RimanDati, il report nazionale di Libera sulla trasparenza degli enti locali nella gestione dei beni confiscati alle mafie
RimanDati, il report nazionale di Libera sulla trasparenza degli enti locali nella gestione dei beni confiscati alle mafie

Beni confiscati alle mafie: aumentano i Comuni non trasparenti

Rispetto a un anno fa, aumentano gli enti locali che non forniscono informazioni sugli immobili sottratti alle mafie. In difficoltà soprattutto i piccoli comuni con minori risorse. I risultati del secondo rapporto RimanDati di Libera

Tatiana Giannone

Tatiana GiannoneSettore beni confiscati e Università di Libera

Davide Romanelli

Davide RomanelliGrafico

25 novembre 2022

Sei comuni italiani su dieci non pubblicano gli elenchi sui beni confiscati, venendo meno all’obbligo di legge previsto dal codice antimafia. È quanto emerge dal report RimanDati 2 realizzato da Libera, che per il secondo anno consecutivo ha monitorato i siti web delle amministrazioni pubbliche e gli elenchi dei beni sottratti alla criminalità organizzata. Le ultime indicazioni non sono incoraggianti e confermano la grande fatica degli enti nel garantire la trasparenza delle informazioni e la loro piena fruibilità, segnando addirittura un peggioramento rispetto alla prima edizione. Così, se nel report 2021 la percentuale dei Comuni che non comunicavano i dati era pari al 62 per cento, ora sale al 63,5 per cento. In particolare, su 1.073 amministrazioni comunali osservate solo 392 sono davvero in regola, con molti enti che pubblicano solo informazioni parziali e non del tutto rispondenti alle indicazioni normative. La situazione non migliora negli enti sovraterritoriali: su dieci province e città metropolitane destinatarie di beni confiscati, il 50 per cento non pubblica gli elenchi, mentre dei sei enti regionali presi in esame (Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Piemonte, Sicilia) solo due rispettano appieno le regole.

Intervista: Beni confiscati, sulla trasparenza "serve cambiare passo"

Accesso civico

La ricerca ha impegnato 32 tra volontarie e volontari della rete territoriale di Libera, provenienti da undici regioni. Un lavoro complesso, con 1.089 enti pubblici monitorati in tutto il Paese. In Liguria, Piemonte, Toscana, Campania e Calabria, inoltre, è stata predisposta una strategia per procedere con la domanda di accesso civico a tutti gli enti inadempienti, così da registrare la capacità di risposta e ricettività della pubblica amministrazione.

Nelle cinque regioni selezionate, su 373 enti destinatari delle domande hanno risposto soltanto in 130: un dato significativo, che certifica l’enorme difficoltà della pubblica amministrazione, con il 65,1 per cento degli enti contattati (243) che non ha prodotto alcun riscontro all’istanza inviata. Alla seconda ricognizione la situazione è decisamente migliorata e, a parte la Liguria, in tutte le altre regioni i dati dimostrano un consistente incremento della quantità dei dati pubblicati, con picchi che in Piemonte e Toscana sfiorano o raggiungono i venti punti percentuali. Sul piano nazionale, si passa dai 392 Comuni che hanno pubblicato l’elenco alla prima ricognizione ai 432 che lo fanno alla seconda (+4 per cento).

Piccoli comuni in difficoltà

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2022 - numero 18

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