
"Ragazzi, distinguete il bene dal male, perché il conto da pagare è alto"



Aggiornato il giorno 17 settembre 2026
Sono oltre venti, in diverse parti d’Italia, i medici che nelle prime ore di questa mattina hanno subito perquisizioni locali, personali e informatiche su disposizione della procura di Ravenna. È l’onda lunga del caso scoppiato lo scorso febbraio, quando otto infettivologi dell’ospedale Santa Maria delle Croci sono stati indagati per falso ideologico in atto pubblico con l’accusa di aver firmato dei certificati medici falsi per impedire l’ingresso delle persone migranti nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Come svelato dall’inchiesta del numero “Stanze segrete”, questi episodi si inseriscono in un contesto in cui i medici denunciano condizioni inadeguate allo svolgimento delle visite, ma anche pressioni da parte delle forze di polizia per il rilascio del nullaosta. Ora la procura di Ravenna contesta loro il reato di associazione a delinquere, finalizzata alla formazione di falsi certificati per impedire i rimpatri.
Cpr, i medici che visitano i migranti sempre più sotto pressione
Per gli otto medici ravennati è stata chiesta l’interdizione dalla professione come misura cautelare, attuata parzialmente: tre di loro sono stati sospesi per dieci mesi, mentre agli altri cinque è stato vietato di firmare i certificati di idoneità al trattenimento. Gli otto indagati hanno impugnato il provvedimento, che è adesso all’esame della Corte di Cassazione, mentre tre di loro hanno visto rigettato il loro ricorso al Tribunale del riesame.
"Non diamo la colpa alla polizia, ma di queste modalità la responsabilità è della procura di Ravenna"Fabio Anselmo - Avvocato di cinque medici indagati
Nel frattempo l’indagine sta proseguendo e, come dimostrano i fatti odierni, si sta allargando. Tra le 23 persone perquisite, solo una è stata iscritta nel registro delle indagini preliminari: si tratta di Nicola Cocco, medico infettivologo, componente della Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm). Le altre persone perquisite oggi sono state finora estranee al procedimento. Anche l’area geografica si è estesa: a ricevere una visita da parte delle Squadre mobili della polizia, nelle prime ore dell’alba di oggi, sono stati medici di Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese. “Siamo coinvolti come policlinico con due colleghe, due dottoresse infettivologhe che però ricordo non sono indagate, solo chiamate per accertamenti”, ha spiegato la direttrice dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna, Chiara Gibertoni. Altri nove medici, tutti infettivologi e psichiatri, lavorano al Policlinico di Bari.
Fabio Anselmo, avvocato che difende cinque indagati, si dice "basito, sconvolto": "Persone che non sono indagate vengono trattate come criminali mafiosi. Quello che è successo è terribile. Sono stati svegliati prima delle 6, accompagnati in questura, per il sequestro di cellulari e pc. Non diamo la colpa alla polizia, ma di queste modalità la responsabilità è della procura di Ravenna".
Il vicepremier Matteo Salvini chiede “radiazione dall’albo dei medici e pagamento dei danni, di tasca propria, per le mancate espulsioni di tutti i clandestini che avrebbero protetto”
L’espansione del procedimento non arriva inaspettatamente ed era stata già annunciata lo scorso giugno, nonostante allora non risultassero nuovi indagati. Durante l’estate il dibattito pubblico e politico era tornato a più riprese sul tema: nei giorni immediatamente precedenti all’attuazione del nuovo patto europeo sull’immigrazione e l’asilo il capogruppo dei senatori di Fratelli d’Italia Lucio Malan aveva annunciato un’interrogazione parlamentare su quelli che sono stati definiti “medici della vergogna”, mentre il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni aveva proposto di affidare le visite a medici dell’esercito e della Polizia di Stato. A seguito delle nuove perquisizioni, il vicepremier Matteo Salvini ha auspicato per le persone coinvolte la “radiazione dall’albo dei medici e pagamento dei danni, di tasca propria, per le mancate espulsioni di tutti i clandestini che avrebbero protetto”. Aggiungendo, anche a fronte degli appelli alla deontologia che chiedono di non piegare la professione a esigenze di ordine pubblico: “Altro che giuramento di Ippocrate, se fosse confermata l’accusa questi avrebbero 'giurato' in un centro sociale".
“La falsificazione di una certificazione medica, qualora accertata, costituisce una condotta grave, che dovrà essere valutata nelle sedi competenti. Non possono però essere la politica o il clamore mediatico ad anticipare giudizi e sanzioni”Filippo Anelli - Presidente Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri
Non si è fatta attendere la risposta della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo): “La falsificazione di una certificazione medica, qualora accertata, costituisce una condotta grave, che dovrà essere valutata nelle sedi competenti. Non possono però essere la politica o il clamore mediatico ad anticipare giudizi e sanzioni”, ha affermato il presidente Filippo Anelli, invitando al rispetto della professionalità dei medici. La Federazione è poi tornata a ribadire la proposta di slegare le visite di idoneità dall’autorizzazione al trattenimento in Cpr, già avanzata all’indomani dei fatti di Ravenna: “I medici non sono ausiliari delle politiche di sicurezza ma professionisti della cura, il cui mandato fondamentale è tutelare la salute e la dignità di ogni persona. La tutela della sicurezza pubblica appartiene ad altre istituzioni e non può essere trasferita sui medici, né può condizionarne il giudizio clinico”, ha continuato Anelli.
