Elezioni amministrative, Avviso pubblico segnala minacce ai candidati e rischi nei comuni commissariati

Domenica 24 maggio e lunedì 25 in 882 comuni si andrà al voto. Si eleggeranno i sindaci di cinque comuni che escono dal commissariamento per mafia. In quattro città sono state segnalate minacce a candidati. Avviso pubblico, che compie 30 anni di attività, lancia l'allarme e sprona la politica a fare di più a tutela degli amministratori locali e dell'etica pubblica

Redazione lavialibera

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22 maggio 2026

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Tra gli 882 comuni italiani al voto alle elezioni amministrative di domenica 24 e lunedì 25 maggio, ce ne sono cinque che tornano alle urne dopo un commissariamento per infiltrazioni mafiose. Due sono in Campania:Melito di Napoli (Na) e Quindici (Av). Altri due – Tropea (Vv) e Cerva (Cz) – si trovano in Calabria. Infine uno, Randazzo (Ct), è in Sicilia. E la maggior parte delle intimidazioni nei confronti dei candidati amministratori – dimostrano i dati raccolti nell'arco di sedici anni di monitoraggio – avviene negli enti locali sotto i 15mila abitanti, che sono la fetta più grande delle amministrazioni al voto in questa tornata, quasi 760. Lo ricorda Avviso pubblico, l'associazione di enti locali e regioni contro le mafie e la corruzione che quest'anno compie trent'anni di attività e rilancia la sua azione a sostegno dell'etica pubblica.

Quindici anni di amministratori sotto tiro: tornano a crescere le minacce a politici e funzionari locali

Le elezioni amministrative post-scioglimento

L'associazione mette in allerta e segnala come le campagne elettorali successive allo scioglimento dei Comuni per infiltrazioni mafiose siano particolarmente delicate e vulnerabili, per vari motivi. C'è il tentativo delle organizzazioni criminali di riconquistare il controllo dei Comuni, corrompendo e intimidendo. I clan si contendono violentemente il controllo del territorio, candidano e sostengono persone a loro vicine, minacciano gli avversari dei loro candidati in campagna elettorale per impedirne l’elezione. In altri casi, dopo i commissariamenti per mafia, le amministrazioni si trovano in una condizione di dissesto finanziario generato da anni di malagestione e per risanare i conti pubblici, che i commissari straordinari prefettizi non sempre riescono a gestire in 18-24 mesi, i nuovi amministratori sono costretti a ricorrere a misure impopolari. Infine c'è un altro aspetto importante: le comunità vivono lo scioglimento non come un’azione di bonifica e di tutela dello Stato per riportare la legalità, ma come un’onta che influisce negativamente sulla reputazione del comune e del territorio.

Comuni sciolti per mafia: numeri, motivazioni e conseguenze

Negli ultimi cinque anni, secondo i dati di Avviso pubblico, tra i Comuni colpiti da atti intimidatori, il 15-20 per cento ha subito almeno uno scioglimento per mafia. Tale impatto è più evidente negli ultimi anni, contraddistinti da un drammatico calo dell’affluenza alle urne. Nelle comunità in cui è presente una criminalità in grado di gestire e indirizzare pacchetti di voti, all’aumentare dell’astensionismo, si registra una crescita del peso specifico delle preferenze pilotate. In molte delle relazioni allegate ai decreti di scioglimento analizzate negli ultimi anni emerge, a vario titolo, il coinvolgimento dei clan mafiosi nelle campagne elettorali, un’attenzione finalizzata ad ottenere o consolidare i rapporti con le future amministrazioni nell’ottica di assicurarsi vantaggi di natura economica.

"I dati sui comuni sciolti ci consegnano una condizione per cui ogni mese, dal 1991, c'è un comune sciolto per mafia, alcuni anche in modo reiterato – ha ricordato il presidente di Avviso pubblico, Roberto Montà, nel corso dell'assemblea generale venerdì 22 maggio –. Noi speriamo che, nel fare la riforma del testo unico, la politica ci consegni una legge sullo scioglimento non frutto delle emergenze degli anni Novanta, ma che consenta di far uscire i comuni da una situazione drammatica di emergenza, non solo di punire una classe dirigente che occupa temporaneamente le istituzioni".

Gli ultimi episodi di intimidazioni ai candidati

"In alcuni territori, la minaccia è uno strumento per influenzare scelte politiche, in altri è il sintomo di un clima sociale esasperato"Roberto Montà - Presidente di Avviso pubblico

Dal Sud al Nord, le minacce a chi si candida a ruoli pubblici non escludono nessun'area, neanche in questa tornata elettorale. Avviso pubblico ha già registrato episodi di intimidazione. A Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi, l'ex assessore Antonello Laveneziana, aspirante alla carica di sindaco, ha ritirato la candidatura dopo aver ricevuto, a casa sua, "una lettera anonima dal contenuto palesemente minatorio ed intimidatorio", ha scritto in un post: “Non posso, però, nascondere che questa vicenda mi ha molto turbato e, personalmente, non posso accettare che tali minacce minino, in qualche modo, la serenità e la tranquillità della mia famiglia, delle persone che mi vogliono bene e di tutte e tutti coloro che avevano scelto di sostenere il mio progetto”. 

Messina una candidata sindaca, Antonella Russo, ha ricevuto insulti e minacce tramite i social: “Prova ad andare a Teheran” dove “ti mettono un sacco in testa con un buco per vedere dove metti i piedi”. “Comunista di m…”.

