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22 aprile 2026
C’è un’Italia che d’estate non si limita alle vacanze, ma sceglie di mettersi in gioco. È quella dei campi di Libera, che con il progetto E!State Liberi! trasformano luoghi un tempo segnati dalla criminalità organizzata in spazi vivi, attraversati da giovani, storie e possibilità. Un viaggio che percorre il Paese, da Nord a Sud, passando per luoghi e città che portano con sé il valore del riscatto.
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I campi rappresentano una testimonianza concreta del desiderio di cambiamento. Nella maggior parte dei casi si svolgono su beni confiscati alle mafie: luoghi che tornano a vivere come spazi di impegno responsabile e di cura del bene comune. Per chi partecipa sono opportunità preziose per generare nuova energia nei territori e trasformare ciò che era stato sottratto dalla criminalità organizzata in risorse condivise e nuove possibilità.

Qui si condividono giornate intense, fatte di impegno, formazione e bellezza: dalle mattinate trascorse lavorando la terra, all’ascolto di storie e agli incontri con i familiari delle vittime innocenti delle mafie, capaci di trasformare il dolore in impegno collettivo. Durante i campi si vive una settimana fianco a fianco con persone che ogni giorno scelgono la giustizia sociale, praticandola concretamente.
Durante i campi si vive una settimana fianco a fianco con persone che ogni giorno scelgono la giustizia sociale, praticandola concretamente
Nel cuore della Campania, a Sessa Aurunca e Teano, le cooperative Al di là dei sogni e La Strada rappresentano realtà concreta di come la terra possa diventare strumento di riscatto. Qui i volontari e le volontarie si immergono sui terreni confiscati, sperimentano la vita comunitaria e si confrontano con storie di resistenza quotidiana. Non è solo agricoltura sociale, è costruzione di relazioni e cura della comunità.
I campi di E!State Liberi! aspettano te: clicca QUI per iscriverti
Spostandosi in Piemonte, a San Sebastiano da Po, Cascina Caccia ospita varie settimane di campo. Da queste parti, dove la criminalità organizzata aveva messo radici anche al Nord, i campi diventano un’occasione per approfondire la storia delle mafie fuori dai contesti tradizionali e per riflettere su come contrastarle. I volontari alternano attività pratiche a momenti di formazione, incontrando familiari di vittime innocenti e operatori dell’associazione Acmos, impegnati quotidianamente nel sociale.
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Tra le oltre 60 realtà che ospitano i campi, vi sono anche quelle che organizziamo con le cooperative di Libera Terra: una rete di cooperative sociali agricole composta non solo da contadini, ma da custodi di un patrimonio naturale e culturale, che promuovono un sistema economico virtuoso basato sulla giustizia sociale.
In Sicilia, i campi nelle cooperative di Libera Terra raccontano storie diverse, ma unite da un filo comune. A Belpasso, alle pendici dell’Etna, i volontari e le volontarie scoprono il lavoro agricolo sui terreni sottratti a Cosa nostra, contribuendo a una filiera etica che restituisce valore al territorio. A San Giuseppe Jato, nell’Alto Belice Corleonese, con il campo ci si immerge in una terra ferita ma resistente, simbolo di riscatto e giustizia, dove la memoria diventa responsabilità e ogni gesto quotidiano si trasforma in un atto di testimonianza.
I campi nelle cooperative di Libera Terra raccontano anche una Calabria che resiste ed esiste, come nel caso di Isola di Capo Rizzuto. La cooperativa gestisce circa 100 ettari di terreni confiscati alla ‘ndrangheta, parte dei quali dedicata alle attività sociali attraverso la realizzazione del Parco agro ambientale della Cepa, nato per creare alternative concrete, tra agricoltura, turismo responsabile e inclusione sociale.
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A Polistena, in un contesto complesso in cui la presenza della criminalità organizzata rimane significativa, l’impegno si intreccia con percorsi di accoglienza e integrazione. Volontari e volontarie sviluppano uno sguardo critico sul tessuto sociale della Piana di Gioia Tauro, entrando in contatto con una comunità che si impegna a costruire un modello fondato sulla giustizia sociale, lontano dalle logiche mafiose.

Per Libera, i beni confiscati rappresentano risorse capaci di attivare processi di sviluppo locale e di rafforzare la coesione sociale. Ne è testimonianza l’Ats Salvaterra, all’interno della quale la Casa della Cultura e della Legalità opera per favorire l’inclusione e contrastare l’emarginazione e il disagio, offrendo servizi concreti di accoglienza e sostegno materiale alle fasce più fragili della popolazione.
Per Libera, i beni confiscati rappresentano risorse capaci di attivare processi di sviluppo locale e di rafforzare la coesione sociale
Un’altra esperienza degna di nota è quella degli empori Social Market di Nonna Roma, realizzati su beni confiscati e dedicati alla memoria di Antonio Esposito Ferraioli e Jerry Essan Masslo, dove la solidarietà si traduce in azione concreta: qui chi cerca aiuto trova non solo un sostegno, ma una vera e propria comunità. Nonna Roma nasce per contrastare le disuguaglianze e costruire legami, nella consapevolezza che il cibo non è soltanto nutrimento, ma anche dignità, socialità e strumento di contrasto alla solitudine.
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Costruire comunità sui beni confiscati rappresenta per noi un elemento fondamentale nello sviluppo delle esperienze di riuso sociale di patrimoni che un tempo erano simbolo della presenza mafiosa. In questa prospettiva si inserisce l’azione di Cooss, una cooperativa sociale che fonda il proprio operato sui valori della promozione sociale della persona, della cura e dell’assistenza ai soggetti più fragili e per il loro diritto al lavoro.
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La cooperativa gestisce, tra gli altri, un bene confiscato a Cupramontana, nell’entroterra anconese, e il Lido Don Milani a Marina di Gioiosa Ionica, dove uno stabilimento balneare confiscato alla ’ndrangheta è stato trasformato in un presidio di antimafia, inclusione e sviluppo sociale. I campi, dunque, rappresentano un’esperienza capace di cambiare lo sguardo: aiutano a rileggere la quotidianità con maggiore consapevolezza e responsabilità.
Partecipare a E!State Liberi! non significa “dare una mano” per qualche giorno: significa mettersi in discussione, conoscere da vicino le contraddizioni dei territori e diventare parte di un cambiamento possibile
Non si è semplici volontari, ma parte di una comunità viva, che condivide valori, costruisce relazioni e lavora insieme per una società più giusta. E!State Liberi! è un invito forte e determinato, rivolto a tutte e tutti, giovani e non solo: non restate a guardare. Mettetevi in cammino, sporcatevi le mani, scegliete da che parte stare. Costruire un’alternativa alle mafie è possibile, ma richiede presenza, responsabilità e coraggio.
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Partecipare a E!State Liberi! non significa “dare una mano” per qualche giorno: significa mettersi in discussione, conoscere da vicino le contraddizioni dei territori e diventare parte di un cambiamento possibile. Dai campi emerge un’Italia che resiste, costruisce e non si arrende. E forse è proprio questo il senso più profondo di queste esperienze: trasformare la memoria in azione e l’impegno in una scelta quotidiana.
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