Marina di Gioiosa Ionica, un banchetto di Libera dinanzi al lido balneare confiscato al clan Mazzaferro
Marina di Gioiosa Ionica, un banchetto di Libera dinanzi al lido balneare confiscato al clan Mazzaferro

Il lido e la casa del killer confiscati alla 'ndrangheta, l'associazione don Milani più forte di minacce e malapolitica

A Gioiosa Ionica, in Calabria, l'ente gestisce lo stabilimento balneare confiscato al clan Mazzaferro e l'ex abitazione di Rocco Schirripa, condannato per l'omicidio del procuratore Bruno Caccia. "Le ritorsioni le abbiamo messe in conto, ma al fuoco amico non ci abitueremo mai", dice il fondatore Francesco Rigitano

Marco Panzarella

Marco PanzarellaRedattore lavialibera

20 maggio 2026

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“Gli atti vandalici e le rivendicazioni della ‘ndrangheta le abbiamo sempre messe in conto, d’altronde da queste parti se fai certe cose non puoi aspettarti che ti portino un mazzo di fiori. Quello che semmai ci addolora è il fuoco amico, le decisioni della politica che invece di aiutarci ci ostacolano, anche in modo subdulo. Ecco, a questo non ci abitueremo mai”.

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Francesco Rigitano è il fondatore e presidente dell’associazione don Milani, che da trent'anni a Gioiosa Ionica, nella Locride – la regione situata nella parte orientale della città metropolitana di Reggio Calabria – si occupa di minori, famiglie e territorio, proponendo attività sociali, educative e culturali. Un'opera costante, che non si è mai arresa alle intimidazioni della 'ndrangheta e a un certo atteggiamento delle istituzioni locali, che dovrebbero promuovere e incentivare i percorsi di legalità e invece a volte sembrano frenarli.

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"La confisca di un bene dovrebbe essere festeggiata come si celebra un santo patrono – dice Rigitano – ma invece non succede ed è su questo che dovremmo riflettere. Oggi gestiamo due beni: l'ex abitazione di Rocco Schirripa, il killer del procuratore di Torino Bruno Caccia, e un lido sequestrato al clan Mazzaferro, che ci è stato assegnato tre anni fa. Contavamo di aprirlo in estate, ma la burocrazia continua a bloccarci e dovremo aspettare ancora".

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La casa del killer

Il primo bene affidato nel 2013 all'associazione don Milani è un edificio sito in località Varano-Giardinazzo, costituito da un appartamento con adiacente un giardino, appartenuto alla famiglia di Rocco Schirripa, l'esecutore materiale dell'omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia, che nel 2020 è stato condannato in via definitiva all'ergastolo.

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Il fabbricato è stato confiscato in primo grado nel 1996 e due anni dopo dalla Cassazione, ma come spesso accade l'iter di assegnazione si è rivelato travagliato e solo nel 2013 è stato ceduto in comodato d'uso gratuito all’associazione, che lo ha inaugurato il 16 luglio dello stesso anno intitolandolo a Vincenzo Grasso, imprenditore di Locri ucciso dalla ‘ndrangheta nel 1989.

Il bene confiscato a Schirripa è stato intitolato a Vincenzo Grasso, imprenditore di Locri ucciso dalla ‘ndrangheta nel 1989

Il bene è stato quindi trasformato in un asilo nido e spazio gioco educativo nell'ambito del progetto nazionale Giochiamo a crescere, finanziato dal Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile tramite l’impresa sociale Con i Bambini. Lo spazio accoglie minori dai 0 ai 6 anni, proponendo un modello educativo che favorisce la partecipazione attiva delle famiglie che vivono situazioni di svantaggio sociale ed economico. L'obiettivo degli educatori è prevenire la povertà educativa e a costruire relazioni comunitarie solidali, contrastando le condizioni che favoriscono l’emarginazione e il reclutamento mafioso

Il lido del clan

Il secondo bene gestito dall'associazione don Milani è uno stabilimento balneare – il lido Aquarius – appartenuto ai Mazzaferro, una 'ndrina attiva nel territorio nazionale ed estero, con ramificazioni in Germania, Belgio e Regno Unito. Il lido si trova sul lungomare di Marina di Gioiosa Ionica, in località Romanò, è stato confiscato nel 2001 e assegnato alla don Milani ad aprile 2022. Un anno prima, un gruppo composto da volontarie e volontari di Libera e dai bambini del don Milani avevano ripulito la struttura e realizzato alcuni murales, supportati da un docente di storia dell’arte.

