Alessandria, 25 giugno 2026. Il presidio fuori dal tribunale nell'attesa del rinvio a giudizio dei manager della Syensqo Solvay, indagati per disastro ambientale colposo in merito alla contaminazione da pfas nell'area di Spinetta Marengo
Alessandria, 25 giugno 2026. Il presidio fuori dal tribunale nell'attesa del rinvio a giudizio dei manager della Syensqo Solvay, indagati per disastro ambientale colposo in merito alla contaminazione da pfas nell'area di Spinetta Marengo

Pfas, due dirigenti della Solvay di Spinetta Marengo a processo per disastro ambientale

La gup di Alessandria ha stabilito che due manager della Syensqo Solvay devono essere processati per disastro ambientale colposo in merito alla contaminazione da pfas dell'area di Spinetta Marengo, dove la multinazionale ha un importante stabilimento. La Regione Piemonte resta tra le poche parti civili: molti hanno ottenuto un risarcimento e hanno lasciato il procedimento

Laura Fazzini

Laura FazziniGiornalista

25 giugno 2026

  • Condividi

Il tribunale di Alessandria ha rinviato a giudizio due ex direttori di stabilimento di Syensqo Solvay di Spinetta Marengo con l’accusa di disastro ambientale colposo per l'inquinamento da pfas. Si aprirà il 16 novembre prossimo il secondo procedimento per la grave contaminazione del territorio alessandrino provocato dall'industria chimica. Lo ha stabilito nel pomeriggio di oggi, 25 giugno 2026, la giudice per l’udienza preliminare Arianna Ciavattini che ha mandato a processo Stefano Bigini e Andrea Diotto, due ex direttori dell'impianto che produce pfas e altre sostanze chimiche nell'area a sud est di Alessandria. Insieme a due manager, la giudice ha chiamato in causa anche la Solvay Specialty Polymers spa quale responsabile civile, che sarà chiamata a risarcire in caso di condanna. Restano invece poche le parti civili che potranno chiedere ai giudici il riconoscimento di un indennizzo.  

Negli ultimi due anni, infatti, Syensqo Solvay ha risarcito, per oltre 2,5 milioni di euro, alcune tra le circa 300 parti civili che si erano costituite nel procedimento al suo avvio nel 2024. Questo sforzo economico ha fatto traballare l’intero processo, con l’uscita di grandi associazioni come Medicina democratica (che ha accettato una riparazione per 50mila euro), i due comuni colpiti, Alessandria e Montecastello (100mila euro ciascuno), e decine di individui risarciti con cifre tra i 3.500 e gli ottomila euro. Un risarcimento milionario a fronte di un fatturato annuo di 1,3 miliardi ottenuto esclusivamente con la produzione da pfas. Restano tra le parti civile la Regione Piemonte, con cui la difesa di Syensqo aveva avviato delle interlocuzioni per dei risarcimenti, il ministero dell'Ambiente, Wwf, Legambiente e Legambiente Ovada, Camera del Lavoro (Cgil) e una quindicina di cittadini.

Processo pfas, c'è chi resiste ai soldi di Syensqo Solvay

Un procedimento iniziato grazie a Claudio Lombardisei anni fa

La decisione di oggi chiude una lunga attesa iniziata a fine giugno 2020, quando l’ex assessore comunale all’Ambiente Claudio Lombardi aveva depositato un esposto alla procura. Il volto storico dell’ambientalismo alessandrino, deceduto per tumore ad ottobre 2025, chiedeva alla giustizia di indagare sulla reale bonifica promossa da Syensqo e sui valori di pfas nelle acque di falda sottostanti il sito e nell’aria. La procura ha dato il via agli accertamenti e così, all’alba dell’11 febbraio 2021, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Alessandria sono entrati nello stabilimento di Spinetta Marengo per perquisire uffici e impianti produttivi e per prelevare le cartelle cliniche degli operai. Un’azione seguita in presenza dall'allora procuratore Enrico Cieri e la sua vice Eleonora Guerra, che nei mesi seguenti hanno studiato decine di documenti, individuando otto persone sospettate di disastro ambientale colposo.

Dopo la condanna definitiva per disastro ambientale colposo innominato per inquinamento delle acque stabilita dalla Cassazione nel 2019 nei confronti di altri tre ex manager, la procura ha aperto un nuovo procedimento ipotizzando due reati: l’omessa bonifica e il disastro ambientale, quello derivato dalla diffusione di cromo esavalente e altri metalli pesanti, la presenza di pfas per valori superiori a quelli di legge e la presenza di questi composti nell’aria esterna al sito. Chiusa l’indagine, a fine 2022 il procuratore Cieri ha chiesto il rinvio a giudizio soltanto per due degli otto indagati, i dirigenti Stefano Bigini e Andrea Diotto. Il primo, ingegnere chimico laureato a Pisa, ha lavorato per un decennio nello stabilimento di Rosignano Solvay per poi dirigere il polo di Alessandria tra il 2008 e il 2018. Nel 2019 ha preso il suo posto Andrea Diotto, anche lui chimico e anche lui cresciuto negli uffici della Solvay, ma solo ad Alessandria, dove si è occupato degli impianti Tecnoflon e Algoflon (due prodotti della Solvay) per poi arrivare al ruolo di direttore di stabilimento in meno di 15 anni, un ruolo lasciato due settimane prima della richiesta di rinvio a giudizio, quando è stato trasferito al centro di ricerche della multinazionale, a Bollate (Milano).

