Foto Flickr/Sicco2007
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L'ultima scuola del paese: nell'Italia delle aree interne gli istituti muoiono anche prima di chiudere

Valditara assicura che "non si chiudono plessi". Ma nei piccoli comuni i problemi iniziano prima: quando non ci sono abbastanza alunni per formare una prima elementare, quando si è costretti a ricorrere alle pluriclassi o quando, di fronte all'incertezza, le famiglie scelgono preventivamente un altro istituto. Pesa la denatalità, ma anche la mancanza di servizi e volontà politica

Francesco Papa

Francesco Papagiornalista

17 settembre 2026

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"Dobbiamo salvare le scuole di montagna", ha detto il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara il 18 settembre 2025, inaugurando un nuovo plesso a Sauze d’Oulx, in Val di Susa. Nella stessa occasione ha riconosciuto la difficoltà di trovare docenti disposti a lavorare nei territori più periferici. Da quando siede al dicastero, il politico leghista ha ribadito più volte che il dimensionamento scolastico (cioè la riorganizzazione degli istituti sul territorio in funzione dell'evoluzione della popolazione e delle risorse, ndr) "non prevede chiusure di plessi" e non modifica i criteri di formazione delle classi.

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Non si tratta di per sé di una contraddizione. Il dimensionamento riguarda soprattutto l’organizzazione amministrativa: un istituto può perdere l’autonomia ed essere accorpato senza che l’edificio scolastico chiuda. Ma nei piccoli comuni il problema può iniziare altrove: quando non si forma più una prima, quando una deroga non viene concessa, quando manca l’organico per una classe o quando le famiglie, temendo che il plesso non abbia futuro, scelgono preventivamente un’altra scuola.

Una sola classe, dalla prima alla quinta

A Cavallerleone, 670 abitanti in provincia di Cuneo, quattro bambini terranno aperta la primaria. Frequenteranno insieme un’unica pluriclasse, che copre dal primo al quinto anno. Fino a poche settimane fa, però, il plesso rischiava quello che il sindaco Marcellino Peretti definisce un "congelamento" di due anni. Non una chiusura formale, "ma di fatto lo sarebbe stata", ha raccontato a lavialibera. Secondo Peretti, il solo timore della sospensione aveva già prodotto un effetto: degli undici bambini che avrebbero potuto iscriversi, ne era stato iscritto soltanto uno. Il rischio paventato di perdere la scuola stava contribuendo a creare le condizioni per perderla davvero.

"La chiusura di una scuola comporta la chiusura di un paese: chi viene ad abitare in un comune che non ha servizi?"Marcellino Peretti - Sindaco di Cavallerleone (Cuneo)

Il primo cittadino ha sostenuto presso l’amministrazione scolastica che Cavallerleone, pur non essendo in territorio montano, è un comune marginale e dovrebbe poter beneficiare di tutele analoghe. A sostenerlo è stata anche Octavia, associazione di 17 comuni del territorio. Il confronto con l’Ufficio scolastico regionale del Piemonte e quello territoriale di Cuneo ha infine portato all’autorizzazione della pluriclasse per il 2026/27. Ora il comune tenta di invertire la tendenza: per il 2027/28 sono attesi nove potenziali alunni e l’amministrazione ha istituito un doposcuola gratuito. Per Peretti la battaglia per mantenere il plesso aperto è vitale: "La chiusura di una scuola comporta la chiusura di un paese: chi viene ad abitare in un comune che non ha servizi?".

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Quando sparisce la prima elementare

A Santa Caterina Albanese, piccolo comune della provincia di Cosenza, non si formerà la prima classe. In un piccolo plesso la mancata formazione di una classe iniziale incide sulla continuità del servizio: ogni quinta che termina il ciclo esce dall’edificio senza che una nuova prima prenda necessariamente il suo posto. Basta che per un paio di anni non si formi la prima e lo svuotamento comincerà mentre, formalmente, il plesso continua a risultare aperto. 

A Falerone, in provincia di Fermo, nelle Marche, per l'anno 2026/2027 una sola bambina ha chiesto l'iscrizione alla prima elementare della scuola primaria Capoluogo. Il 6 marzo la dirigente Oda Gesuè ha chiesto all’Ufficio scolastico regionale una deroga per costituire una pluriclasse prima-seconda di otto alunni: la bambina di prima e sette della futura seconda, ma il 14 aprile l’Usr Marche ha respinto la proposta, disponendo invece una pluriclasse seconda-terza di diciotto alunni e il "riorientamento" dell’unica iscritta in prima verso un altro plesso. Nella motivazione si richiama l’incompatibilità della soluzione proposta con "l’assetto complessivo dell’organico assegnato". Trentatré genitori hanno contestato la decisione e il caso è arrivato al Senato con un’interrogazione rivolta al ministro Valditara. Anche se la scuola di Falerone rimarrà aperta, per quella bambina la prima elementare nel proprio paese non esisterà.

