
"Ragazzi, distinguete il bene dal male, perché il conto da pagare è alto"



7 ottobre 2026
Il Fondo Nicola Nappo si trova a Scafati e con un’estensione di 115mila metri quadrati è il più grande bene confiscato a vocazione agricola della provincia di Salerno. Il Fondo porta il nome del 23enne che è stato ucciso nel 2009 dalla camorra, per uno scambio di persona, a Poggiomarino, comune distante appena dieci minuti d’auto.
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Queste terre appartenevano a Pasquale Galasso, personaggio di spicco della Nuova famiglia, l’organizzazione camorristica che tra gli anni Settanta e Ottanta si contrappose alla Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo dando luogo a una violenta faida. Basti pensare che un documento della camera dei deputati attesta che tra il 1979 e il 1983 in Campania gli omicidi di presunta matrice camorristica furono 873.
La storia del Fondo Nicola Nappo, che dal 2018 è gestito dall’associazione Terra Viva, ricorda quella di altri beni sottratti alla criminalità organizzata, con lungaggini burocratiche che hanno rallentato i tempi per l’assegnazione e il riutilizzo sociale del sito. “La confisca definitiva risale al 1998 – spiega Giammarco D’Agosto, responsabile della comunicazione del Fondo – ma sono serviti altri dieci anni per averlo in gestione. Si tratta di una concessione decennale, che quindi terminerà nel 2028, il nostro auspicio è rinnovarla così da poter partecipare ad altri bandi e incrementare il numero dei lavoratori”.
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Come spesso accade l’inizio non è stato semplice. “Dopo la confisca - racconta D’Agosto – il Fondo venne abbandonato e al momento dell’assegnazione la camorra manifestò il proprio dissenso riversando sul terreno grandi quantità di rifiuti, anche pericolosi. Fu danneggiata anche la struttura principale in muratura, che poi siamo riusciti a ristrutturare e rendere fruibile”. Vi sono altri due fabbricati, un piccolo deposito e un rudere che l’associazione vorrebbe trasformare in ostello per dare ospitalità a scout, studenti e visitatori.
Dopo la confisca, la camorra manifestò il proprio dissenso riversando sul terreno grandi quantità di rifiuti, anche pericolosi
Oggi le persone regolarmente assunte e retribuite sono otto, ma vista la grandezza dell'area ne servirebbero altre. “Sono dodici ettari non lineari – continua D’Agosto – dove coltiviamo pomodoro san marzano, datterino, zucche e il cipollotto nocerino. I prodotti vengono poi lavorati e venduti al pubblico, tra questi c’è la passata di pomodoro “9 maggio”, come il giorno in cui venne ucciso Peppino Impastato”.
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Una porzione del Fondo è adibita al “fresco raccolto”, dove poter raccogliere direttamente i prodotti di stagione 100 per cento naturali, ma l’area più suggestiva è senz’altro quella riservata agli orti sociali. “Sono 121 piccoli orti gestiti dall’associazione Orti dei 100 passi – racconta D’Agosto –, di cui fanno parte soprattutto le persone residenti in zona. Ognuno ha il suo piccolo spazio di terra che gestisce in autonomia, versando un contributo di circa 60 euro all’anno per i consumi di acqua e luce. Il progetto ha avuto un ottimo successo ed è nata una comunità. Poco distante abbiamo anche realizzato una piccola zona dedicata ai bambini, un angolo barbecue e spazio per i picnic”.
All’agricoltura si affiancano attività di formazione ed educazione alla legalità, con gli scout che hanno anche la possibilità di montare delle tende, pernottare e usufruire di una piccola struttura con i bagni. “Collaboriamo con il presidio di Libera Scafati – continua D’Agosto – cercando di spiegare ai giovani che la camorra non è qualcosa di lontano. Quando il 9 luglio ricordiamo la memoria di Nicola, diciamo sempre che non si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato, stava soltanto passeggiando nella piazza del suo paese e mai avrebbe pensato che gli avrebbero sparato”.
Quando il 9 luglio ricordiamo la memoria di Nicola, diciamo sempre che non si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato, stava soltanto passeggiando nella piazza del suo paese
In attesa che arrivi il 2028 e l’agognato rinnovo della concessione, il Fondo va avanti per la sua strada cercando di risolvere problemi che rischiano di protrarsi per anni. “Abbiamo denunciato molte volte lo sversamento di rifiuti ai bordi del Fondo, chiedendo che vengano rimossi tutti, soprattutto quelli speciali. L’amministrazione comune in alcuni momenti ci è stata vicino, ma altre volte il supporto è venuto meno, come quando abbiamo chiesto di installare delle telecamere di sorveglianza ai confini del Fondo per scoraggiare chi abbandona la spazzatura. Le stiamo ancora aspettando”.
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Al di la dei proditti, il Fondo Nicola Nappo è un esempio virtuoso di riutilizzo. “All’inizio nessuno voleva venirci – conclude D’Agosto –, poi un carabiniere in pensione ha cominciato a coltivare l’orto e ha aperto la strada agli altri. Oggi le persone sentono loro gli spazi e venire a danneggiare le attrezzature significherebbe fare un danno all’intera comunità. E questa per noi è la più grande vittoria”.
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