Elezioni 2022: associazioni chiedono misure contro povertà, precarietà e guerra

La campagna elettorale ha dimenticato temi importanti per la stabilità del Paese. 600 associazioni manifesteranno in piazza il 5 novembre per chiedere un cambio di rotta

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20 settembre 2022

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Durante la campagna elettorale è mancato il dibattito sulle priorità del Paese: povertà, crisi climatica, rincari, precarietà e guerra. La denuncia arriva da 600 associazioni, reti sociali, comitati, cooperative e sindacati, che chiedono di progettare insieme alla politica risposte concrete, con impegni e cronoprogrammi chiari. E si preparano a scendere in piazza.

Avere un impiego non garantisce più una vita dignitosa: leggi "Povero lavoro" 

Dati allarmanti 

Secondo la Fondazione Di Vittorio, sono 9,1 milioni le persone povere, disoccupate e precarie in Italia. “La nostra condizione materiale ed esistenziale non è stata mai così drammatica nella storia della Repubblica” denuncia Giuseppe De Marzo, responsabile per le politiche sociali di Libera e coordinatore nazionale della Rete dei numeri pari. “La distanza che c’è tra la politica e le nostre proposte si è ingigantita, aggravata da 10 anni di politica di austerità e di errori. I ceti popolari e medi stanno pagando la crisi iniziata con le politiche di austerità allargata dalla pandemia ed esplosa con la guerra in Ucraina, mentre si arricchiscono solo le élite finanziarie e le mafie”. Insieme alla Rete, altre realtà sociali, associazioni, comitati, cooperative e sindacati, sono pronte alla mobilitazione. 

Lavoro

“La drammatica situazione di crisi economica attacca i diritti, i salari e la dignità delle persone” commenta Michele De Palma, segretario generale della Fiom-Cgil nazionale. Lo sottolinea anche Michele Azzola, segretario generale Cgil Roma e Lazio: “Serve introdurre il contratto a tempo indeterminato come condizione normale”. Una retribuzione che dia dignità è la base anche per il Forum Disuguaglianze e diversità. Andrea Morniroli, co-coordinatore, spiega: “Si deve considerare il lavoro come un diritto e non un dono”.

Il lavoro è un diritto, non un donoAndrea Morniroli - Co-coordinatore Forum Disuguaglianze e diversità.

Povertà e discriminazione

La situazione di instabilità lavorativa ricade sulle condizioni di vita. “In Italia, sono 150mila le famiglie con sentenza di sfratto e 500mila a rischio povertà assoluta che aspettano una casa popolare” dice Silvia Paoluzzi, dell’esecutivo nazionale Unione Inquilini. Antonino Martino, presidente dell’Associazione Spazio solidale propone una misura al reddito che “non sia un’elemosina per punire e controllare chi vive in povertà”. Spesso a fare le spese della propaganda sono i cittadini stranieri, come ricorda Alice Basiglini di Baobab experience: “In campagna elettorale non si parla di migrazione e quando lo si fa, è solo in termini securitari e di decoro pubblico. L’obiettivo dovrebbe essere prevenire l’emarginazione sociale”. Una trasformazione che comprende anche la lotta alle ingiustizie che “consentono ancora la subordinazione delle donne e la violenza contro di loro” come spiega Maura Cossutta, presidente della Casa internazionale delle Donne. 

Leggi cosa dicono i programmi elettorali per le politiche 2022 sui temi: migrazioni, ambiente, carcere e mafie

Autonomia differenziata

Sul tema si esprime Marina Boscaino, portavoce dei comitati contro l'Ad: "La politica invece di affrontare le priorità del Paese ripropone la secessione dei ricchi. La creazione di 21 staterelli non farà altro che aumentare ulteriormente le disuguaglianze". Con lei, anche il prof. Gaetano Azzariti, presidente dell'Associazione Salviamo la Costituzione: "Se alla cosiddetta autonomia differenziata si sommasse il progetto di introdurre il presidenzialismo, come proposto da diverse forze politiche in campagna elettorale, si decreterebbe la morte della Costituzione del '48 figlia della Resistenza e la nascita di un nuovo regime costituzionale".  

Non basta cooptare qualcuno di noi nelle liste per colmare la distanza che c'è tra la politica e le nostre proposte. Presentiamo alcune parole nuove per la politica: ascoltare, custodire, riconvertireGiuseppe De Marzo

Le proposte 

Il rischio più grande è quello di perdere i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), su cui è mancata la coprogrammazione e la coprogettazione, previste e necessarie secondo il codice europeo del partenariato. “Non basta cooptare qualcuno di noi nelle liste per colmare la distanza che c'è tra la politica e le nostre proposte. Presentiamo - conclude De Marzo - alcune parole nuove per la politica: ascoltare, custodire, riconvertire. Tutte parole che non sono mai state messe in pratica dal governo uscente. C'è chi ha l'agenda Draghi e chi l'agenda Madre Terra. La prospettiva per uscire da una politica economica insostenibile è l’ecologia integrale”. Le realtà coinvolte hanno deciso di scendere in piazza il 5 novembre contro disuguaglianze e povertà, per denunciare come “la classe dirigente politica non abbia nessuna visione che migliori il nostro presente, in grado allo stesso tempo di farci vedere con fiducia il futuro”. 

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