Salvini attacca Ciotti sul Ponte dello Stretto

Il ministro Matteo Salvini ha attaccato Luigi Ciotti con l'accusa di aver offeso "milioni di cittadini". Motivo: la critica di Libera e del suo presidente verso la realizzazione del Ponte sullo Stretto, un'opera che neppure la Lega voleva in passato

Redazione <br> lavialibera

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27 luglio 2023

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"In merito alle dichiarazioni del deputato leghista Domenico Furgiuele e del ministro Matteo Salvini che hanno commentato in modo strumentale e offensivo le parole di Luigi Ciotti, presidente di Libera che facendo riferimento al Ponte dello Stretto ha detto che 'non unirà solo due coste, ma due cosche', precisiamo per dovere di correttezza che le dichiarazioni del presidente di Libera sono state estrapolate da un intervento ben più articolato e documentato". Con questa nota l'associazione Libera ha risposto alla polemica innescata dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Salvini – e con lui molti esponenti meridionali della Lega –  contro don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, direttore editoriale de lavialibera. Il ministro, riferendosi a un “signore in tonaca” , lo ha accusato di mancare di rispetto a “milioni di cittadini”. “Se c’è qualche italiano che continua a dipingere l'Italia come mafia, pizza e mandolino, se espatria fa un favore a tutti”, ha dichiarato. Alla Camera dei deputati, in seguito, Salvini ha aggiungo che Ciotti “dovrebbe aver vergogna di pronunciare queste parole”. In questo modo è stata liquidata una voce critica e il dissenso verso un'operazione, il Ponte sullo Stretto, che il governo Meloni ha rilanciato a maggio e che negli anni passati neppure la Lega voleva. 

Cosa ha detto don Luigi Ciotti a proposito del ponte sullo Stretto di Messina?

Secondo il deputato leghista Domenico Furgiuele, Ciotti “offende tutti i meridionali dando loro, implicitamente, dei criminali”, ma è falso

Tutto è cominciato il 23 luglio con alcune dichiarazioni rese in Calabria, nel corso di un’iniziativa a Bovalino. Oltre a parlare dei rischi per la legislazione antimafia, dell’impegno civico e della creazione di opportunità per i giovani a Sud, Ciotti ha affermato: “Il ponte sullo Stretto non unirà solo due coste, ma certamente due cosche”. Il Corriere della Calabria inserisce la dichiarazione in un articolo pubblicato il 23 luglio, nel primo pomeriggio. Alle 19.57 l’Ansa rilancia la dichiarazione. A strettissimo giro (alle 20.07, dieci minuti dopo), la stessa agenzia di stampa pubblica una nota del deputato leghista Domenico Furgiuele secondo il quale Ciotti “offende tutti i meridionali dando loro, implicitamente, dei criminali”. Parole mai pronunciate ed estrapolate da un ragionamento con cui l'associazione Libera, non da oggi, sottolinea quanto l'opera non sia prioritaria in un Mezzogiorno dove la viabilità ferroviaria (e non) è spesso disastrosa e dove, in assenza di controlli ferrei, l'operazione rischia di trasformarsi in un affare solo per i potenti e le mafie, con scarso beneficio per la popolazione. La nota del parlamentare Furgiuele viene rilanciata anche dal sito Strettoweb (il cui direttore è anche fondatore del comitato “Ponte subito”) che etichetta come “razzista” il fondatore di Libera e del Gruppo Abele. Sullo stesso sito, in un corsivo carico di indignazione firmato, Monia Sangermano scrive che “don Ciotti l’ha fatta fuori dal vaso”.

Salvini su Facebook ha una protezione speciale. Parola di una moderatrice del social network

Salvini attacca Luigi Ciotti

"Se c’è qualche italiano che continua a dipingere l'Italia come mafia, pizza e mandolino, se espatria fa un favore a tutti”Matteo Salvini

La polemica sembra terminata nel giro di una serata, ma il 25 luglio Matteo Salvini commenta le dichiarazioni di Ciotti a margine di un incontro a Roma: "È di una volgarità, di un'ignoranza e di una superficialità senza confini. Non solo è una mancanza di rispetto nei confronti di milioni di italiani la vecchia roba che purtroppo ogni tanto anche qualche buontempone all'estero alimenta, 'Mafia, spaghetti, pizza e mandolino'. Già mi dà fastidio se lo dice qualcuno dall'altra parte del mondo, figuratevi se lo dice qualcuno in Italia, per motivi ideologici". Anzi, Salvini sostiene che "il ponte sullo Stretto e le decine di migliaia di posti di lavoro vero che nasceranno sono la più grande operazione antimafia dal dopoguerra ad oggi, perché la mafia, la camorra e la 'ndrangheta le combatti col lavoro e lo sviluppo, non con i convegni o le chiacchiere". In questo modo il politico liquida quasi trent'anni di impegno civico al fianco delle vittime.

