Andrea Martella, sottosegretario all'Informazione ed Editoria. Credits: La Presse
Andrea Martella, sottosegretario all'Informazione ed Editoria. Credits: La Presse

"Dalla pandemia nuova credibilità per i media"

Intervista a Andrea Martella, sottosegretario all'Informazione ed Editoria

Lorenzo Frigerio

Lorenzo FrigerioCoordinatore di Libera Informazione

7 luglio 2020

Nello scenario di difficoltà dovuto al coronavirus, si registra il rinnovato protagonismo dell’informazione. Di quanto ruota attorno all’articolo 21 della nostra Costituzione, abbiamo parlato con Andrea Martella, sottosegretario di Stato con delega all’informazione e all'editoria. Dalle inchieste giornalistiche, come quella sul Pio Albergo Trivulzio, alle trasmissioni televisive che, prive di claque in studio, si sono dovute concentrare sulle notizie: proviamo a dare un giudizio complessivo dell’informazione ai tempi della pandemia. "Tutta la stampa – osserva Martella – in questa emergenza ha dato prova di tenuta e credibilità, evidenziando quanto sia importante, per i cittadini e per la qualità della nostra democrazia, il servizio informativo, indispensabile declinazione dei valori costituzionali dell’articolo 21. Con la crisi sanitaria, è riemersa la richiesta di competenze. Vale per la scienza, ma vale anche per l’informazione. Per curarsi le persone si rivolgono ai medici, per informarsi ai giornalisti". 

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Il sottosegretario valuta "molto importante questo recupero di credibilità del sistema dell’informazione, dopo anni di progressivo appannamento dovuto anche alla disintermediazione offerta dalla rete. La tenuta, e in alcuni casi la crescita, delle copie vendute in edicola e il boom di accessi online evidenziano una grande domanda da parte dei cittadini. Questo recupero è la migliore premessa per il rilancio della professione e la qualità dei prodotti editoriali". Abbiamo avuto anche tante fake news che avrebbero potuto minacciare la tenuta della pubblica opinione, se non ci fosse stato il buon giornalismo a smontare le bufale in tempo reale. "Le fake news sono sempre pericolose, ma lo sono ancora di più quando riguardano la salute delle persone. Lo scorso 4 aprile scorso abbiamo istituito l’“Unità di monitoraggio per il contrasto della diffusione di fake news relative al Covid-19 sul web e sui social network”, per supportare le istituzioni nella diffusione di informazioni affidabili sull'emergenza sanitaria. Il gruppo di lavoro non entra nel merito delle singole fake news, non si occupa di teorie complottiste o di libere opinioni. Il pluralismo è il sale della democrazia. L’unità di monitoraggio non è un’authority con poteri sanzionatori, è un gruppo di lavoro che si impegna nel monitoraggio delle fake news che circolano nel web e nel facilitare la navigazione in rete, mettendo i cittadini al riparo dal rischio disinformazione". 

