Milano, centro congressi (Mico), 28 settembre 2021. La Youth4Climate dei giovani delegati contro il cambiamento climatico (Foto Ministero della Transizione ecologica)
Milano, centro congressi (Mico), 28 settembre 2021. La Youth4Climate dei giovani delegati contro il cambiamento climatico (Foto Ministero della Transizione ecologica)
  • L'attivista svedese e fondatrice dei Fridays for future Greta Thunberg
  • Vanessa Nakate, attivista ugandese
  • I giovani delegati
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Al via a Milano la Youth4Climate. Thunberg: "Dai leader mondiali solo bla bla bla"

Tre giorni di lavori con 400 giovani delegati da 197 Paesi per presentare ai ministri della PreCop un documento con proposte concrete per fermare il cambiamento climatico

Francesca Dalrì

Francesca DalrìRedattrice lavialibera

Natalie Sclippa

Natalie SclippaRedattrice lavialibera

28 settembre 2021

“Mi aspetto molte chiacchiere, come negli altri incontri”. La prima frase pronunciata dalla fondatrice dei Fridays for future Greta Thunberg al suo arrivo a Milano, fuori dal centro congressi (Mico) che in questi giorni ospita la Youth4Climate, chiarisce sin da subito lo spirito con cui 400 attivisti sono arrivati qui da tutto il mondo. Rappresentano 197 Paesi e hanno un obiettivo preciso: un documento con proposte concrete da consegnare ai ministri che da giovedì parteciperanno ai lavori della PreCop26 in vista dell’appuntamento decisivo di novembre a Glasgow. Perché, dicono, questa volta non c’è più tempo per “i vostri blablabla”.

Ad aprire i lavori della Youth4Climate sono stati Roberto Cingolani, ministro italiano della Transizione ecologica, Alok Sharma, presidente della Cop26, Patricia Espinosa, segretaria esecutiva  dell’Unfccc (la Convenzione quadro sul cambiamento climatico delle Nazioni unite), il sindaco di Milano Giuseppe Sala e le attiviste per il clima Vanessa Nakate e Greta Thunberg.

I saluti istituzionali

Il ministro Cingolani, in qualità di rappresentante italiano, ha aperto la giornata di lavori partendo dai numeri dell’evento: “Abbiamo ricevuto oltre 8700 domande, nella selezione ci siamo accertati di garantire la rappresentanza geografica per conseguire anche un equilibrio di genere e l’inclusione di persone che si identificavano in gruppi emarginati. La qualità delle domande è stata estremamente elevata. Oggi ci sono 400 partecipanti, 197 Paesi, con il compito di sviluppare, proporre le vostre priorità”. Nel suo intervento il responsabile del dicastero italiano per la Transizione ecologica ha ribadito la volontà di ascoltare i giovani sul cambiamento climatico: “Spero che oltre a progettare, ci aiuterete a trovare nuove soluzioni visionarie. Questo è quello che ci aspettiamo da voi”. In conferenza stampa non ha risposto alle domande dei giornalisti, né riguardo l’evento, né tantomeno quando sollecitato sulla questione del nucleare apertasi nelle scorse settimane.

"Spero che oltre a progettare, ci aiuterete a trovare nuove soluzioni visionarie"Roberto Cingolani - ministro per la Transizione ecologica

I saluti sono arrivati anche da Alok Sharma, presidente della Cop26: “Mancano 30 giorni alla Cop26 e i giovani sono necessari per trascinare la conversazione verso la direzione giusta. Sono colpito dalla passione e dall’impegno, ma sono anche ben consapevole dei timori e dell’ansia che i giovani provano, per la frustrazione, per il fatto che a oggi i leader non sono riusciti a far fronte alla crisi climatica”. Sharma ha riconosciuto che è stato proprio grazie ai giovani se la questione ambientale è ora parte delle agende politiche dei vari governi, anche se quello che è stato fatto sinora non è ancora abbastanza.

"Contiamo sulla vostra energia. Non vediamo l’ora di sentire i vostri risultati”Patricia Espinosa - segretaria esecutiva dell'Unfccc

Sostegno e incoraggiamento per i tre giorni di lavori della Youth4Climate sono arrivati anche da Patricia Espinosa, segretaria esecutiva dell’Unfccc: “Stiamo andando nella direzione sbagliata: anziché avere una riduzione, si prevede un aumento di quasi il 16 per cento delle emissioni mondiali entro il 2030 rispetto al 2010. Vuol dire che perderemo più vite, che ci sarà più instabilità finanziaria, ci saranno conflitti sulle risorse e nessuno Stato ne è esente. Voi avete l’opportunità di cambiare le cose, di dare non solo degli input, ma anche soluzioni. Contiamo sulla vostra energia. Non vediamo l’ora di sentire i vostri risultati”.

