La raccolta firme promossa da Libera per una proposta di legge che prevedesse il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie
La raccolta firme promossa da Libera per una proposta di legge che prevedesse il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie

Beni confiscati alle mafie, il riuso sociale una conquista da preservare

La legge 109 del 7 marzo 1996 ha segnato un punto di partenza a cui serve dare seguito. Privatizzare i beni sottratti alle organizzazioni criminali sarebbe un tradimento alla nostra storia e all'impegno di tutto il movimento antimafia

Tatiana Giannone

Tatiana GiannoneSettore beni confiscati e Università di Libera

25 febbraio 2026

  • Condividi

Negli ultimi anni l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati (Anbsc), fulcro del processo di destinazione di un bene, ha assunto un ruolo cruciale di raccordo tra gli enti nazionali e le amministrazioni locali. Molto è stato fatto, ma la strada è ancora lunga. La nuova modalità di destinazione dei beni confiscati, attraverso la Piattaforma unica delle destinazioni, rende l’intera procedura più agevole, ma ci pone davanti a nuove responsabilità: i Comuni prima, e gli enti del terzo settore poi, hanno ora il compito di inserire la gestione di beni confiscati nei loro piani di azione, progettando e chiedendo quanti più spazi possibile.

Una firma per fare crescere i beni confiscati alle mafie

Il riuso sociale è una prassi consolidata e un’opportunità per i nostri territori, e questo nuovo strumento deve poterla rafforzare. Sentiamo forte la necessità di imparare a progettare insieme, pubblico e mondo del sociale, di scambiarci le visioni e affrontare i desideri dell* cittadin* come priorità dell’agenda politica: questo era il sogno di Pio La Torre, questo è il sogno che Libera ha trasformato in legge.

Pio La Torre, un vero scassaminchia

La storia della normativa

In Italia, la storia della normativa antimafia è stata, purtroppo, legata a fatti di cronaca eclatanti che hanno provocato una reazione forte da parte della comunità e del mondo della politica. Proviamo ora a immaginare una linea del tempo lungo la quale segnare dei passaggi fondamentali, che ancora rappresentano l’ossatura del nostro sistema legislativo antimafia.

Diamo linfa al bene. Il 2% Fug ai beni confiscati

Il 13 settembre 1982, dopo l'uccisione di Pio La Torre e del suo collaboratore Rosario Di Salvo, nonché dopo l'assassinio del prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro e dell'autista Domenico Russo, il parlamento italiano approvò quella che oggi ricordiamo come legge Rognoni-La Torre (646\1982).

La norma introdusse il reato di associazione criminale di stampo mafioso e, soprattutto, la confisca dei beni derivanti dall’attività illecita, con l’obiettivo di colpire le mafie nei loro strumenti di controllo economico e sociale. L'intuizione alla base è legata al cambiamento di direzione nel contrasto al fenomeno mafioso: la “semplice” repressione militare delle organizzazioni criminali non era più sufficiente per comprimerne la pericolosità.

Bisognerà attendere una nuova ondata emotiva per compiere un importante passo in avanti: le date del 23 maggio 1992 e del 19 luglio 1992 – le stragi di Capaci e di via D’Amelio – risuonano nella memoria come l'evidenza della violenza di Cosa nostra contro lo Stato. Date che anticipano le stragi di Firenze e Milano del 1993, e gli attentati a Roma contro le chiese di San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano.

Nel 1992 siamo diventati meno felici e più cattivi

Libera nacque proprio in quegli anni, promuovendo una raccolta firme per una petizione popolare a favore di una legge che introducesse il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie e ai corrotti. La legge 109 del 7 marzo 1996, proposta da Giuseppe Di Lello (ex magistrato del pool antimafia e in quel momento deputato) fu approvata in sede deliberante dalla commissione Giustizia, in tempi record e a legislatura finita. Furono numerose, però, le differenze con la legge promossa dal mondo dell'associazionismo: prima fra tutte, l'eliminazione della parte dedicata all'uso sociale dei beni confiscati ai corrotti.

