Manifestazione dei fridays for future, il 24 settembre 2021. Crediti: Natalie Sclippa
Manifestazione dei fridays for future, il 24 settembre 2021. Crediti: Natalie Sclippa

Cop26, l'ultima opportunità per il futuro del clima

Al via oggi a Glasgow la 26esima Conferenza delle parti sul cambiamento climatico delle Nazioni unite. Tredici giorni per convincere i Paesi aderenti a rispettare l'accordo di Parigi: ad oggi sono lontani dagli obiettivi fissati

Francesca Dalrì

Francesca DalrìRedattrice lavialibera

Natalie Sclippa

Natalie SclippaRedattrice lavialibera

Aggiornato il giorno 31 ottobre 2021

Al via oggi a Glasgow, in Scozia, la 26esima Conferenza delle parti (Cop26) sul cambiamento climatico delle Nazioni unite. Rimandata di un anno causa covid, la Cop26 è organizzata da Regno Unito e Italia (a Milano a fine settembre si è tenuto il vertice preparatorio). Dopo quasi tre decenni di vertici globali sul clima, gli esperti ritengono che questa sia la migliore, nonché l’ultima, opportunità del mondo per mantenere l’aumento delle temperature medie globali entro la fine del secolo al di sotto di 1,5 gradi e con un limite massimo di 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali, come previsto dall’accordo di Parigi del 2015. Ad oggi secondo Climate action tracker nessuna delle principali economie mondiali responsabili per l’80 per cento delle emissioni di gas serra (inclusi i Paesi dell’Unione europea) sta rispettando quell’accordo.

Cos'è la Cop

La Cop26 di Glasgow è "solo" l'ultima tappa di un percorso multilaterale avviato nel 1992 con l’approvazione a Rio de Janeiro della prima Convenzione quadro sul cambiamento climatico delle Nazioni unite (Unfccc). Da questa convenzione sono derivate le famose Cop, l’approvazione del Protocollo di Kyoto nel 1997 (Cop3), il primo trattato internazionale in materia, e dell’Accordo di Parigi nel 2015 (Cop21), il primo giuridicamente vincolante. 

Cop sta per Conferenza delle Parti: è l'organo decisionale più importante della Convenzione sul Clima e rappresenta 196 Stati. Si tiene ogni anno e ha il compito di revisionare i documenti nazionali e verificare l'attuazione di ciò che viene deciso e il raggiungimento degli obiettivi prefissati. La prima si è tenuta a Berlino, nel 1995. Da allora, è ospitata in città che offrono la possibilità di accogliere le delegazioni. Le ultime si sono tenute a Parigi (Cop21), a Marrakech (Cop22), a Bonn (Cop23), a Katowice (Cop24) e a Madrid (Cop25). Nel 2020 doveva tenersi la Cop26, poi rimandata di un anno causa covid.

L’accordo di Parigi (Cop21)

Nel dicembre del 2015 a Parigi, in occasione della Cop21, per la prima volta 195 Paesi hanno firmato un accordo per impegnarsi a mantenere l’aumento delle temperature medie globali entro la fine del secolo al di sotto di 1,5 gradi e con un limite massimo di 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali. Secondo gli scienziati dell’International panel on climate change (Ipcc), due gradi sono la soglia critica per la sopravvivenza di alcuni degli ecosistemi terrestri nonché per l’innesco di eventi meteorologici catastrofici.

Due gradi sono la soglia critica per la sopravvivenza di alcuni degli ecosistemi terrestriInternational Panel on Climate Change (IPCC)

Eppure, nonostante quell’accordo, la temperatura media globale ha continuato a crescere, facendo registrare negli ultimi cinque anni un aumento tra gli 1,06° e gli 1,26° rispetto ai livelli preindustriali. Di questo passo, c’è una probabilità solo del 40 per cento che nei prossimi cinque anni si apportino cambiamenti tali da contenere l’aumento fatidico di 1,5° previsto entro fine secolo. Per centrare l’obiettivo, l’Ipcc ha fissato il raggiungimento della neutralità carbonica, ovvero emissioni nette zero, entro il 2050. Dopodiché sarà necessario cominciare ad assorbire la CO2 già presente in atmosfera. Uno sforzo ciclopico considerato che secondo l’ultimo Emission gap report 2020 dell’Onu, “nonostante un breve calo delle emissioni di anidride carbonica causato dalla pandemia da Covid-19, il mondo si sta ancora dirigendo verso un aumento della temperatura superiore a 3°C in questo secolo”.