La denatalità colpisce in modo diverso

Dietro questi casi c’è una trasformazione nazionale. In dieci anni il sistema scolastico ha perso quasi un milione di alunni: dagli 8,7 milioni del 2014 a circa 7,8 milioni nel 2025/26. Per il nuovo anno scolastico la perdita stimata supera le 130mila unità. La denatalità riduce gli iscritti ovunque, ma non produce le stesse conseguenze. Se un plesso urbano chiude, spesso la scuola alternativa dista poche centinaia di metri. In un comune montano o periferico può voler dire cambiare paese, dipendere dallo scuolabus, percorrere ogni giorno strade provinciali e subordinare gli orari di lavoro dei genitori a quelli del trasporto scolastico.

Se un plesso urbano chiude, spesso la scuola alternativa dista poche centinaia di metri. In un comune montano o periferico può voler dire cambiare paese, dipendere dallo scuolabus, percorrere ogni giorno strade provinciali e subordinare gli orari di lavoro dei genitori a quelli del trasporto scolastico

Il decreto del presidente della Repubblica n. 81 del 2009 stabilisce ordinariamente almeno quindici alunni per formare una classe primaria. Le pluriclassi possono essere costituite con numeri inferiori e l’ordinamento contempla deroghe e condizioni particolari per territori montani, piccole isole e aree fragili. Ma una deroga possibile sulla carta deve fare i conti con le risorse disponibili, come emerge dal confronto tra Falerone e Cavallerleone. Nelle Marche la richiesta di pluriclasse da otto bambini è stata respinta proprio in relazione all’organico assegnato, mentre in Piemonte un plesso con appena quattro alunni ottiene, dopo una mobilitazione istituzionale, l’autorizzazione a rimanere aperto. A determinare esiti così diversi sono l’organico, le deroghe e la capacità dei territori di farsi ascoltare.

Uscire insieme dalle scuole-ghetto

Per Giuseppe D’Aprile, segretario nazionale di Uil Scuola, il problema non può essere affrontato soltanto attraverso i numeri. "Le scuole nelle aree interne sono un presidio sociale e culturale – dice a lavialibera –. Quando una chiude o viene svuotata, un territorio arretra". Il sindacato chiede più risorse per mensa, scuolabus, assistenza educativa e manutenzione, e propone di investire negli organici e abbassare il numero degli alunni per classe nei territori fragili, trasformando la denatalità "in un’opportunità e non in una penalizzazione". Richiama inoltre la difficoltà di trattenere docenti e personale amministrativo, tecico e ausiliario (ata) nelle sedi periferiche. "La scuola non si dimensiona, si sostiene", sintetizza D'Aprile.

Contano servizi e volontà politica

È qui che la distanza tra le parole del governo e ciò che accade nei territori diventa più evidente. Valditara ha ragione quando precisa che il dimensionamento non comporta automaticamente la chiusura dei plessi. Ma i casi verificati mostrano un processo diverso: una scuola può perdere progressivamente alunni, classi e attrattività senza che nessuno firmi un atto di soppressione ufficiale. L’incertezza stessa può accelerare il fenomeno. Lo dimostra il caso di Cavallerleone: quando si prospettava il congelamento del plesso, quasi tutte le famiglie potenzialmente interessate avevano scelto di non iscrivere i figli. La denatalità, quindi, non spiega tutto. Contano anche i servizi come mensa, tempo pieno, trasporto, doposcuola e continuità degli insegnanti. Meno servizi possono significare meno famiglie e quindi ancora meno iscritti.

Una scuola può perdere alunni, classi e attrattività senza che nessuno firmi un atto di soppressione ufficiale. Per invertire la tendenza servono mensa, tempo pieno, trasporto, doposcuola, continuità degli insegnanti

Sul principio, governo, sindacati e amministratori locali sembrano essere d’accordo: una scuola in un territorio fragile non è soltanto un edificio, ma un presidio che contribuisce a mantenere viva una comunità. La distanza emerge quando quel principio deve trasformarsi concretamente in una classe con quattro, otto o dieci bambini e un insegnante da assegnare. E allora, se non tutte le piccole scuole possono essere mantenute indipendentemente da qualsiasi condizione, qual è il numero sotto il quale una scuola smette di essere sostenibile? L'ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel discorso di avvio dello scorso anno scolastico 2025/2026 a Napoli: "Occorre il massimo impegno affinché la scuola sia davvero ovunque".

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