Maggio 2022, il presidente della Conferenza episcopale italiana Matteo Zuppi in visita a Granarolo (Foto Arcidiocesi di Bologna)
Maggio 2022, il presidente della Conferenza episcopale italiana Matteo Zuppi in visita a Granarolo (Foto Arcidiocesi di Bologna)

Elezioni politiche, votare è un dovere verso i più poveri

La Chiesa di Papa Francesco si rivolge ai cattolici in vista delle elezioni in modo nuovo e ricorda che nessuno può nascondersi nell'equidistanza e nell'indifferenza: ciascuno ha il dovere di perseguire il bene comune

Rosy Bindi

Rosy BindiEx ministra della Salute, presidente Commissione antimafia nella XVII legislatura

12 settembre 2022

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“La Chiesa è per la libertà di coscienza, non per la libertà di indifferenza”. Con queste poche e chiare parole del Cardinal Zuppi si può sintetizzare il messaggio della Chiesa italiana in occasione delle prossime elezioni politiche. A queste, certo, si è accompagnato l’invito ad andare a votare rivolto ai cattolici perché sono cittadini e il voto è un diritto, ma anche un dovere di cittadinanza. Non è mancata anche la declinazione della non indifferenza perché la Chiesa sta dalla parte dei poveri, unico modo per perseguire l’interesse di tutti.

C’è della novità nel metodo e nei contenuti con i quali  la Chiesa di Papa Francesco, che ha sempre dichiarato di non voler esercitare alcuna forma di ingerenza nella vita politica italiana, si è rivolta ai cattolici in occasione di una competizione elettorale tra le più impegnative della storia repubblicana. 
La novità del metodo la definirei profondamente Conciliare. Il rinvio alla Gaudium et Spes è d’obbligo: il primato della coscienza; la missione della Chiesa è di natura religiosa e, in virtù di questa, a servizio della dignità della persona umana; la collaborazione, nella distinzione, mai nella separazione o nella sovrapposizione, della comunità ecclesiale e della comunità politica per la costruzione del bene comune; l’autonomia e la dignità della politica e quindi la responsabilità dei laici cristiani nel dare vita a forme di partecipazione politica individuali e collettive.

La novità dei contenuti è nel rinvio al magistero sociale della Chiesa, alla luce del quale nessuno può sfuggire alle proprie responsabilità di cristiano e di cittadino rifugiandosi nel limbo dell’equidistanza e dell’indifferenza quando responsabilmente e secondo coscienza dovrà scegliere, attraverso il proprio voto, a che affidare la guida della nazione.
Sono novità impegnative per tutti i credenti e in particolare per i laici cristiani che hanno la responsabilità di vivere la fede nella storia e che non possono sottrarsi a esercitare il dovere di perseguire il bene comune. In una competizione elettorale impegnativa come la prossima proviamo a offrire qualche elemento di discernimento perché le scelte siano frutto di una coscienza libera ma non indifferente.

Per questo sono promotrice con altre 50 personalità del mondo cattolico di un documento che indica alcune priorità programmatiche un’azione politica adeguata alle sfide del XXI secolo, a partire dai tre grandi scenari tra loro strettamente intrecciati della pace, della giustizia sociale e della salvaguardia della biosfera.

Leggi l'appello delle 50 personalità del mondo cattolico per un voto responsabile

La questione sociale in senso lato assumerà dimensioni drammatiche già nei prossimi mesi: povertà, precarietà, disoccupazione, redditi più bassi per i lavoratori, disuguaglianze. Nell’appello è scritto che a fronte di questo scenario vanno stigmatizzate tutte le offerte politiche che, da un lato, disegnano politiche fiscali insostenibili e inique, per altro in contrasto con il principio costituzionale della progressività, oltre a sanatorie e condoni che minano senso civico e di giustizia; dall’altro, che vorrebbero abolire (e non semmai rimodulare) lo strumento di contrasto alla povertà del reddito di cittadinanza. In sostanza un depotenziamento del welfare in una congiuntura che semmai prescriverebbe al contrario una sua estensione.

La questione ambientale e del contrasto al cambiamento climatico, dai più solo retoricamente evocata, nonostante la sua portata epocale e urgente attestata sia dalla comunità scientifica sia dalla comune esperienza di eventi estremi sempre più frequenti e sconvolgenti. Trattasi di una sfida cui sono particolarmente sensibili i giovani di ogni latitudine e da inscrivere, a tutti gli effetti, nell’orizzonte della giustizia tra le generazioni. Il nesso tra questione sociale e questione ambientale è la tesi cardine del magistero di Francesco, sotto il titolo di “ecologia integrale”, svolto nella Laudato si’ e nella Fratelli tutti.

La guerra, quasi scomparsa nel confronto elettorale. L’inequivoco giudizio sulla responsabilità di essa e sul diritto alla legittima difesa non ci esonera dalla ricerca incessante e tenace di vie negoziali e dal dovere di non avallare una concezione del conflitto che punti irrealisticamente all'annientamento dell'avversario (come nelle guerre totali novecentesche) o addirittura una escalation bellica. Le alleanze politico-militari, nel nostro caso la Nato, non ci devono impedire di fare valere il nostro punto di vista (trattandosi appunto di alleanze). Nel quadro di un Occidente di cui riconosciamo i valori, ma che non possiamo intendere come un blocco contrapposto al resto dell'umanità in sviluppo, il nostro ruolo è costruire un autonomo protagonismo dell’Europa i cui interessi e i cui valori non sempre né necessariamente coincidono con quelli degli Usa. Abbiamo bisogno di un rilancio della cooperazione multilaterale internazionale nel quadro dell'Onu, la riforma dei processi di globalizzazione, il superamento della guerra, il disarmo e la smilitarizzazione, la comprensione internazionale, il contrasto alla produzione e al commercio delle armi.Tale orizzonte decisivo, che lega insieme pace, giustizia sociale e salvaguardia dell’ambiente, richiama ulteriori questioni di fondo.

La guerra in Ucraina è una follia

L’immigrazione rappresenta una questione epocale, non un’emergenza, e dunque deve essere gestita con realismo e senso di responsabilità, ma senza infondati allarmismi. Mirando a una immigrazione regolare grazie a flussi programmati e alla salvaguardia del diritto d’asilo, così come prescrive la Costituzione, collaborando con le Ong impegnate nei salvataggi delle vite umane in mare. L’investimento su volontariato e terzo settore: mai come oggi si richiede di preservare il carattere universalistico del nostro welfare. Serve poi un complesso organico di politiche mirate a mettere in condizione i giovani di farsi una famiglia. Misure che attengono alla formazione, al lavoro, alla casa, al sostegno alla maternità, agli asili nido, alla difficile conciliazione tra famiglia e lavoro che scontano soprattutto le donne. Un rilancio della cultura della legalità e della lotta alle mafie, sia nella concreta azione di contrasto, sia nella attiva promozione di una cultura della legalità a tutti i livelli. 

Infine, si richiede di vigilare sui capisaldi della nostra democrazia costituzionale. Sarebbe contraddittorio cedere alla spinta alla verticalizzazione del potere, al depotenziamento degli istituti di garanzia, alla terzietà del supremo organo arbitrale rappresentato dalla presidenza della Repubblica. Così pure sarebbe un errore assecondare disegni di riforma ordinamentale che, sotto la voce “autonomia differenziata”, concorrano a dilatare il divario economico-sociale tra nord e sud del paese. Un vulnus inferto al principio dell’uguaglianza dei diritti in capo ai cittadini ovunque essi risiedano nel territorio nazionale in coerenza con il dettato dell’art. 3 della Costituzione. 

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