Fondazione Trame: le opere d'arte confiscate in mostra per la collettività

Nel 2024 una mostra con le opere di grandi artisti italiani provenienti da due confische ha ottenuto un grande successo di pubblico. Due anni dopo, le stesse opere continuano a incantare grazie al virtuale

Marco Panzarella

Marco PanzarellaRedattore lavialibera

8 aprile 2026

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Quando si parla di beni confiscati si pensa spesso a terreni, ville di lusso, ristoranti o sale da gioco. Tuttavia, ne esistono molte altre tipologie che, allo stesso modo, possono essere restituiti alla collettività, come ad esempio le opere d’arte sequestrate ai criminali, dall’altissimo valore economico e culturale. La Fondazione Trame di Lamezia Terme (Calabria) organizza ogni anno il festival dei libri sulle mafie, ma non solo. Nel 2024, nell’ambito del progetto Visioni Civiche, ha preso corpo l’idea di esporre le opere d’arte provenienti da due grandi confische e renderle quindi fruibili alla cittadinanza.

La mostra curata da Lorenzo Canova, allestita nel complesso monumentale di San Domenico a Lamezia Terme, ha riscosso grande successo e a distanza di due anni, anche se nel frattempo i dipinti originali sono finiti nei musei di tutta Italia, l’esperienza continua grazie al digitale, con il pubblico che può ammirare le stesse opere indossando dei visori.

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La mostra di opere confiscate alla criminalità

“Abbiamo dato continuità alla mostra di due anni fa coniugando il reale al virtuale – racconta Nuccio Iovene, presidente di Fondazione Trame – e con i visori la mostra entra anche nelle scuole. Diciamo che è diventata itinerante. Nel 2024 avevamo seguito con molta attenzione le confische di quelle bellissime opere d’arte, parliamo di quadri di De Chirico, Ligabue, Cascella e altri artisti che hanno lasciato una traccia importante nella cultura italiana. Volevamo mostrarle ai cittadini, anche per renderli consapevoli che i beni sottratti alla criminalità hanno natura assai diversa".

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Le 48 opere della mostra provengono da due confische eseguite al “re dei videopoker” Gioacchino Campolo e all’imprenditore Gennaro Mokbel

Organizzare la mostra dal titolo L’arte restituita non è stato semplice tra burocrazia, dialogo serrato con più ministeri e continui confronti con le istituzioni locali e nazionali. "Alla fine però ce l’abbiamo fatta e il pubblico ha molto apprezzato”, dice Iovene che poi aggiunge: "Le 48 opere provengono da due differenti confische eseguite al 're dei videopoker' Gioacchino Campolo e all’imprenditore romano, di origini egiziane, Gennaro Mokbel".

Il presidente di Fondazione Trame Nuccio Iovene
Il presidente di Fondazione Trame Nuccio Iovene

"In particolare, ricordo che le opere della collezione confiscata a Mokbel erano ancora in via di certificazione al deposito dell’Agenzia dei beni confiscati e sono state esposte per la prima volta proprio in occasione di Trame 13, all’interno del Museo archeologico di Lamezia Terme. La mostra è durata un mese e mezzo ed è stata allestita grazie al contributo di Cassa depositi e prestiti. Al di là del successo, la cosa più importante è che una volta piantato il seme lo stesso sia germogliato. Basti pensare che poco dopo il nostro evento i ministeri dei Beni culturali e dell’Interno hanno realizzato, con mezzi certamente diversi, un’esibizione che ha fatto il giro d’Italia”.

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Le opere, si diceva, nel frattempo sono entrate in via definitiva nel circuito museale italiano e oggi sono esposte in più strutture del Paese. “Il problema – osserva Iovene – è che una volta rientrate nel patrimonio pubblico se ne perde la storia criminale. Il pubblico va a vedere un quadro di Fontana ma non saprà mai che quell’opera ha un trascorso particolare. Si dice, ad esempio, che alcune delle tele più importanti confiscate a Campolo fossero appese in bagno, perché doveva vederle soltanto lui. Ci piacerebbe quindi inserire una targhetta o anche un qr code che spieghi che quella è un’opera confiscata”.

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“Ci piacerebbe inserire una targhetta o anche un qr code che spieghi che quella è un’opera confiscata, che in un certo senso ne racconti la storia criminale”, dice il presidente di Fondazione Trame Nuccio Iovene

La maggior parte delle opere d’arte recuperate dallo Stato sono state acquistate regolarmente e non deve sorprendere che i criminali decidano di investire i loro guadagni illeciti in questo tipo di beni. “È l’ostentazione del potere – fa notare Iovene – la ricerca del prestigio sociale. Ovviamente si tratta anche di una forma di riciclaggio e perché no di investimento. Soprattutto sull’arte contemporanea esiste un grande mercato parallelo, con le opere che vengono custodite all’interno di caveau, spesso all’estero, invisibili al pubblico, pronte per essere rivendute quando il valore aumenta”.

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Fondazione Trame è pronta a replicare l’esperienza di due anni fa. “Sappiamo che l’Agenzia dei beni confiscati è attualmente al lavoro su altre opere – conclude Iovene – e se si presentasse nuovamente la possibilità ci faremo trovare pronti”.

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