Parigi ha segnato un punto di svolta nella storia dei negoziati sul clima poiché si tratta del primo accordo internazionale giuridicamente vincolante. Renderlo operativo in tutte le sue parti sarà uno dei nodi principali dell’appuntamento di Glasgow.

Cop26: tutte le decisioni da prendere

Secondo quanto dichiarato dagli stessi organizzatori della Cop26, “gli impegni presi a Parigi non sono neanche lontanamente sufficienti per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi, e la finestra utile per il raggiungimento di questo obiettivo si sta chiudendo”. Ecco perché a Glasgow “i Paesi dovranno spingersi ben oltre quanto fatto in quello storico vertice”. 

Una delle questioni rimaste in sospeso è l’articolo 6 dell’accordo che prevede che ogni Stato definisca i propri Nationally determined contributions (Ndc), i contributi nazionali per il contenimento delle emissioni. Secondo gli esperti, per centrare l’obiettivo gli Stati dovranno quintuplicare i proprio Ndc rispetto quanto promesso a Parigi. Glasgow sarà proprio il momento in cui i Paesi firmatari presenteranno i propri piani aggiornati.

Durante i 12 giorni di negoziati previsti in Scozia sono attesi i governatori di oltre 190 Paesi, assieme a decine di migliaia di negoziatori, imprese, associazioni e cittadini. Dodici giorni per raggiungere quattro obiettivi principali: 

  • Raggiungere entro il 2050 la neutralità carbonica. Per riuscirci, ogni Paese dovrà presentare obiettivi di riduzione delle emissioni da qui al 2030 ben più ambiziosi di quelli sottoscritti finora accelerando l’uscita delle proprie economie dalle fonti fossili a favore delle energie rinnovabili e riducendo la deforestazione.
  • Adattarsi per proteggere le comunità e gli habitat naturali. Il concetto è: il clima sta già cambiando e continuerà a cambiare anche riducendo le emissioni, con effetti devastanti. Per questo è necessario intervenire sin da ora soprattutto nei Paesi più esposti per proteggere e ripristinare gli ecosistemi, costruire difese, sistemi di allarme e infrastrutture per evitare la perdita di case, mezzi di sussistenza e persino vite umane.
  • Mobilitare la finanza. Per raggiungere i primi due obiettivi, i Paesi cosiddetti sviluppati dovranno mantenere la promessa di mobilitare almeno 100 miliardi di dollari l'anno in finanziamenti per il clima. Assieme agli Stati, le istituzioni finanziarie internazionali dovranno fare la loro parte per sbloccare i finanziamenti del settore pubblico e privato necessari per garantire lo zero netto globale.
  • Finalizzare le regole dettagliate che rendono operativo l’accordo di Parigi

Le voci dal basso: la Climate open platform

“Siamo stanchi dell’opera di inquinamento e greenwashing del dibattito pubblico da parte delle compagnie petrolifere, delle lobby private e di tutti gli altri grandi devastatori del pianeta"

Accanto agli incontri istituzionali, decine di associazioni e ong organizzeranno incontri, dibattiti e scenderanno in piazza per chiedere di intervenire ora con urgenza e concretezza. In Italia lo scorso luglio si sono unite in un’altra Cop, acronimo questa volta di Climate open platform: “Siamo stanchi che la crisi climatica non venga presa sul serio e siamo stanchi delle promesse vuote di politici e governi di tutto il mondo”, scrivono nel loro manifesto. E ancora: “Siamo stanchi dell’opera di inquinamento e greenwashing del dibattito pubblico da parte delle compagnie petrolifere, delle lobby private e di tutti gli altri grandi devastatori del pianeta. Pensiamo sia importante che la vita sul pianeta venga difesa dall’approccio predatorio ed estrattivista che i potenti della Terra hanno portato avanti negli ultimi secoli”.

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