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La svolta è arrivata nel 2023, quando grazie al contributo di Fondazione con il Sud e a un cofinanziamento della Conferenza episcopale italiana (Cei), è stato possibile riqualificare l’intera area e costruire un lido-ristorante-pizzeria. "L’obiettivo è restituire questo spazio a due passi dal mare alla collettività e trasformarlo in un luogo di inclusione, cultura e partecipazione", spiega ancora Rigitano, che poi aggiunge: "Il lido, che nel frattempo è stato intitolato a don Milani, creerà anche occasioni di lavoro e formazione per persone svantaggiate, valorizzando il turismo etico e responsabile".

Il lido appartenuto al clan Mazzaferro è stato intitolato a don Milani: creerà occasioni di lavoro e formazione per persone svantaggiate, valorizzando il turismo etico e responsabile

A smorzare l'entusiasmo è stato un episodio avvenuto nella notte tra il 16 e il 17 maggio 2025, quando delle persone mai identificate hanno forzato l’ingresso dello stabilimento rubando travi in ferro e parti di un gazebo ancora da montare. Non vi è conferma, ma per chi vive il territorio e ne conosce le dinamiche il fatto ha i connotati dell'attacco intimidatorio, non tanto per il valore economico del danno, quanto per il suo significato simbolico.

Per fortuna la risposta della società civile non si è fatta attendere. Il sindaco di Marina di Gioiosa Ionica, Geppo Femia, si è subito recato sul posto per denunciare pubblicamente il gesto. Lo stesso hanno fatto la Caritas di Locri-Gerace, la Cgil, il Consorzio Macramè, Libera e decine di altre associazioni.

Il lido sequestrato al clan Mazzaferro a Marina di Gioiosa Ionica
Il lido sequestrato al clan Mazzaferro a Marina di Gioiosa Ionica

Don Puglisi, il ricordo non basta

"Dalla nascita dell'associazione sono quasi trascorsi trent'anni – racconta Rigitano – e ancora mi emoziono quando vango a sapere che i ragazzi passati dalla don Milani lavorano e non si sono persi. Poi il sorriso svanisce quando accogliamo i figli dei giovani che sono stati qui insieme a noi. La storia della don Milani è questa: grandi soddisfazioni e momenti difficili. Per fortuna in tutto questo tempo molte persone ci sono state vicine, penso a don Luigi Ciotti, a Libera, ai nostri familiari. Non nascondo che lo scoramento è un brutto nemico e quando penso che per prendere un treno veloce siamo costretti ad andare a Rosarno mi chiedo perché da qurste parti le cose sembrano destinate a non funzionare. La fascia ionica da Reggio a Taranto è un disastro, è un territorio che non vogliono si sviluppi". 

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"Una delle cose che in questo momento mi rattrista – continua il presidente della don Milani – è vedere le comunità indietreggiare. I nostri ragazzi giocano a Morra, che di per sè non sarebbe un problema se non fosse che quel passatempo è diventato un simbolo di una certa mentalità mafiosa. Poi però penso che questi giovani crescono in contesti difficili e dovremmo offrire loro delle alternative. Nella Locride su 52 comuni ci sono due centri diurni e lo stesso vale per gli altri centri di aggregazione, come gli oratori, sempre meno numerosi".

"I nostri ragazzi giocano a Morra, che di per sè non sarebbe un problema se non fosse che quel passatempo è diventato un simbolo di una certa mentalità mafiosa", dice il presidente della don Milani Francesco Rigitano

"L’investimento sul mondo giovanile è scarso, direi che è nullo rispetto al problema, e anche il volontariato è sempre meno diffuso. Ogni tanto si promuovono attività spot, che però non servono a nessuno. Il lavoro sui giovani deve essere continuo altrimenti cambiare la mentalità nelle comunità diventa impossibile. Nel nostro centro diurno possiamo ospitare un massimo di trenta ragazzi e non è abbastanza. In tutto questo la politica invece di investire reprime, ma solo perché prima non c’è stata prevenzione".

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"A volte – conclude Rigitano – penso che la morte di don Pino Puglisi non sia servita. Le comunità ne commemorano l'anniversario, i politici lo ricordano con bei discorsi, ma poi nei fatti si fa poco o nulla. E allora non sorprendiamoci se la forza della ‘ndrangheta non diminuisce. Anzi, in questi anni di lavoro sul territorio l'ho vista aumentare, in un silenzio assordante che continuo a non comprendere".

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