A margine dell'evento, ai microfoni dei giornalisti, ha ribadito il messaggio: “Mi spiace che qualcuno, con pessimo gusto e mancanza di rispetto nei confronti di milioni di cittadini abbia detto che il ponte unirà due cosche fra Sicilia e Calabria. Una vergogna e una mancanza di rispetto nei confronti di milioni di persone perbene che meritano di lavorare, di studiare e di fare il pendolare di andare a farsi curare come tutti gli altri”. È tutto? No. “Mi fa schifo che qualcuno pensi che Sicilia e Calabria rappresentino le cosche. Fino a che c’è qualcuno all'estero che dipinge l'Italia come mafia pizza e mandolino, fa schifo ma è all'estero. Se c’è qualche italiano che continua a dipingere l'Italia come mafia, pizza e mandolino, se espatria fa un favore a tutti”. In poche parole: Ciotti se ne dovrebbe andare.

Le reazioni a difesa di Ciotti

Parole “offensive e volgari”, dichiara la senatrice Enza Rando, già vicepresidente di Libera e ora esponente del Pd con il ruolo di responsabile legalità, trasparenza e contrasto alle mafie: “Come non si può commentare la definizione del Ponte come ‘più grande operazione antimafia’. Qui di ignoranza e superficialità sono solo le dichiarazione del ministro Salvini”. “A Salvini toccategli tutto meno il Ponte sullo Stretto di Messina. Scatta e attacca ogni volta che qualcuno critica la costruzione di questa opera. Oggi è toccato a don Luigi Ciotti – ha commentato Peppe De Cristofaro, di Alleanza Verdi e sinistra –. Le uniche parole davvero offensive sono quelle pronunciate da Salvini nei confronti di don Ciotti che è da decenni uno dei protagonisti della lotta alla mafia con Libera”. Nello stesso partito, Luana Zunnella ricorda che “la Direzione investigativa antimafia già nel 2005 (anno in cui il governo Berlusconi avviò le pratiche, ndr), nella sua relazione al Parlamento, aveva denunciato che ‘Cosa nostra tende a rafforzare la propria maglia invasiva con interventi volti ad interferire anche sulla realizzazione di grandi opere d'interesse strategico nazionale, quale, ad esempio, il ponte sullo Stretto di Messina’”. La segretaria del Pd Elly Schlein nota come Salvini offenda “un uomo che ha passato la vita a contrastare le mafie”, mentre il ministro “ha voluto modificare il codice appalti per inserire lo strumento del subappalto a cascata, che rende più difficili i controlli contro le infiltrazioni criminali e lo sfruttamento del lavoro”.

Codice appalti, la criminalità ringrazia

Ed è paradossale, sottolineano alcuni, che le dichiarazioni di Salvini a favore del ponte sullo Stretto e contro Luigi Ciotti arrivino in giorni complicatissimi per le infrastrutture siciliane, con gli aeroporti di Catania e Palermo in grosse difficoltà di fronte agli incendi: “Abbiamo un ministro, Salvini, che mentre c'è un'intera isola devastata, una città come Catania che per giorni è stata senz'acqua ed elettricità e ha ancora l'aeroporto chiuso fa l'offeso con don Ciotti insultandolo”, nota Nicola Fratoianni di Sinistra italiana. “Salvini è l'uomo su Marte”, dice Angelo Bonelli dei Verdi, che sottolinea la lentezza delle risposte del ministro di fronte al caos siciliano: “Nel frattempo che fa? Parla di Ponte sullo Stretto e attacca don Ciotti”.

Vicinanza al fondatore del Gruppo Abele e di Libera arrivano dal segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, e della Fiom, Michele De Palma, anche da Anpi, Arci, Acli, Greenpeace, Legambiente e Wwf: “Estrapolare una frase dal contesto generale nel quale è stata pronunciata può, in talune circostanze, deviare il significato delle cose, fino a legarle a logiche e usi impropri”.