Nakate e Thunberg: i discorsi delle attiviste infiammano la platea

“Vivo in Uganda, in uno dei Paesi in cui il clima cambia più velocemente. Ed è ironico, visto che l’Africa è il continente con la più bassa emissione di anidride carbonica del mondo, a eccezione dell’Antartide”. Ha esordito così Vanessa Nakate, la prima attivista del movimento Fridays for future in Uganda. Nakate è divenuta famosa in seguito allo spiacevole episodio di gennaio 2020 quando, dopo aver partecipato al World economic forum di Davos insieme a Thunberg e ad altre tre attiviste, l’agenzia internazionale Associated press ha fatto circolare una foto delle rappresentanti del movimento senza Nakate. Lei, unica ragazza di colore del gruppo, era stata tagliata fuori.

"L’Africa è responsabile del 3 per cento delle emissioni, ma sta soffrendo in modo più acuto la crisi: uragani, alluvioni, siccità, incendi”Vanessa Nakate - attivista per il clima

Nel suo intervento Nakate ha messo al centro la posizione del suo continente: “Storicamente, l’Africa è responsabile del 3 per cento delle emissioni, ma sta soffrendo in modo più acuto la crisi: uragani, alluvioni, siccità, incendi”. Dopo gli interventi istituzionali del ministro Cingolani e del sindaco Sala, il discorso di Nakate è stato il primo a scaldare gli animi. “Per molti di noi, ridurre ed evitare non bastano più. Non ci possiamo adattare alla fame, alla perdita, alle culture, alle tradizioni, all’estinzione. È tempo di prenderci cura di chi è più vulnerabile ai cambi climatici e non ha più strumenti a disposizione. È tempo di aumentare i fondi per quelle zone in cui il danno è irreversibile. E devono essere sussidi, non prestiti”. Le sue parole hanno fatto alzare in piedi tutti i delegati e l’immagine di Thunberg che abbraccia Nakate visibilmente commossa è subito diventata virale.

La commozione dell'attivista ugandese Vanessa Nakate, dopo il suo intervento, e l'abbraccio di Greta Thunberg
La commozione dell'attivista ugandese Vanessa Nakate, dopo il suo intervento, e l'abbraccio di Greta Thunberg

A chiudere la mattinata, l’intervento della fondatrice dei Fridays for future Greta Thunberg, che ha esordito con una riflessione ottimista: “Il cambiamento climatico non è solo una minaccia, è soprattutto un’opportunità per creare un pianeta più verde, più sano”. L’affondo ai leader mondiali arriva però immediato: “Non c’è un pianeta b, un pianeta bla bla bla. Non stiamo parlando solo di greenwashing. Tutto quello che sentiamo dai nostri leader sono parole, parole che sembrano bellissime, ma per ora non hanno portato ad alcunché di concreto. I nostri leader difettano d’azione. Fanno finta di agire, finta di ascoltare, anche ora hanno fatto cherry-picking di attivisti”. Il riferimento è alla selezione dei giovani che da tutto il mondo si sono candidati al ruolo di delegati: i 400 giovani presenti in questi giorni a Milano difficilmente avranno opinioni discordanti con l’operato delle Nazioni unite essendo tutti a vario titolo parte del circuito Onu.

Il cambiamento arriva anche dall’istruzione

Dopo i discorsi di apertura sono iniziate le discussioni nei quattro gruppi di lavoro: i giovani alla guida dell’ambizione climatica, la ripresa sostenibile, il coinvolgimento degli attori non governativi e la sfida di una società più consapevole delle sfide climatiche. Ogni gruppo produrrà una sintesi che finirà nelle 90 pagine di documento da sottoporre ai ministri della PreCop.

Ai lavori pomeridiani ha partecipato anche il ministro italiano dell’Istruzione Patrizio Bianchi, che ha rivendicato l’introduzione in Italia dei temi ambientali all’interno delle ore di educazione civica. Il ministro ha così riassunto il suo intervento: “Tutti hanno ritenuto che l'educazione sia un pilastro fondamentale per raggiungere un effettivo cambiamento, che non è soltanto sostenibilità, ma rigenerazione. La scuola è un punto importante per l'inclusione. Ho visto tanta energia, ma tutto questo non può funzionare se non ci sono obiettivi integrati. Ecco perché dobbiamo andare verso un sistema di educazione globale”.

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