Precisando che questa richiesta non sottintende una contrapposizione tra medici e Stato, Anelli ha sottolineato che la distinzione tra i ruoli eviterebbe “situazioni capaci di generare un conflitto tra i doveri deontologici del medico e finalità di sicurezza che non gli competono”, tutelando la categoria da “pressioni politiche o ideologiche”. Come spiegato in un’intervista a Lavialibera da Guido Giustetto, la Fnomceo chiede infatti che il giudizio clinico rappresenti un veto solo per situazioni in cui sono presenti patologie pregresse, ma non per chi non presenta situazioni acute prima dell’ingresso e rischierebbe di ammalarsi una volta dentro per la patogenicità del luogo di destinazione.
Le condizioni dei cpr sono pessime. Lo dicono anche le carte del ministero
A Bologna un moto di solidarietà si è trasformato rapidamente in un presidio davanti alla questura, dove sono state ascoltate sette delle persone perquisite stamattina e accusate di aver prodotto certificazioni di inidoneità. Il Laboratorio di salute popolare, in un post condiviso su Instagram, ha scritto: “Siamo al fianco delle nostre colleghe per ribadire che la nostra professione, il ruolo di cura che svolgiamo non può essere piegato alle richieste di uno stato che vuole il nostro consenso per recludere le persone all’interno di luoghi dichiaratamente patogeni e mortiferi”.
E, riferendosi alla contestazione del reato di associazione a delinquere per favoreggiamento dell’immigrazione, ha aggiunto: "La deontologia medica ci impone di tutelare la salute e promuovere la cura delle persone che incontriamo nei nostri luoghi di lavoro, per cui risulta inaccettabile e gravissima un’accusa come questa che mina alle fondamenta l’autonomia della professione sanitaria".
"Si stanno usando come bersaglio delle professioniste come fossero parte di un'associazione a delinquere, quando invece hanno solo in coscienza seguito il codice deontologico evitando che delle persone venissero rinchiuse nei Cpr, luoghi patogeni per la salute fisica e mentale, perché erano responsabili della loro salute – ha dichiarato Vanessa Guidi, dottoressa dell'ong Mediterranea saving humans, stamattina in presidio davanti alla questura bolognese insieme ad altri medici, specializzandi e studenti di medicina –. Dopo Ravenna ci aspettavamo una dichiarazione di guerra simile a livello nazionale e non ci sorprende che venga colpita in particolare Bologna, sempre nel mirino di questo governo".
Diverse associazioni hanno infine rilanciato l’appello “La cura non è un reato”, già condiviso dopo i fatti di Ravenna lo scorso febbraio. Anche stavolta, silenzio stampa da parte del ministero della Salute.
Il giorno dopo le perquisizioni interviene anche l'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (Asgi): "Particolarmente preoccupante risulta essere la notizia della contestazione di associazione per delinquere, finalizzata alla formazione di falsi certificati per impedire i rimpatri, mossa all'unico medico perquisito chiamato a rispondere come indagato". Come richiamato in numerosi appelli, l'articolo 32 della Costituzione tutela la salute come "fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività", garantendo "cure gratuite agli indigenti senza distinzione di nazionalità o regolarità di soggiorno, e le valutazioni condotte dai medici per accertare l'idoneità delle persone straniere al trattenimento non sono 'arbitrarie', ma si fondano su dati clinici e sull'evidenza scientifica della natura intrinsecamente patogena dei cpr, riconosciuta anche dall'Organizzazione mondiale della Sanità".
Il deputato Marco Grimaldi (Avs) annuncia un'interrogazione al ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, e al ministro della Salute, Orazio Schillaci, per denunciare il trattamento subito da alcuni medici perquisiti, tra cui una giovane dottoressa di Biella: "Le sono piombati in casa ieri notte, hanno perquisito tutto l’appartamento e, secondo la testimonianza, lo avrebbero fatto danneggiando oggetti e avrebbero sequestrato computer, cellulare e tablet; poi l'hanno portata in questura e interrogata per ore. Il Ministro Salvini, che invoca già la radiazione dall'albo, mi dica se è così che si attuano i controlli su persone nemmeno iscritte nel registro degli indagati".
Grimaldi ricorda le condizioni di vita nei cpr, "luoghi strutturalmente patogeni e traumatogeni, in cui troppo spesso vengono rinchiuse in condizioni disumane persone psichicamente e fisicamente fragili; luoghi in cui l’assunzione di psicofarmaci, gli atti di autolesionismo e i suicidi sono nettamente sopra la soglia di ‘accettabilità’. E se in questo mondo i professionisti che, onorando il giuramento di Ippocrate, tutelano quelle persone da un destino di violazione sistematica dei loro diritti e della loro salute sono trattate come criminali e perseguite con punizioni esemplari, questo è un mondo alla rovescia, un mondo governato dall’ingiustizia".
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