Salvini scatena i suoi

Ma la macchina si mette in moto e le parole di Salvini danno il la ad altre dichiarazioni di esponenti minori del Carroccio, pronti a stracciarsi le vesti. Il commento di Ciotti è “davvero offensivo per milioni di cittadini siciliani e calabresi”, sostiene Annalisa Tardino, europarlamentare leghista e commissario della Lega in Sicilia, che reputa “inaccettabile che la senatrice Rando del Pd, pur di attaccare Salvini, difenda le gravi affermazioni di don Ciotti su un’infrastruttura strategica, green e sostenuta anche dall'Ue – dice sfornando un bagaglio retorico buono per ogni grande opera –. Noi lavoriamo per fare, altri insultano e continuano a opporsi al progresso e alla crescita di Sicilia e Calabria, e di tutta l'Italia”. “Se il Pd vuole essere complice di un'ideologia che condanna i siciliani e i calabresi a portare il peso di una triste etichetta che li vorrebbe tutti mafiosi e criminali, lo dica chiaramente – dichiara la deputata della Lega Simona Loizzo –. Dispiace dover leggere parole offensive, soprattutto nei confronti dei meridionali, da parte di don Ciotti e di una certa sinistra che invece dimostra solo ignoranza”. “Che quello di don Ciotti sia un brutto scivolone che offende la dignità di due terre straordinarie è fin troppo chiaro, sono certo che se ne renda conto lui stesso – scrive in una nota Massimo Casanova, europarlamentare della Lega eletto al Sud –. Così come sono certo che non sia il pensiero dell'istituzione che rappresenta, la quale non potrà che dissociarsene”. Salvini alla Camera, rispondendo a un’interrogazione di Bonelli, non fa passi indietro: “Quando uno dice che il ponte sullo Stretto collega due cosche non offende il ministro Salvini ma tutti i siciliani, e dovrebbe aver vergogna di pronunciare queste parole”.

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La Lega, sempre contraria al ponte

“Da Trapani a Ragusa sono dieci ore e mezzo di treno. E noi pensiamo al ponte?”Matteo Salvini

Salvini ha mutato pelle sul ponte, opera di cui si parla da diversi decenni. “Ero contro il ponte di Messina quando il ponte da solo non serviva a niente. Ma siccome stiamo investendo 11 miliardi per potenziare le ferrovie in Sicilia e 11 miliardi per potenziare le ferrovie in Calabria, a cosa serve se ho un buco in mezzo? Visto che stiamo investendo sulle ferrovie il Ponte sullo stretto è una logica unione”, ha detto a maggio.

“Il Ponte l’è roba da ganassa – scriveva Gianluigi Paragone nel 2005 su La Padania, il giornale della Lega Nord –. Quel mausoleo sembra davvero un capriccio da imperatore che drena soldi, sottratti a migliori investimenti”. Era l’autunno 2005 e, sotto il governo Berlusconi, viene indetta una gara vinta dal consorzio Eurolink, con capofila Impregilo (oggi WeBuild), per la realizzazione dell’opera. La Lega Nord non lo voleva, lo riteneva uno spreco. “Il ponte sullo stretto può aspettare”, titolava il quotidiano leghista rilanciando le dichiarazioni dell’onorevole Andrea Gibelli, secondo cui era meglio investire nella sicurezza ferroviaria e nelle infrastrutture del produttivo Nord. Questa è stata la linea del Carroccio, mai messa in discussione per anni.

Nel 2012, però, nell’ambito dell’inchiesta Breakfast della procura di Reggio Calabria si intercettano le telefonate di Isabella Votino, portavoce dell’allora leader della Lega e ministro dell’Interno Roberto Maroni, molto impegnata a mediare con parlamentari e costruttori per uno scopo: il governo Monti voleva fermare l’opera negando la penale per la rescissione del contratto con i vincitori dell’appalto. Le telefonate sembrano mostrare un passo della Lega verso gli interessi dei costruttori a scapito delle casse dello Stato. Fatto sta che l'esecutivo ferma tutto, le aziende fanno causa e chiedono allo Stato quasi un miliardo di euro, ma in primo grado perdono.

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Nel 2013 Salvini prende le redini della Lega Nord e avvia la transizione: da partito del Settentrione ambisce diventare un partito nazionale e flirta con l’elettorato meridionale, anche per colmare le perdite al nord al termine della stagione di Bossi (tra gli scandali) e dopo l’opera di “pulizia” di Maroni. Entrano politici siciliani già scafati, tra cui Angelo Attaguile, figlio di un ex ministro democristiano di Catania, Gioacchino. Angelo passa dalla Dc al Movimento per l’autonomia di Raffaele Lombardo e, poco dopo l’elezione alla Camera nel 2013, passa con Salvini. È Attaguile che, alla fine del 2013, con un emendamento tenta di bloccare la messa in liquidazione della Stretto di Messina spa (fondata nel 1981), che ha gestito il progetto del Ponte ed è stata rilanciata da Salvini dieci anni dopo, nel 2023.