Dalla prima udienza al cambio degli avvocati

Il 6 maggio 2024, nel corso della fase preliminare, 300 tra cittadini, associazioni ed enti hanno chiesto di costituirsi parte civile: tra i nomi grossi ci sono il ministero dell’Ambiente, la Regione Piemonte e i due comuni che hanno dimostrato di aver acqua e aria inquinati, Alessandria e Montecastello, ma anche diverse associazioni, come il Wwf (che aveva firmato l’esposto di Lombardi nel 2020), Medicina democratica e Legambiente Ovada. Centinaia i cittadini, persone che vivono in un ambiente che dal 2021 l’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpa) e la Regione tengono sotto controllo con monitoraggi nelle acque, nell’aria, nei terreni, ma anche negli alimenti. Le analisi hanno dimostrato una vasta contaminazione che ha portato ad alti valori di Pfoa (certamente cancerogeno) e la miscela ADV (brevettata da Syensqo Solvay e prodotta solo ad Alessandria) nel sangue degli abitanti.

Pfas, in Piemonte inizia la ricerca nel sangue di allevatori e agricoltori

Da allora sono passati oltre due anni nel corso dei quali Syensqo Solvay ha deciso di cambiare gli avvocati penalisti che l’hanno difesa nell’arco di due decenni, Luca Santa Maria e Mario Bolognesi, con Carlo Maria Alleva, tra i difensori di Stephan Schmidheiny, l’imprenditore svizzero a capo di Eternit. In questo modo è cambiata anche la strategia difensiva, con la proposta di risarcimenti in denaro alle persone offese. Ha il via così un effetto domino che ha fatto uscire, dietro indennizzi per poche migliaia di euro, centinaia di parti civili. In poco meno di un anno e mezzo la società, che nel frattempo viene diffidata tre volte per il superamento di pfas nei terreni e nelle acque, ha elargito oltre due milioni di euro a 300 tra persone ed enti, tra cui il Comune di Alessandria e quello di Montecastello, che hanno accettato 100 mila euro ciascuno a patto di uscire dal procedimento. Un colpo che gli attivisti, in primis Claudio Lombardi, non hanno tollerato: “Noi non accetteremo mai nulla, vogliamo giustizia!”, spiegava l’ex assessore, scomparso il 2 ottobre 2025 nella sua casa di Spinetta Marengo per tumore. L’autore dell’esposto che ha dato il via all’indagine non potrà vedere l’avvio del processo. A raccogliere la sua eredità morale c’è però una nuova associazione chiamata “Ce l’ho nel sangue”.

Eternit bis, Schmidheiny condannato a 9 anni per i morti da amianto

Il lascito di Lombardi e la trattativa Ministero Solvay

Nel corso dell’udienza del luglio 2025 sono state scoperte le nuove carte giocate dalla difesa della multinazionale quando l’avvocato Allena ha chiesto il rinvio a una nuova data perché nel frattempo erano state avviate due trattative per i risarcimenti, uno con il ministero dell’Ambiente e l’altro con l’assessorato regionale alla Sanità, guidato da Federico Riboldi, che nel frattempo aveva dato l’impulso al biomonitoraggio dei pfas nel sangue delle persone che abitano vicino allo stabilimento. Le due trattative sono riservate e se ne conoscono i dettagli. Su spinta degli attivisti, Avs, Pd e M5s hanno presentato al consiglio regionale del Piemonte e in parlamento delle interrogazioni da cui non sono giunte risposte dettagliate, ma soltanto la conferma delle trattative in corso.

Il 12 marzo 2026 la difesa aveva chiesto un nuovo rinvio per la conclusione delle trattative avviate, ma la giudice Arianna Ciavattini ha risposto in maniera chiara: “Avete avuto 30 anni per mettere a posto il sito e parlare con le istituzioni. Io devo decidere di cosa ha fatto o meno la ditta fino alla chiusura delle indagini, nel 2022. Il tempo che vi resta scade con la prossima udienza, il 2 giugno”. Allo stesso tempo, il procuratore aggiunto di Alessandria Enrico Arnaldi Di Balme si è detto contrario alla proposta di patteggiamento avanzata dall’avvocato Alleva per i due assistiti chiedendo però di derubricare il reato da disastro ambientale colposo a inquinamento ambientale semplice, punito in maniera più lieve. “Decenni di inquinamento non si monetizzano, si bonificano”, protestavano fuori dall’aula A gli attivisti nell’udienza del 3 giugno. Oggi, dopo quasi sei anni dalla presentazione dell'esposto di Claudio Lombardi e moltissimi rinvii, è arrivata una prima decisione importante.

Crediamo in un giornalismo di servizio a cittadine e cittadini, in notizie che non scadono il giorno dopo. Aiutaci a offrire un'informazione di qualità, sostieni lavialibera
  • Condividi

La rivista

2026 - numero 39

Santa Marta aiutaci tu

Mentre in Europa il Green deal è sotto assedio, e le destre spingono per smontarlo pezzo dopo pezzo, dall'altra parte del mondo, diverse nazioni europee partecipano al gruppo di cinquantasette paesi "volenterosi" che si sono riuniti a Santa Marta, in Colombia, per avviare una reale uscita dal fossile

Santa Marta aiutaci tu
Vedi tutti i numeri

La newsletter de lavialibera

Ogni sabato la raccolta degli articoli della settimana, per non perdere neanche una notizia. 

Ogni seconda domenica del mese, Isole, un approfondimento speciale su spazi di educazione e disobbedienza civile

Ogni terza domenica del mese, CapoMondi, la rassegna stampa estera a cura di Libera Internazionale