Matteo Salvini nel carcere di Santa Maria Capua Vetere per solidarietà agli agenti coinvolti nell'inchiesta. 1 luglio 2021. Foto: Ansa
Matteo Salvini nel carcere di Santa Maria Capua Vetere per solidarietà agli agenti coinvolti nell'inchiesta. 1 luglio 2021. Foto: Ansa

Reato di tortura, l'allarme di Antigone: "A rischio i processi in corso"

Sono 13 i procedimenti e i processi per violenze e torture in Italia – tra quelli attualmente in corso – in cui l'associazione Antigone è impegnata direttamente con i propri avvocati. Ora si teme lo stop

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30 maggio 2023

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Non si faccia nessun passo indietro sul reato di tortura. L'appello arriva dall'associazione Antigone, che oggi ha presentato il suo XIX rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia, intitolato E' vietata la tortura, e che riassume l'esito delle visite in un centinaio di carceri compiute nel 2022. "La violenza esiste ancora. Sulla tortura si è riaperto un dibattito a soli sei anni dall'introduzione del reato. Ci batteremo perché questa legge non venga toccata: significherebbe mandare a monte i processi" e far giungere "un messaggio culturale devastante" agli operatori di polizia, ha detto il presidente di Antigone Patrizio Gonnella.

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Le proposte di legge che minano il reato di tortura

A preoccupare è soprattutto una proposta di legge presentata da Fratelli d'Italia, che propone l'abrogazione del reato, ma anche l'intenzione annunciata dal ministro Nordio di modificare il reato per renderlo più vicino alla nozione dell'Onu: "Un argomento fazioso di cui non dobbiamo fidarci", il commento di Antigone. Anche in questo caso "finirebbero in un nulla di fatto i processi in corso, prima di tutti quello di Santa Maria Capua Vetere con oltre 100 imputati". Attualmente sono 12 i procedimenti in corso in tutta Italia per presunte violenze di poliziotti penitenziari nei quali Antigone è parte, più un tredicesimo che riguarda invece la morte di un detenuto nel carcere di Ariano Irpino che sarebbe avvenuta per suicidio ma "le cui circostanze necessitano di essere approfondite".

Reato di tortura, il commento del garante dei detenuti per lavialibera

Sovraffollamento endemico

l rapporto di Antigone, che ogni anno fa il punto sullo stato delle carceri italiane, lancia un allarme anche sul sovraffollamento, un problema ormai endemico del sistema penitenziario, certificato anche dai tribunali di sorveglianza che, solo nel 2022, hanno accolto 4.514 ricorsi di altrettante persone detenute (o ex detenute), che durante la loro detenzione hanno subito trattamenti inumani e degradanti, legate soprattutto alla mancanza di spazi.

Nel 2022, dai dati raccolti dall'osservatorio sulle condizioni di detenzione di Antigone nelle 97 carceri visitate in tutto il paese, nel 35% degli istituti c'erano celle in cui non erano garantiti 3 mq. calpestabili per ogni persona detenuta. Mentre il tasso di affollamento, al 30 aprile 2023, era pari al 119%, con circa 9.000 persone di troppo rispetto ai posti realmente disponibili. In alcune regioni la situazione è ancor più preoccupante.

Il sovraffollamento, oltre a limitare gli spazi vitali, toglie anche possibilità lavorative, di studio o di svolgere altre attività alle persone detenute.

Il nostro dossier sulle carceri: "Senza uscita"

Risarciti più di 4500 detenuti per trattamento inumano e degradante

Nel 2022 sono arrivate agli uffici di sorveglianza italiani 7.643 richieste di risarcimento ex art. 35-ter dell’ordinamento penitenziario per aver subito un trattamento inumano o degradante durante la detenzione, tendenzialmente per assenza di spazio vitale. Le richieste che sono state decise nel corso dello stesso anno sono state 7.859. Di queste, 4.514 (pari al 57,4%) sono state accolte. Gli accoglimenti erano stati 3.115 nel 2018, 4.347 nel 2019, 3.382 nel 2020 e 4.212 nel 2021. L’Italia viene insomma sistematicamente condannata dai suoi stessi tribunali a causa delle proprie condizioni di detenzione. Sorprende la disomogeneità del tasso di accoglimento tra i diversi uffici. Se la media nazionale nel 2022 era superiore al 50%, guardando al dato per ufficio si va da situazioni come Bologna (27,2%), Catanzaro (27,3%) o Roma (26,2%) ad altre come Brescia (82,3%), Potenza (80,6%) o Trento (83,6%).

L'ex art. 35-ter prevede una riduzione della pena di un giorno per ogni dieci giorni passati in condizioni inumani e degradanti o, per chi ha già ultimato di scontare la propria pena, il riconoscimento di 8 € per ogni giorno passato in tali condizioni.

Nessun lavoro per due detenuti su tre

Facendo riferimento solo al tema del lavoro, al 31 dicembre 2022 i detenuti lavoratori erano 19.817, pari al 35,2% dei presenti. Tra questi vengono conteggiati anche coloro che, con turni a rotazione, lavorano poche ore al mese. Circa due detenuti su tre non avevano accesso ad alcuna forma di lavoro. La stragrande maggioranza dei detenuti lavoratori, ovvero l’86,8%, lavora alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria, impegnata in piccole attività interne poco spendibili nel mondo lavorativo. Solo il 4,6% della popolazione detenuta lavora alle dipendenze di datori di lavoro esterni. Il sovraffollamento impatta poi anche sul lavoro degli operatori, già oggi al di sotto delle dotazioni previste nelle piante organiche. Un problema enorme è quello dei funzionari giuridico pedagogici. Sono 803 quelli che lavorano nelle carceri italiane, a fronte dei 923 previsti in pianta organica. In media, ciascun educatore deve occuparsi di 71 persone detenute. Singole situazioni presentano dati ben più preoccupanti: nel carcere romano di Regina Coeli, dove sarebbero previsti 11 educatori, ce ne sono invece solo 3, per un numero di detenuti che si attesta attorno alle 1.000 unità. Ogni educatore deve dunque occuparsi di oltre 330 persone detenute.

La garante di Torino: "Troppi psicofarmaci ai giovani detenuti" 

La sofferenza mentale sedata con gli psicofarmaci

Fortemente sotto organico sono anche psicologi e psichiatri. Dalla rilevazione diretta di Antigone nel 2022 emerge come le diagnosi psichiatriche gravi ogni 100 detenuti siano state 9,2 (quasi il 10%). I detenuti che assumevano terapie psicofarmacologiche importanti quali stabilizzanti dell’umore, antipsicotici o antidepressivi erano il 20%, una percentuale doppia rispetto a quella dei detenuti con una diagnosi medicalmente definita. Addirittura il 40,3% assumeva sedativi o ipnotici. A fronte di tutto ciò, le ore di servizio degli psichiatri erano in media 8,75 ogni 100 detenuti, quelle degli psicologi 18,5 ogni 100 detenuti.

Benché ogni suicidio sia un caso personale, che dipende da tante dinamiche, le situazioni appena descritte non possono che avere un ruolo nel numero altissimo di questi gesti estremi che si registrano nelle carceri italiane. 85 lo scorso anno, già 23 nei primi 5 mesi del 2023.

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