eSwatini, giugno 2018. Una delle immagini del pride organizzato nel piccolo Stato africano. Foto di Sabelo Mkabela
eSwatini, giugno 2018. Una delle immagini del pride organizzato nel piccolo Stato africano. Foto di Sabelo Mkabela

Orgoglio africano

In Africa cresce l'antioccidentalismo, anche per la disponibilità di nuove partnership internazionali. Europa e Stati Uniti non se ne preoccupano abbastanza

Elena Ciccarello

Elena CiccarelloDirettrice responsabile lavialibera

29 febbraio 2024

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La chiamano de-westernization, de-occidentalizzazione. È la crescente insofferenza dei paesi africani verso gli Usa e l’Europa, accusati di ricorrere a doppi standard quando impongono al Sud del mondo principi e valori universali che loro stessi non sempre rispettano. Secoli di interferenze, egemonie e atteggiamenti paternalistici sono oggi rimandati al mittente dal nuovo protagonismo del Continente.

Non si tratta solo di una maggiore autonomia strategica, alimentata dalla disponibilità di partnership internazionali alternative, in primis di Cina e Russia. Nella recrudescenza di questo “antioccidentalismo”, che ha solide radici nell’anticolonialismo, sembra consumarsi anche quella che qualcuno ha definito una “rottura sentimentale” tra mondi storicamente connessi. Pur con profonde differenze, nessuno degli Stati africani pensa oggi che essere “moderni” e “civilizzati” significhi scimmiottare l’Occidente.

Pur con profonde differenze, nessuno degli Stati africani pensa oggi che essere “moderni” e “civilizzati” significhi scimmiottare l’Occidente

La manifestazione più evidente del disallineamento in corso sono le scelte assunte in sede internazionale, dove il continente africano rappresenta il blocco regionale più consistente delle Nazioni unite. Il campanello d’allarme era suonato forte nel 2022, quando l’assemblea dell’Onu condannò l’invasione russa dell’Ucraina: in quell’occasione solo 28 Stati africani appoggiarono la risoluzione, poco più della metà dei 54 paesi che compongono il Continente, a fronte dell’oltre 80 per cento di consensi espressi dai membri non africani.

Il campanello è diventato assordante a fine dicembre 2023 quando, di fronte all’immobilismo di Usa ed Europa, il Sudafrica ha denunciato Israele alla Corte internazionale di giustizia, con l’accusa di violazioni della Convenzione sul genocidio durante l’offensiva su Gaza. Non solo le élite politiche, anche movimenti, organizzazioni, attiviste e attivisti africani rivendicano il loro ruolo nella lotta per la giustizia climatica e l’affermazione dei diritti civili.

"Oltre 300 organizzazioni giovanili che si occupano della tutela dell’ambiente hanno lavorato duramente in questi anni per essere riconosciute e coinvolte in questioni politiche non solo africane", ricorda l’afrofemminista Bridget Ohabuche. Certo, non è tutta libertà quella che luccica. L'Africa è ancora attraversata da profonde contraddizioni, alle prese con guerre e guerriglie, povertà e dispotismi.

Il Continente è ancora attraversato da profonde contraddizioni, alle prese con guerre e guerriglie, povertà e dispotismi

La precarietà di condizioni in cui si svolgeranno le consultazioni nei 18 paesi chiamati al voto nel 2024, tra influenze straniere e conflitti interni, ne è una prova. Tuttavia l’Africa non è solo fame e carestie. E soprattutto non è priva di iniziativa né di progetti. Seppure a macchia di leopardo, il Continente che detiene il record della popolazione più giovane del pianeta presenta sintomi di una crescente vitalità economica e sociale.

La classe media è stimata in 350-400 milioni di abitanti. La comunità di sviluppatori informatici nigeriana è la seconda al mondo per rapidità di crescita negli ultimi anni, mentre la percentuale di studenti e studentesse iscritte alle facoltà di scienze, tecnologia, ingegneria e matematica negli ultimi vent’anni è cresciuta dal 15 al 25 per cento. Di fronte a tutto questo l’Occidente resta ancorato a letture anacronistiche. Per non rimanere ostaggio degli stereotipi che descrivono l’Africa come una terra di conquista, o bisognosa della nostra carità, occorre ribaltare la prospettiva. Non siamo noi che stiamo lasciando loro più spazio, sono loro che se lo stanno prendendo.

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