In generale, però, la linea resta contraria: “Da Trapani a Ragusa sono dieci ore e mezzo di treno. E noi pensiamo al ponte?”, dice nel 2016 Salvini opponendosi al progetto di Matteo Renzi di far ripartire il progetto. Il 20 aprile 2017 a Messina afferma: “Devono decidere i siciliani. Per me autonomia è questa. Per il Sud ci vogliono infrastrutture innanzitutto (…). Se dovessi intervenire punterei prima sulle ferrovie, vorrei che chi viaggia in treno in Sicilia non debba metterci dieci ore per poter andare da Trapani a Ragusa e poi parliamo di tutto il resto".

Il 2 novembre: “Se il progetto del Ponte sullo Stretto sta in piedi e porta vantaggio a un territorio, sono favorevole. Prima vi è, però, da sistemare il resto della rete infrastrutturale: ferrovie, porti, aeroporti e strade, che sono in condizioni disumane”, dichiara a Taormina. Poche ore dopo, a Messina: “Mi sono reso conto in questa settimana siciliana che c’è bisogno di sistemare le strade, le ferrovie, le scuole e gli ospedali” perché “ci sono tante cose normali da fare prima delle grandi opere”.

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Salvini cambia idea sul ponte e parte con gli annunci

Nel 2020 Salvini annuncia la svolta. Il ponte “è nel piano infrastrutture della Lega”. È cambiato qualcosa in questi tre anni? Sono stati sistemate strade, ferrovie, scuole e ospedali? Non proprio, anzi – sottolinea Legambiente con il rapporto Pendolaria per quanto riguarda i trasporti ferroviari – “persistono le differenze nelle aree del Paese, e a pagarne lo scotto è soprattutto il Mezzogiorno, dove circolano meno treni, i convogli sono più vecchi e viaggiano su linee in larga parte a binario unico e non elettrificate”. In Sicilia ogni giorno ci sono 506 corse di treni regionali, contro le 2.173 della Lombardia che ha il doppio della popolazione ma una superficie inferiore. La linea Palermo-Trapani via Milo è chiusa dal 2013 a causa di alcuni smottamenti di terreno) e la Caltagirone-Gela è interrotta per il crollo del Ponte Carbone avvenuto l’8 maggio 2011. 

Il leader del Carroccio tira dritto. Vuole realizzare il ponte “come quello di Genova” con deroghe a controlli e codici: “A Genova un ponte è stato costruito in un anno. Come? Rispettando la normativa degli appalti? No, con un commissario, un sindaco: zero tangenti, zero morti”, dichiara il 17 luglio 2020. “Appena torniamo al governo faremo il ponte sullo stretto di Messina”, annuncia l’8 gennaio 2021 a Palermo. Lui non vede l’ora della posa della prima pietra: “Si ripaga nell'arco di tre anni, quindi sono soldi ben spesi”, promette il 5 settembre 2021. E nel 2023, da ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, dà forza ai suoi rinnovati propositi sull’opera: “Il Ponte sullo Stretto unirà finalmente l'Italia dopo 50 anni di chiacchiere, di soldi spesi. Creerà 100 mila posti di lavoro soprattutto per i giovani siciliani e calabresi. Ripulirà l'ambiente, il mare, l'aria e sarà una opportunità per le imprese di tutta Italia”. Agli appassionati di Boris, ricorderà la soap Sottaceto: "Il Ponte risolverà tutti i nostri problemi e sconfiggera' la mafia", dicevano gli attori della telenovela. Intanto, nella realtà, il costo stimato è di “Al massimo 13 miliardi e mezzo di euro”, aumentati rispetto agli 8 miliardi previsti nel 2005. I fondi, però, non ci sono ancora: dovranno essere stanziati nella prossima legge di bilancio. I tempi? Approvazione del progetto esecutivo entro il 31 luglio 2024, primi transiti nel 2032.

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Con i criptofonini, i clan della Locride gestivano il narcotraffico internazionale da San Luca, paese di tremila anime arroccato sull'Aspromonte jonico. Tramite il "denaro volante", sistema informale di trasferimento di valore gestito da cinesi, con contatti a Dubai, pagavano la droga ai cartelli sudamericani. Con il beneplacito dei paramilitari, tonnellate di cocaina partivano da Colombia, Brasile e Ecuador per poi raggiungere il vecchio continente grazie agli operatori portuali corrotti dei principali scali europei. L'ultimo numero de lavialibera offre la mappa aggiornata degli affari della 'ndrangheta, così per come l'hanno tracciata le ultime indagini europee, in particolare l'operazione Eureka

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