"Lavoro con gli uomini violenti per aiutare le vittime"

Paolo Giulini, presidente del Centro italiano per la promozione della mediazione, tratta gli autori di reati sessuali da oltre vent'anni

Rosita Rijtano

Rosita RijtanoRedattrice lavialibera

19 luglio 2021

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“In mente ho sempre la vittima”. Paolo Giulini, presidente del Centro italiano per la promozione della mediazione (Cipm), lavora con gli autori di reati sessuali da oltre vent’anni. Stupratori, violenti, pedofili e "sempre più pedopornografi, anche adolescenti. Persone che nel 90 per cento dei casi non hanno abusato fisicamente dei minori. Che ritengano di non aver fatto nulla di male è una costante. Per renderli consapevoli, facciamo anche guardare loro video-interviste a chi ha subito gli abusi".

Confessioni di un pedopornografo: "Non faccio nulla di male"

Chi sono?

Di solito, uomini con una vita sociale adeguata che sviluppano una forma di dipendenza per le immagini di abusi, grazie a cui esercitano il loro desiderio di potere e controllo.

Chi commette le violenze offline, invece?

Sotto il profilo psicologico è impossibile inquadrarli in una categoria omogenea, anche se individuiamo delle costanti: provano piacere nell’umiliare gli altri, hanno disturbi della fiducia di base, sono impulsivi, frustrati e rabbiosi. Spesso sono cresciuti senza risorse affettive adeguate e cercano di trasformare così la loro umiliazione in un trionfo.

È possibile un trattamento?

È necessario per evitare che continuino a fare del male, anche se non tutti sono trattabili. In quest’ultimo caso, chiediamo alla magistratura un monitoraggio costante.

Una storia positiva.

Per sfidarmi, una volta un detenuto ha detto che il lavoro fatto insieme non gli era servito a nulla. Poi ha aggiunto: «Una cosa, però, l’ho capita: per tutta la vita avrò bisogno di un corrimano». Il senso di quello che facciamo sta tutto in quel corrimano, nell’offrire un supporto duraturo.

E una negativa.

Riguarda un insegnante in pensione che ha abusato dei suoi allievi in tarda età. Ha partecipato al nostro programma in carcere ed era talmente motivato che pensavo sarebbe diventato una persona centrale anche nei gruppi di supporto che organizziamo all’esterno. Una volta tornato a casa, è sparito. Ho capito perché quando ho saputo che il giornale locale aveva pubblicato una sua foto e un articolo dal titolo “Il mostro è tornato”.

È possibile una riconciliazione con la vittima?

Dipende. La vittima che non vuole più saperne nulla va capita e protetta, ma non sempre è così. Stiamo lavorando al caso di una adolescente che desidera a tutti i costi rivedere il padre, con cui è sempre rimasta in contatto. Lui l’ha violentata quando aveva circa 10 anni, filmando le immagini. Video che ha venduto, diventando un personaggio importante nel mondo della pedopornografia internazionale. La sfida è fare in modo che l’incontro avvenga causando meno danni possibili.

E se a chiedere l’incontro sono gli autori del reato?

Mi è capitato solo una volta di fare da tramite tra un detenuto e i servizi sociali che avevano seguito la vittima. Non mi hanno ascoltato. Il risultato è che i due si sono incontrati lo stesso per un atto notarile, senza i dovuti accorgimenti che noi avremmo potuto garantire.

Da lavialibera n°9 2021

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