L'utilizzo sociale dei beni confiscati, una storia di 30 anni

Nel 2010 vide finalmente la luce l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, l’agenzia del governo italiano che si è proposto come convergente per i diversi attori pubblici coinvolti nell'iter di sequestro e confisca. La proposta di istituire un’agenzia che si occupasse dei beni confiscati era stata avanzata nel 2006 proprio dalla rete di Libera, all’interno del manifesto finale di “Contromafie. Gli stati generali contro le mafie”.

La proposta di istituire un’agenzia che si occupasse dei beni confiscati era stata avanzata nel 2006 da Libera, all’interno del manifesto finale di “Contromafie. Gli stati generali contro le mafie”

Uno dei tavoli di discussione, infatti, aveva individuato nella costituzione di un ente nazionale un passo in avanti nella gestione completa di questo patrimonio. Nel 2011, con il decreto legislativo 159, venne istituito il Codice antimafia, primo tentativo di armonizzare tutta la normativa esistente su questi temi, e introdurre alcune piccole modifiche. Dopo il decreto e alcune sollecitazioni della società civile, la Cgil propose la campagna “Io riattivo il lavoro!”, a difesa dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici delle aziende sequestrate.

Antimafia parola per parola. Un dizionario per resistere

Questo percorso condiviso si arricchì di altre istanze e coinvolse una corposa rete nazionale, fino a chiedere una riforma del Codice antimafia in diversi punti. Nel 2017, dopo due anni di iter parlamentare, fu così promulgata la legge 161/2017, con una serie di importanti novità nella normativa antimafia, con particolare riguardo al tema dei beni confiscati. Ognuna di queste date, ciascuno di questi passaggi, lo possiamo raccontare grazie alla spinta fortissima giunta dalla società civile organizzata. Oggi, a trent’anni dalla legge 109/1996, ne raccogliamo l’eredità con la responsabilità di allungare l’orizzonte.

La dimensione europea

La direttiva europea 1260/2024, che riconosce la possibilità di confiscare “la ricchezza non giustificata”, proprio come lo Stato italiano ha insegnato, si può definire una legge Rognoni-La Torre comunitaria

Nel corso degli anni siamo riusciti a convincere anche l’Europa, tant’è che la nuova direttiva 1260/2024, approvata ad aprile 2024, si potrebbe definire una legge Rognoni-La Torre comunitaria. È stata finalmente riconosciuta la pervasività della criminalità organizzata nell’economia internazionale, ed è richiesta agli Stati membri una collaborazione profonda e stabile nelle inchieste per il congelamento e la confisca dei beni. Ma, soprattutto, è riconosciuta la possibilità di confiscare “la ricchezza non giustificata”, proprio come lo Stato italiano ha insegnato.

Beni confiscati, servono trasparenza e cooperazione

Ancora una volta è consigliato il riuso sociale dei beni confiscati, sottolineando quanto questo sia legato alla compensazione per le vittime della criminalità. Per questa strada che abbiamo costruito insieme non possiamo tornare indietro: la privatizzazione, sotto ogni forma, dei beni confiscati alle mafie sarebbe un tradimento alla nostra storia e all’impegno di tutto il movimento antimafia.


FIRMA ANCHE TU

  • Condividi

La rivista

2026 - Numero 37

Riformata

Riformata. Così il governo vorrebbe la magistratura, ma l'obiettivo è solo limitarne il potere

Riformata
Vedi tutti i numeri

La newsletter de lavialibera

Ogni sabato la raccolta degli articoli della settimana, per non perdere neanche una notizia. 

Ogni prima domenica del mese un approfondimento speciale, per saperne di più e stupire gli amici al bar

Ogni terza domenica del mese, CapoMondi, la rassegna stampa estera a cura di Libera Internazionale