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12 settembre 2026
La quarta edizione di RimanDATI! conferma il cambio di passo importante già registrato nello scorso report, a riprova che gli enti locali di prossimità, dai piccoli Comuni fino alle Regioni, possono avanzare nella strada verso la trasparenza completa e aumentare il loro grado di protagonismo nell’intera filiera della confisca e del riuso. Quest’ultima edizione ci restituisce un quadro in continua crescita, con circa l’80 per cento dei Comuni che pubblicano l’elenco dei beni confiscati.
Migliorano i formati di pubblicazione, che si spostano sempre di più verso una tipologia di file aperto, che consente di poter analizzare e lavorare i dati, anche comparandoli tra loro. Altrettanto significativo è che il 56 per cento dei Comuni ha scelto di usare il format predisposto dall’Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc), creando così una grande base dati comparabile a larga scala. Questi passaggi sono il frutto importante di oltre mille domande di accesso civico inoltrate, costruite sulla base di una prima analisi e quindi con una richiesta molto più puntuale rispetto a quelle degli scorsi anni.
La base di partenza del lavoro di monitoraggio coincide con il totale dei comuni italiani al cui patrimonio indisponibile sono stati “destinati” i beni immobili confiscati alle mafie per finalità istituzionali o per scopi sociali. Oggi su 1.174 Comuni destinatari di immobili sottratti alle mafie, ben 938 (pari al 79,8 per cento) adempiono all’obbligo di pubblicazione dell’elenco sul proprio sito internet. Soltanto 236 enti (il 20,2 per cento) risultano ancora inadempienti. Un risultato che segna un tasso di crescita del 15 per cento rispetto alla precedente edizione del monitoraggio e una svolta radicale rispetto al primo report del 2021, quando solo il 38 per cento degli enti pubblicava i dati e non esisteva ancora un modello di riferimento unico per il confronto.
Mafie, Comuni poco trasparenti sui beni confiscati
La mappa della trasparenza evidenzia una crescita omogenea a livello nazionale, pur con alcune differenze geografiche: il Nord si conferma la macroarea più virtuosa con l’88,5 per cento degli enti adempienti, il Centro registra una forte accelerazione raggiungendo il 77,8 per cento, con un incremento di quasi venti punti rispetto alla rilevazione precedente, mentre il Sud e le Isole continuano la propria crescita attestandosi al 75 per cento.
II Nord si conferma la macroarea più virtuosa con l’88,5 per cento degli enti adempienti. A seguire il Centro (77,8 per cento) e il Sud e le Isole (75 per cento)
A livello regionale, raggiungono o superano il 90 per cento di Comuni adempienti la Basilicata, il Molise e l'Umbria (100 per cento), la Liguria e il Veneto (94 per cento), l'Emilia-Romagna e il Friuli-Venezia Giulia (90 per cento). Nessuna regione italiana si colloca al di sotto della soglia del 50 per cento. Un approfondimento è stato fatto sulla modalità di pubblicazione dell'elenco, da cui dipende in maniera sostanziale la qualità dei dati messi a disposizione.
Tra gli enti che pubblicano, il 56 per cento usa il modello proposto da Anbsc e il 51 per cento il formato excel (Open data). Il primo dato è stato possibile raccoglierlo solo dopo il 2022, anno in cui l’Agenzia ha messo a disposizione questo strumento digitale non obbligatorio. Rispetto alle diverse categorie di informazioni previste dall’elenco di Anbsc, il 95 per cento degli enti compila correttamente le informazioni sui dati catastali e sull’ubicazione del bene e ben il 96 per cento ci fornisce le informazioni sulla tipologia di bene immobile confiscato.
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Cresce anche l’attenzione alle assegnazioni verso il terzo settore: ben il 73 per cento degli enti pubblica i dati sui concessionari che hanno in gestione il bene, mentre sono il 58 per cento quelli che forniscono informazioni rispetto alla durata dell’esperienza di riuso e quindi rispetto alla scadenza della concessione.
