Dentro il decreto scuola. Tra discriminazioni, finanza sartoriale e operazioni di facciata

Il 1° ottobre è entrato in vigore il nuovo decreto scuola voluto dal governo meloni. Un provvedimento d'urgenza che disciplina l'avvio dell'anno scolastico tre settimane dopo l'inizio delle lezioni. Un patchwork di norme, tra tetto agli studenti stranieri, irrigidimento del Pei per gli alunni con disabilità e il maquillage degli istituti tecnici e professionali trasformati in licei

Francesco Rossi

Francesco RossiGiornalista e consulente lavialibera

11 ottobre 2026

Nel 1976, cioè esattamente 50 anni fa, per l’ultima volta, l’anno scolastico prese il via il 1° di ottobre. Dall’anno seguente, si decise di anticipare il suono della campanella che sancisce la fine dell’estate alla seconda decade di settembre. Probabilmente, quindi, è per celebrare questa ricorrenza che il governo Meloni ha scelto di far entrare in vigore un decreto legge dedicato all’avvio dell’anno scolastico proprio il 1° ottobre 2026. Come spiegare, altrimenti, un provvedimento in urgenza (in ritardo) per disciplinare qualcosa che ha quasi la stessa regolarità e prevedibilità del Natale o di Ferragosto? L’unica alternativa plausibile è che le cose da decidere fossero così complesse, profonde, articolate da necessitare di lunga ponderazione. Ma a leggere i 15 articoli che compongono il decreto, qualche dubbio viene. Non perché non tocchino temi sensibili (lo fanno, eccome!) e neanche perché siano destinati all'ininfluenza, ma perché sembrano per lo più spigolature buone per scaldare i motori della propaganda in vista della campagna elettorale che verrà.

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