Un gruppo di scout posa davanti a una delle ville sequestrate alla famiglia Pellegrino
Un gruppo di scout posa davanti a una delle ville sequestrate alla famiglia Pellegrino

A Bordighera le ville-bunker della 'ndrangheta diventano alloggi sociali e luoghi di incontro

Gli immobili abusivi confiscati alla famiglia Pellegrino nel Ponente ligure nascondono passaggi segreti e cunicoli sotterranei. Nel 2024 sono stati assegnati alle associazioni del territorio e ora sono pronti a rinascere

Marco Panzarella

Marco PanzarellaRedattore lavialibera

6 maggio 2026

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Una collina a ridosso dell’autostrada, sbancata e riempita di cemento armato per costruire tre ville di grandi dimensioni, con annessi magazzini e depositi sotterranei accessibili da intercapedini e passaggi segreti. A fare da guardia due enormi statue di centurioni, inequivocabile segno di ostentazione del lusso e del potere. Il complesso edilizio si trova a Bordighera, a due passi dal confine con la Francia. Qui negli anni Novanta la famiglia Pellegrino, originaria di Seminara (Reggio Calabria), ha costruito nell’indifferenza generale una sorta di residenza-bunker a disposizione della ’ndrangheta.

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È quanto ha accertato il processo La Svolta, che si è concluso nel 2020 con le condanne, tra gli altri, di tre componenti del gruppo dei Pellegrino (i fratelli Maurizio, Giovanni e Roberto), che con la famiglia Barilaro ha gestito la locale di Bordighera. Quest’ultima, insieme alle famiglie Marcianò-Palamara di Ventimiglia, ha esercitato un controllo criminale sul Ponente ligure senza mai perdere il contatto con la casa madre in Calabria.

Volontari mettono in ordine dopo lo sgombero
Volontari mettono in ordine dopo lo sgombero

Territorio silenzioso

Con la sentenza della Cassazione è arrivato anche il decreto di confisca definitiva delle ville, già sequestrate nel 2010 ma abitate dai familiari degli arrestati fino al 2022, quando per volontà del prefetto di Imperia le famiglie sono state definitivamente sgomberate. “Non è stato facile risalire agli elenchi degli immobili e dei terreni posseduti dai Pellegrino, ma grazie alla procura e ai carabinieri, con grande fatica, siamo riusciti a ottenerli”, dice Maura Orengo, referente di Libera a Imperia, che ricostruisce la storia della famiglia calabrese.

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“Si sono trasferiti in Liguria negli anni Settanta per fuggire a una faida di ’ndrangheta e, nel giro di qualche anno, attraverso minacce e intimidazioni (anche a forze dell’ordine, politici e giornalisti ndr) si sono imposti nel settore dell’edilizia, in particolare negli scavi e nel movimento terra, sbaragliando la concorrenza. I veri affari li hanno fatti però con il gioco d’azzardo, la prostituzione, il narcotraffico e la tratta di armi ed esseri umani, muovendosi lungo la Riviera e la Costa Azzurra”.

I Pellegrino-Barilaro insieme ai Marcianò-Palamara della locale di Ventimiglia hanno esercitato un controllo criminale sul Ponente ligure, senza perdere il contatto con la casa madre

“Gli immobili – continua Orengo – sono stati sgomberati nel 2022, ma gli ex proprietari prima di andarsene hanno devastato tutto. Abbiamo trovato arredi tagliati con le motoseghe, ringhiere divelte, elettrodomestici distrutti, tubature e cavi elettrici tranciati, ma anche spari sui vetri. Forse pensavano che sarebbe stato demolito tutto, ma per fortuna non è andata così. Alcuni tecnici avevano proposto di abbattere una casa perché troppo vicina all’autostrada, ma grazie all’appoggio di prefettura, questura, procura, carabinieri e Agenzia dei beni confiscati abbiamo evitato la demolizione e oggi queste ville possono diventare altro”.

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Nel frattempo, i Pellegrino hanno comunque scelto di restare a vivere a Bordighera. “Dicono ‘la gente ci vuole bene’ e in effetti la popolazione, pur sapendo che erano mafiosi, non ha mai contestato la loro presenza. I Pellegrino si sono mossi con strategia, anche donando denaro alle squadre sportive locali; sta di fatto che gli abitanti si sono adeguati, e lo stesso hanno fatto le istituzioni. Certo, viene da chiedersi come mai nessuno abbia mosso un dito quando sono state edificate le ville abusive di Montenero, costruite anche per favorire la latitanza dei criminali”.

La statua di un centurione all'ingresso di una delle ville
La statua di un centurione all'ingresso di una delle ville

Un nuovo inizio

Dopo lo sgombero, Libera ha contribuito a presidiare il complesso edilizio senza mai mollare la presa. “Sono convinta che con i beni confiscati occorra fare così – spiega Orengo –, serve assicurare che ci siano sempre delle persone, organizzando eventi e iniziative. È pur vero che dai Pellegrino non è mai giunta alcuna rivendicazione, forse perché i vertici della ‘ndrangheta non hanno apprezzato il loro comportamento. Le mafie devono essere striscianti, muoversi con discrezione, mantenere un basso profilo e i Pellegrino non sempre l’hanno fatto. Quando sono state liberate le ville, oltre a statue, simboli religiosi e particolari di lusso, abbiamo trovato un mucchio di giornali che parlavano dei processi a loro carico”.

“Viene da chiedersi come mai nessuno abbia mosso un dito quando sono state costruite le ville abusive di Montenero, costruite anche per favorire la latitanza dei criminali”

Da qualche anno il sito è frequentato dagli studenti delle scuole medie e superiori e spesso vengono organizzati incontri di educazione alla legalità, oltre ai campi estivi di Libera. “Anche gli scout, che ci hanno dato una grossa mano per mettere in ordine e pulire, sono sempre i benvenuti. Abbiamo anche ospitato gli studenti di Sciences Po Paris con l’associazione Connaitre la mafia, la consulta provinciale degli studenti e, con l’associazione Bien ou Bien, un gruppo di giovani provenienti dal difficile quartiere Molenbeck di Bruxelles. Una volta alla settimana si tengono delle visite guidate durante le quali raccontiamo l’ascesa della famiglia che viveva in quelle ville e della ‘ndrangheta nel Ponente ligure. Mostriamo anche gli oggetti ritrovati nelle abitazioni confiscate e tutti i passaggi segreti. C’è perfino un armadio che si apre con un telecomando e dà accesso a un nascondiglio”.

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Nel febbraio 2024 le ville sono state assegnate per dieci anni alla Caritas e all’Associazione di parenti e amici portatori di handicap (Spes). Grazie ai contributi messi a disposizione dalla Regione Liguria e la collaborazione di architetti senza frontiere, una delle residenze, gestita dalla Caritas, ospiterà sei persone mentre una seconda sarà riconvertita in un bed and breakfast accessibile ai disabili e alle loro famiglie. Oltre alla casa del custode, un terzo immobile, su cui sta lavorando Libera, dovrebbe diventare il castello dei destini cambiati, un ostello pensato per ospitare classi, gruppi e altre iniziative dell’associazione. Le ristrutturazioni sono già partite e la prima casa dovrebbe essere pronta tra settembre e ottobre.


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