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27 marzo 2026
“Ho avuto anche l'opportunità di visitare Syensqo, un'azienda scientifica innovativa che applica la ricerca chimica allo sviluppo di soluzioni più sicure, pulite e sostenibili”. Così la commissaria europea all’Ambiente Jessika Roswall ha commentato, sul suo profilo Linkedin, la visita del 23 marzo scorso al sito chimico di Syensqo Solvay ad Alessandria, uno stabilimento intorno al quale si registrano elevati livelli di contaminazione da pfas, sostanze chimiche pericolose per la salute umana. La missione italiana, più precisamente tra Piemonte e Lombardia, della commissaria europea è stata organizzata dall’europarlamentare Letizia Moratti, che già aveva portato nel centro ricerche di Syensqo a Bollate (Mi) il commissario europeo all’industria Stephane Sejourné. Alcuni giorni dopo, il 26 marzo, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) ha pubblicato un nuovo dossier sui rischi sanitari e ambientali delle sostanze perfluoroalchiliche raccomandando limiti più stretti nelle emissioni.
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Il post su Linkedin della Roswall era correlato da foto della visita che mostrano la commissaria dotata di caschetto giallo e camicie bianco sorridere vicino ai vertici della nazionale, tra cui l'amministratore delegato Mike Radossich. Tra le foto ne compariva una, poi rimossa: quella in cui si vede Roswall sorridere mentre un dirigente col camice bianco le indica un impianto. L'uomo è Andrea Diotto, ex manager dello stabilimento che la procura di Alessandria accusa di disastro ambientale colposo in concorso.
Tre giorni prima che la procura di Alessandria ne chiedesse il rinvio a giudizio insieme al suo predecessore Stefano Bigini, Diotto era stato trasferito dalla direzione del polo chimico di Spinetta Marengo al centro di ricerca di Syensqo a Bollate. Secondo i pm alessandrini, i due ex direttori di stabilimento non avrebbero fatto bonificare il sito dagli inquinanti storici e avrebbero permesso che le nuove sostanze, tra cui i pfas, contaminassero il suolo e le falde limitrofe.
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Nella visita al sito la commissaria ha deciso di non interloquire con la stampa locale, né tanto meno con gli attivisti e vittime che danni chiedono bonifiche e tutele sanitarie. La sua decisione ha fatto infuriare il nuovo comitato “Ce l’ho nel sangue” che ha pubblicato una lettera di protesta chiara: “Raccontarsi come modello di sostenibilità, una narrazione che rifiutiamo e di cui denunciamo la gravità inaccettabile. Qui c’è chi ha perso persone care. C’è chi sta affrontando una malattia. C’è chi ha ricevuto i risultati del biomonitoraggio e ha scoperto di avere pfas nel sangue. C’è chi guarda ai propri figli e si chiede quale futuro li aspetta in un territorio contaminato. E mentre tutto questo accade ogni giorno nella vita delle e degli abitanti della Fraschetta, la commissaria parla di 'eccellenza industriale', di 'soluzioni sostenibili', di 'impronta ambientale migliorata'".
Anche la rete Zero Pfas ha contestato il post di Jessika Roswall chiedendo "rispetto per la popolazione di Spinetta Marengo e di Alessandria": "Quello che non dice è che al momento la Solvay è ancora inadempiente rispetto a una condanna a titolo definitivo per quanto riguarda la bonifica della zona di Spinetta Marengo. Il sito è fortemente contaminato da sostanze chimiche pfas e metalli cancerogeni – si legge nel comunicato –. Pertanto, la visita da parte della commisaria europea per l’ambiente alla Syensqo è inopportuna quanto le sue dichiarazioni pubbliche. Questa non è un esempio di azienda virtuosa: omessa bonifica, contaminazione da Pfas, procedure legali ancora aperte, un'indagine epidemiologica effettuata nel 2019 sulla popolazione di Spinetta Marengo, dalla quale emerge un’incidenza di tumori e malattie altamente preoccupanti e infine un biomonitoraggio in corso da parte della regione Piemonte che vede nei residenti presenza di pfas nel sangue".
A dare man forte alla reazione dei cittadini arriva il comunicato di Cristina Guarda, europarlamentare dei Verdi che a inizio marzo aveva fatto incontrare Roswall con gli attivisti italiani arrivati a Bruxelles per chiedere la messa a bando di questi composti. “Sono convinta che, anche sul piano politico, sarebbe stato particolarmente significativo prevedere un momento di incontro con la popolazione direttamente coinvolta e danneggiata dalla azienda. In questo senso, ritengo difficile ricondurre la vicenda a una narrazione di 'innovazione' e 'sostenibilità' in assenza di un confronto pieno e trasparente con l’impatto sanitario, ambientale e sociale che i territori denunciano da anni”.

Contattata via mail da lavialibera, la portavoce della Commissaria risponde: “Il programma della visita in Italia della commissaria Roswall è stato reso pubblico prima della sua visita in piena trasparenza, compresa la visita in loco a Syensqo. Le discussioni si sono quindi concentrate sulle misure di bonifica e su come prevenire l'inquinamento da pfas nella produzione.” Una risposta diversa dal post pubblicato nel suo profilo LinkedIn sulla missione italiana. Ancora diverso da quello pubblicato pochi giorni dopo per una nuova visita a un sito chimico olandese che produce pfas: in questo caso le foto ritraggono la commissaria sorridere vicina ad attivisti, ong e politici locali.
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Dal 2024 Roswall è al vertice delle politiche ambientali in Europa. In questi due anni di mandato, il suo incarico l’ha avvicinata agli attivisti, alle aziende e alla ricerca di nuove sostanze che non inquinino. A ottobre 2025 ha scelto di mettere la sua faccia come promotrice delle analisi del sangue per la ricerca dei pfas tra i parlamentari e ministri europei. Avendoli trovati nel suo sangue ha commentato, sui socia: “Dobbiamo ridurre l'uso dei pfas e ripulire il nostro ambiente da queste ‘sostanze chimiche eterne”.
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