I comici Pio e Amedeo. Credits: Mirko9367/Wikipedia
I comici Pio e Amedeo. Credits: Mirko9367/Wikipedia

I giovani di Foggia: "Noi, diversi da Pio e Amedeo"

Nel loro ultimo film, i due comici rappresentano il foggiano medio. In città, però, ci sono ragazze e ragazzi che sanno quanto le parole possano ferire

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21 febbraio 2022

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Pio e Amedeo portano sotto i riflettori Foggia, ma non nel modo in cui alcuni foggiani vorrebbero. I due comici (Pio D’Antini e Amedeo Grieco) col loro loro ultimo film, Belli ciao, affrontano il tema dell’emigrazione con il loro stile, attraverso la solita immagine del “terrone medio” e soprattutto del “foggiano medio”, costretto a trasferirsi al nord per avere una vita migliore. Eppure, per alcune ragioni, noi vorremmo che questo duo non ci rappresenti.

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Lo scorso aprile Pio e Amedeo nel loro programma Felicissima Sera si sono schierati contro il politicamente corretto. Proprio mentre in Italia alcune persone cercavano di diffondere l’uso di una lingua capace di non discriminare, i due comici affermavano che non è importante se si usano parole ritenute offensive (come fr*cio o n*gro) perché ciò che conta è l’intenzione con cui le si pronuncia. Forse ignoravano e ignorano tutte le lotte portate avanti dalle minoranze solo perché il loro privilegio (il white privilege, i vantaggi di chi nella vita non deve difendersi da discriminazioni di genere, etnia o altro, ndr) gli ha dato la fortuna di non essere emarginati. Ad aggravare le loro dichiarazioni è il contesto in cui hanno portato la loro lotta al politicamente corretto: in prima serata su Canale 5. Hanno usato parole capaci di aizzare all’odio o alla derisione del “diverso” e, nei casi estremi, di spingere al suicidio alcune persone. Nelle loro intenzioni, l’hanno fatto per denunciare che "non si può dire più niente". Eppure, sebbene secondo loro non si possa più parlare liberamente, la loro carriera televisiva non ha avuto cambiamenti da quella puntata. Avrebbe potuto averne? Sì, se fossero andati contro quello che è davvero politicamente corretto, se avessero utilizzato parole ostili contro chi detiene potere e consenso e non soltanto contro chi viene ghettizzato. Non hanno voluto rischiare il proprio posto, ma non li biasimiamo per questo.

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Li biasimiamo per aver dato, di fronte all’Italia intera, un’immagine negativa della nostra città, come fosse priva di ricchezza culturale e di apertura mentale, dove sono radicati solo odio e corruzione. Li biasimiamo perché non si può dire a una persona emarginata che non dovrebbe sentirsi offesa se viene chiamata con un termine scorretto, perché tra immedesimarsi e vivere la sua vita c’è un abisso. Foggia non è fatta di tanti Pio e Amedeo. Foggia è fatta anche di ragazzi e ragazze che hanno capito quanto le parole facciano male e quanto, allo stesso tempo, sappiano fare bene; che hanno capito come ridere in faccia a chi ti insulta, distruggendo la tua vita (ciò che Pio e Amedeo invitano a fare), significhi non avere rispetto di se stessi. Forse sta tutto lì, nella sensibilità che manca laddove la cultura ha trovato porte chiuse e nessuno ha pensato valesse la pena sfondarle utilizzando la sua forza.

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