Mafia e politica, cosa insegnano i risultati delle recenti amministrative a Sud

In Valle d'Aosta, a Pontboset, Marco Larocca, ex vicesindaco candidato al ruolo di primo cittadino, ha segnalato ai carabinieri un episodio accaduto nel weekend del referendum sulla riforma della magistratura, mentre faceva il presidente di seggio: "Una persona mi ha intimato di non ricandidarmi sostenendo che, se mi candiderò, potrò avere problemi legali perché renderà noti dei documenti in suo possesso". A Venezia, infine, alcuni biglietti con offese ("Muso di m...") sono stati attaccati sulla sede elettorale di Simone Venturini, candidato del centrodestra.

Degli oltre seimila casi di minacce e intimidazione censiti da Avviso pubblico dal 2010 al 2025, oltre 400 hanno visto finire sotto tiro candidati e candidate. Considerando il decennio 2016-2025, sono state 317 su 4.305 (il 7,4 per cento del totale). “La campagna elettorale è il momento ideale per chi intimidisce: consente di avvicinare i candidati, spingerli a fare un passo indietro o tentare accordi. Anche pochi episodi possono inquinare l’iter democratico e condizionare la libertà degli elettori – ha spiegato Montà –. Le intimidazioni non colpiscono solo i candidati, ma anche i cittadini chiamati alle urne. In alcuni territori, la minaccia è uno strumento per influenzare scelte politiche, in altri è il sintomo di un clima sociale esasperato, dove la competizione elettorale degenera in ostilità. Per questo Avviso pubblico chiede alle forze politiche, alle forze di polizia e ai media di mantenere massima l’attenzione su ogni segnale di pressione, intimidazione o condizionamento. E invita le candidate e i candidati che dovessero subire atti intimidatori a denunciarli immediatamente alle autorità competenti. Queste persone non possono e non devono essere lasciate sole. Garantire un voto libero e consapevole significa proteggere la democrazia, soprattutto nei territori più fragili ed esposti”.

Nel corso dell'assemblea generale, Montà ha invitato i parlamentari presenti a difendere uno strumento introdotto nel 2016 grazie all'azione della senatrice Doris Lo Moro, il fondo destinati agli amministratori minacciati: "Abbiamo bisogno che vengano difesi gli amministratori per bene. Cerchiamo di difendere questo fondo".

Il governo cancella i fondi destinati agli amministratori minacciati

Avviso pubblico, un impegno lungo 30 anni

"Per chi sta nelle istituzioni, essere indifferenti vuol dire essere complici"Roberto Montà

Avviso pubblico. Enti locali e regioni contro le mafie e la corruzione è una rete nata nel 1996 che raggruppa comuni, province e regioni uniti dall'impegno comune di prevenire e contrastare la criminalità organizzata e la corruzione. Il suo obiettivo principale è promuovere la cultura della legalità democratica e della trasparenza amministrativa attraverso la formazione del personale politico e burocratico, la diffusione di buone pratiche di governo e l'organizzazione di iniziative civiche. L'associazione supporta concretamente gli amministratori locali offrendo loro strumenti di analisi e monitoraggio del territorio, favorendo la creazione di una rete istituzionale solida in grado di fare "muro" contro le infiltrazioni mafiose e l'illegalità nella gestione della cosa pubblica.

Nei suoi trent'anni di attività, Avviso pubblico ha promosso iniziative come la Carta di Pisa (poi diventata la Carta di Avviso pubblico), un codice etico per gli amministratori locali. Ha monitorato l'andamento dei commissariamenti per mafia delle amministrazioni locali e delle minacce subite dai rappresentanti politici locali. Infine, l'associazione collabora attivamente con il parlamento e i ministeri, offrendo audizioni e promuovendo proposte legislative concrete in materia di appalti trasparenti, gestione dei beni confiscati e contrasto al gioco d'azzardo patologico

"Per chi sta nelle istituzioni, essere indifferenti vuol dire essere complici. Non possiamo dire di non conoscere le cose. Dobbiamo fare un passo in più – ha spronato Montà nel corso dell'assemblea generale –. Avviso pubblico lo ha fatto e deve ancora provare a formare una classe dirigente di amministratrici e amministratori, di dirigenti e funzionari pubblici che devono stare agganciati al mondo di oggi". Ha citato ad esempio il calo di segnalazioni di operazioni finanziarie sospette da parte degli enti pubblici, un segnale "molto preoccupante" per l'Unità di informazione finanziaria, l'autorità antiriciclaggio.

Il presidente di Avviso pubblico ha menzionato l'importanza del contrasto alla corruzione: "Abbiamo bisogno di costruire una sensibilità perché rischiamo di considerarla come una tassa che le imprese mettono a bilancio delle imprese: bisogna pagare per ottenere servizi, accessibilità, per relazionarsi alle pubbliche amministrazioni, per ottenere utilità, vantaggi e privilegi". Montà ha denunciato i rischi legati ad alcuni provvedimenti adottati nell'ultima legislatura, come l'abolizione dell'abuso d'ufficio, la riforma delle intercettazioni ancora in discussione o alcune modifiche al codice degli appalti. Un'altra partita ricordata da Montà riguarda il finanziamento della politica e l'azione delle lobby, su cui ancora non è stata approvata una legge.

"Cambiano le mafie e deve cambiare Avviso pubblico, perché non possiamo pensare di perpetuare i modelli che ci hanno visto arrivare fino a qua – ha concluso Montà –. Dobbiamo accompagnare una nuova classe dirigente, di funzionari pubblici e di amministratori, provando anche a metterci a disposizione delle forze politiche, se lo richiedono. Dobbiamo ripoliticizzare la questione mafiosa in senso nobile. Dobbiamo essere come la nazionale in cui si dimenticano le casacche del proprio club, con i valori costituzionali che ci tengono insieme".

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