Cresce anche l’attenzione alle assegnazioni verso il terzo settore: il 73 per cento degli enti pubblica i dati sui concessionari che hanno in gestione il bene
Anche in questa quarta edizione del report, per una misurazione composita della trasparenza in materia di beni confiscati, è stato costruito un ranking mediato degli enti locali su scala 0-100, laddove 0 è riferibile a situazioni di totale assenza di dati pubblicati e 100 a situazioni inverse di presenza corretta di tutti i dati: la media nazionale di tutti gli enti è pari a 56.2 punti. Sono otto le Regioni che si collocano al di sotto della media nazionale: Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Marche, Sardegna, Sicilia e Trentino. In particolare, Sicilia (49,5) e Trentino (40,5) registrano i valori medi più bassi.
RimanDATI! e tutto il percorso che la comunità monitorante ha compiuto durante questo anno di lavoro, è uno dei tasselli che compone l’azione di Libera sui beni confiscati. Un’azione di promozione della legge, ma ancora di più di tutela e rafforzamento delle pratiche che oggi hanno portato a questa grande attenzione sul tema. Da sempre, si è cercato di tenere insieme l’importante ruolo degli enti del terzo settore e della cooperazione e l’impegno degli enti locali, perché solo nel dialogo e nelle alleanze può risiedere la vera forza del movimento antimafia.
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Lavorare con gli enti locali per la scrittura di un regolamento comunale, per la pubblicazione di un elenco veramente trasparente o per un bando che assegna un bene confiscato ha il significato profondo di renderli consapevoli della loro responsabilità politica verso la comunità. Trasformare un bene appartenuto a un mafioso o a un corrotto in un bene pubblico apre la strada a percorsi di sviluppo alternativo: un luogo di tutti, uno strumento di welfare e inclusione sociale che ha un potenziale politico enorme.
Gli enti locali di prossimità sono, quindi, sempre di più l’interlocutore privilegiato: l’azione di trasparenza che il Codice antimafia richiede è quella che può aprire la strada a percorsi di confronto e di partecipazione democratica con la comunità tutta. Conoscere, attraverso i dati, le storie che hanno attraverso il territorio consente di diventare promotori di politiche pubbliche attive e di nuove strade di sviluppo economico.
L’azione di trasparenza che il Codice antimafia richiede è quella che può aprire la strada a percorsi di confronto e di partecipazione democratica con la comunità tutta
I dati diventano così lo strumento che può consentire di accompagnare gli enti locali verso una progettazione che riesca a guardare alle categorie più vulnerabili, facendo dell’intersezionalità una delle nuove sfide. Le città sono, quindi, le piazze principali per produrre il cambiamento: a partire dall’azione di monitoraggio sulla trasparenza, l* cittadin* si trasformano in protagonist* delle politiche pubbliche. Conoscere i dati sui beni confiscati ha permesso in questi anni di poter proporre nuovi progetti e di poter allargare la rete di azione verso altri enti del terzo settore e della cooperazione sociale.
I lavori per la prossima edizione di RimanDATI! sono già in corso, con nuovi obiettivi da raggiungere, in primis azzerare la percentuale di Comuni che non hanno un elenco e migliorare sempre di più gli elenchi già presenti. L’altra missione è raggiungere i piccoli Comuni, che affrontano tantissime difficoltà quotidiane, per poterli sostenere nelle azioni di trasparenza e in quelle di progettazione degli spazi.
Accesso civico, occasione persa
La trasparenza deve diventare un obiettivo nazionale, proprio a partire dal tavolo dell’Open Government Forum Italia, con l’obiettivo di avere un database comparabile e analizzabile tra gli oltre mille enti locali destinatari di beni confiscati. Da questo momento, quindi, inizia per tutta la comunità monitorante di Libera la sfida più grande: trasformare l’azione di trasparenza in partecipazione democratica e dialogo attivo, per arrivare al completo riuso pubblico e sociale dei beni confiscati nelle nostre città.
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