Nonostante il recupero di credibilità, emergono anche le avvisaglie di nuove difficoltà per il mondo dell’informazione con i casi dell’Ansa e della Gazzetta del Mezzogiorno, quotidiano che rischia il fallimento. "La crisi del settore è una crisi che viene da lontano. Da quando rivesto questa responsabilità – rammenta Martella – ho cercato di ristabilire un rapporto di fiducia con tutti gli operatori del settore, senza il quale è impossibile procedere al rilancio. Nell’ultima legge di bilancio abbiamo messo in sicurezza il sistema con il congelamento del taglio dei contributi ai giornali, già disposto dal precedente governo. Abbiamo introdotto misure di sostegno per accompagnare le ristrutturazioni aziendali ed evitare ricadute sociali ed occupazionali". Poi però è arrivata l’emergenza Covid: "Mi sono impegnato – continua il sottosegretario - affinché tutta la filiera rimanesse aperta: la stampa è un bene pubblico a tutela del sacrosanto diritto di informare ed essere informati. Sono stati adottati alcuni provvedimenti prima nel decreto legge “Cura Italia” con la modifica del credito pubblicità e poi con il raddoppio del tax credit per le edicole, portato da duemila a quattromila euro. Con il decreto legge “Rilancio” abbiamo concentrato ulteriori risorse per oltre 100 milioni di euro. Abbiamo portato a 60 milioni il tetto di spesa per il credito d’imposta sulla pubblicità e incrementato al 50% la percentuale di beneficio per le imprese. Abbiamo previsto nuove agevolazioni fiscali per la carta, un bonus una tantum di 500 euro per le edicole e, prima volta in Italia, un credito di imposta per i servizi digitali: una misura di sostegno ad hoc per le testate edite in formato digitale". Queste misure per l'editoria dovrebbero servire non solo a superare il momento attuale, ma soprattutto a traghettare il comparto verso “Editoria 5.0”, cioè quella che Martella definisce "una riforma complessiva di settore a distanza di 40 anni dall’ultima legge organica". Parliamo anche delle edicole, che sono rimaste aperte durante il lockdown: sono state uno dei pochi presidi di socialità attivi in questa fase di pandemia. "Hanno svolto un ruolo essenziale – prosegue –, hanno rappresentato un luogo di vera libertà nel momento in cui non si poteva uscire se non per necessità: ecco perché siamo intervenuti per sostenere la rete delle edicole. Certo poi c’è il problema della pirateria dei prodotti editoriali: dopo un’intensa interlocuzione con Agcom (l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ndr), stiamo lavorando a un quadro normativo funzionale al contrasto del fenomeno e a una campagna informativa di sensibilizzazione". Martella evidenzia che il Governo ha stanziato 20 milioni per promuovere la circolazione nelle scuole di prodotti editoriali come quotidiani, periodici e riviste di settore: "Con il coinvolgimento delle scuole possiamo invertire un trend negativo che purtroppo vede il nostro Paese tra quelli con più alta percentuale di persone che non leggono. Noi crediamo molto nei giovani ed è per questo che saremo pronti per far partire questa misura con il nuovo anno scolastico, a settembre". 

Quello che nessuno dice sull'odio online

Preoccupano i rigurgiti fascisti e razzisti che accompagnano il dibattito politico e sociale in Italia, con i social che veicolano odio, disinformazione e intolleranza. "Purtroppo – ammette Martella – il fenomeno è presente da tempo e il caso di Silvia Romano è solo l’ultimo episodio. Il governo aveva istituito prima del lockdown con i ministri Paola Pisano e Alfonso Bonafede e con il sottoscritto un gruppo di lavoro contro l’hate speech (i discorsi d’odio, ndr) con il coinvolgimento di esperti. Credo si debba riprendere quel lavoro: quelle tossine velenose erano presenti da tempo e si sono sedimentate in larghe fasce della società. Siamo ancora in tempo per intervenire soprattutto guardando alle nuove generazioni". Parliamo dell’allontanamento di Carlo Verdelli da La Repubblica: un cambio al vertice imprevedibile, per di più avvenuto il 23 aprile, indicato dagli odiatori seriali come giorno della "cancellazione" di Verdelli, mentre sui social era in atto una campagna in suo sostegno. Forse un occhio di riguardo nei confronti di un professionista sotto scorta sarebbe stato opportuno e doveroso. La risposta è diretta: "Ho avuto modo di conoscere e apprezzare Verdelli come persona prima ancora che come giornalista e direttore di un grande quotidiano. Non sta a me giudicare le scelte societarie. Penso però che le minacce a Verdelli sono da prendere assolutamente sul serio e non vanno affatto derubricate". Affrontiamo anche la questione dei cronisti minacciati da gruppi neofascisti e dalle mafie. Ha fatto scalpore la revoca della scorta a Mario Di Michele, direttore di Campanianotizie.com: attentati e minacce sarebbero state inventate per costruire una nuova icona antimafia. "Lasciamo che siano le autorità ad appurare se davvero le minacce non erano tali – dichiara Martella –. Altre decine di giornalisti sono minacciati e vivono sotto scorta per il solo fatto di svolgere il proprio lavoro e questo è inaccettabile. Il governo con il ministro Luciana Lamorgese ha riattivato il Centro di coordinamento contro le minacce rivolte ai giornalisti ed è molto importante anche per scoprire eventuali abusi". 

Chiudiamo la chiacchierata ponendo la questione economica, a tutela della libertà e della dignità dei giornalisti. "Uno dei primi atti appena insediato è stato ricostituire la commissione per l’equo compenso. La professione deve avere una adeguata retribuzione, per tutelare l’indipendenza e la libertà del giornalismo e per la qualità della democrazia".

Da lavialibera n° 3 maggio/giugno 2020

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