completare il primo giro istituzionale.

Se si lotta uniti si riesce a far sentire la voce fino ai vertici delle istituzioni

Con l’unanimità al Senato, dopo il superamento di divergenze, anche profonde, tra i partiti, si tratta ora di un percorso in discesa fino alla fine. Essere arrivati a questo punto è un motivo di orgoglio per le associazioni, la dimostrazione che se si lotta uniti si riesce a far sentire la voce fino ai vertici delle istituzioni.

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Per la politica è un monito: persino per tematiche delicate che riguardano la modifica della Costituzione è possibile e auspicabile, come fecero i padri costituenti, trovare un punto di incontro nel rispetto reciproco tra le diverse posizioni. Ci vogliono “solo” volontà e competenza. La violenza, da qualunque parte provenga, non fa bene a nessuno e soprattutto soffoca la democrazia.

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