Turistificazione, Palermo senza ritorno

Il capoluogo siciliano sta rapidamente cambiando fisionomia per accogliere un numero sempre maggiore di turisti, ma la riqualificazione guarda solo al commercio dimenticando chi vive ogni giorno la città

Marco Panzarella

Marco PanzarellaRedattore lavialibera

1 maggio 2024

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Palermo è una città bellissima. Il centro storico affascina il visitatore, che passeggiando lungo i vicoli lastricati di balate si perde tra i palazzi maestosi e decadenti e gli odori agrodolci del cibo di strada. Oggi il capoluogo siciliano, quinta città d’Italia per popolazione, è una delle mete turistiche più frequentate dell’area mediterranea, ma non sempre è stato così. "Tutto è cominciato nel 2015, quando l’Unesco ha riconosciuto il centro storico di Palermo patrimonio mondiale dell’umanità. Da allora il flusso di turisti, escludendo il periodo della pandemia, non si è mai fermato", spiega Federico Prestileo, ricercatore indipendente e attivista.

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Identità perduta

L’arrivo in massa dei visitatori ha sorpreso la città, che a dispetto della sua storia non ha mai avuto una vocazione turistica. E gli effetti collaterali non hanno tardato a manifestarsi. Il simbolo della touristification palermitana è via Maqueda, arteria che taglia il centro storico incrociando ai Quattro Canti via Vittorio Emanuele, u Cassaru per gli abitanti locali: la strada è stata malamente pedonalizzata e trasformata in una sorta di ristorante a cielo aperto, tra sicilian experience, rosticerria millegusti e grembiuli con l’effigie di don Vito Corleone.

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Una tappa immancabile per le orde di turisti che sbarcano al porto e hanno poche ore per visitare la città: un po’ come avviene in via Toledo a Napoli, anch’essa diventata una “vasca” da percorrere e gustare. Insieme ai locali, che hanno sostituito molti negozi storici, continuano a moltiplicarsi le abitazioni destinate agli affitti brevi, che stanno allontanando dal centro gli abitanti originari. Un fenomeno già osservato a Roma, ad esempio nel popolare quartiere di Trastevere, che ha perso molta della sua identità.

Un lusso per pochi

Mentre i turisti sorseggiano spritz da tre euro e ingurgitano arancinə* pollo e curry – Santa Rosalia perdonali, non sanno quel che mangiano – la città si rifà il trucco. L’area che più di altre ha cambiato fisionomia è quella a ridosso del mare: dopo il restyling del Foro italico, della Cala e del porticciolo di Sant’Erasmo, lo scorso ottobre alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato inaugurato il molo trapezoidale, dove spiccano la fontana musicale più grande d’Italia e una serie di ristoranti, pasticcerie e negozi di fascia alta. Le grandi navi da crociera che attraccano al vicino porto sovrastano il nuovo sito, concepito per saziare l’appetito dei turisti più danarosi.

Le grandi navi da crociera che attraccano al porto sovrastano il nuovo molo trapezoidale, concepito per saziare l’appetito dei turisti più danarosi

Nel frattempo nella borgata popolare di Sant’Erasmo – qui negli anni Ottanta sorgeva la "camera della morte", un appartamento abbandonato dove Cosa nostra uccideva le sue vittime, per poi scioglierle nell’acido e “scaricarle” a mare – sono in costruzione esclusivi appartamenti con vista mare, distanti pochi metri dal fatiscente fiume Oreto, che nelle intenzioni delle istituzioni locali dovrebbe essere bonificato. Se ne parla da decenni, così come del recupero della costa sud, attraverso la demolizione degli edifici abusivi in cemento armato e la realizzazione di un parco. 

La periferia a due passi dal centro di Torino

"L’altra grande operazione riguarderà il quartiere di Borgo vecchio – spiega Vincenzo Allotta, dell’associazione Maghweb – che fino a oggi ha resistito conservando il suo spirito popolare. La zona è vicinissima al centro e fa gola a molti. Il problema è che questi interventi di 'riqualificazione' non lasciano nulla ai residenti, a noi che la città la viviamo ogni giorno". 

*Poiché in redazione abbiamo opinioni diverse ricorriamo alla schwa, che ci permette di essere equi anche in questa circostanza (ndr)

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