
Milano-Cortina. Ecco come verranno spesi i 450 milioni di euro delle paralimpiadi



1 luglio 2025
Ha come soci enti pubblici, che stanziano milioni di euro e nominano gli amministratori. Pubbliche sono anche le garanzie finanziarie, quelle fornite dallo Stato. Sul pubblico ricadranno anche eventuali debiti da ripianare, che al momento sono tantissimi. Eppure la Fondazione Milano Cortina 2026, il comitato organizzatore delle Olimpiadi invernali, non deve essere considerato come un ente di diritto pubblico, ma di diritto privato, perché privati sarebbero gli interessi perseguiti. Così ha sancito il governo di Giorgia Meloni un anno fa provocando soprattutto due conseguenze: meno obblighi di trasparenza e uno stop alle inchieste per presunte tangenti e presunti appalti truccati. Da allora ne è sorta una diatriba giudiziaria molto complessa e non ancora conclusa.
Cominciamo dalla primavera 2024. Il 21 maggio i militari della Guardia di finanza entrano negli uffici della Fondazione nella Torre Allianz (zona CityLife a Milano), in quelli di una grande azienda di Orvieto, la Vetrya e in quelli di Deloitte, multinazionale che fornisce servizi e consulenze. Sono alla ricerca di documenti utili per la procura milanese, che indaga su alcuni lavori assegnati dal comitato organizzatore a queste società tra il 2020 e il 2023.
Olimpiadi Milano-Cortina 2026, il Consiglio fantasma
L’ipotesi di reato è turbativa d’asta, ma si sospetta che ci sia stata anche corruzione. Tre persone erano indagate all’origine: l’ex amministratore delegato della Fondazione Vincenzo Novari, l’ex dirigente Massimiliano Zuco e il legale rappresentante della Vetrya, Luca Tomassini. Poi i pm iscrivono nel registro degli indagati altri due dirigenti di Milano-Cortina 2026, Marco Moretti e Daniele Corvasce, e due manager di Deloitte, Claudio Colmegna e Luigi Onorato, per una presunta gara truccata nel 2023 con cui, dopo la fine del contratto con Vetrya, sono stati commissionati altri servizi digitali al colosso delle consulenze.
Tomassini suggerisce e ottiene l’assunzione di un suo conoscente, Zuco, come capo dell’area digitale della Fondazione, ruolo che gli vale un compenso annuale da 865mila euro lordi
L’inchiesta della Guardia di finanza rivela il rapporto tra l’amministratore che ha guidato la Fondazione ai suoi inizi e l’imprenditore di Orvieto, che in un messaggio su Whatsapp scriveva in modo stringato: "Mio carissimo amico Vincenzo Novari nominato poco fa Ceo Olimpiadi Milano Cortina. Se ci serve...". Avevano lavorato già insieme quando Novari era un manager privato ed erano anche stati soci in affari. Fatto sta che dall’avvio delle attività della fondazione fino al 2022, Vetrya e poi Quibit (società costituita da Tomassini dopo la messa in liquidazione della prima) "hanno emesso fatture nei confronti della Fondazione per complessivi 1.808.646 euro".
Tomassini suggerisce e ottiene l’assunzione di un suo conoscente, Zuco, come capo dell’area digitale della Fondazione, ruolo che gli vale un compenso annuale da 865mila euro lordi. A lui Novari dà l’incarico di stipulare contratti ed effettuare affidamenti nel settore tecnologico-digitale, fondamentali per Vetrya.La gara – secondo la procura – sarebbe stata falsata a favore di questa società e a scapito degli altri cinque concorrenti.
"La Fondazione deve essere ed è una casa di vetro e chiunque voglia guardarci dentro deve trovare le risposte sulla trasparenza e sui comportamenti gestionali"Andrea Abodi - Ministro per lo Sport
Il giorno in cui emerge l’esistenza dell’inchiesta, il ministro per lo Sport Andrea Abodi dichiara che "la Fondazione deve essere ed è una casa di vetro e chiunque voglia guardarci dentro deve trovare le risposte sulla trasparenza e sui comportamenti gestionali". Tuttavia il 6 giugno successivoil Consiglio dei ministri stabilisce che la fondazione è di diritto privato. Decisione rilevante per vari aspetti. Da una parte, la fondazione non avrebbe obblighi di trasparenza e dall’altra la procura di Milano si troverebbe bloccata nel suo indagare eventuali reati contro la pubblica amministrazione.
Milano-Cortina 2026, il monitoraggio che non piace
Per questo, di fronte al Tribunale del Riesame che deve stabilire su eventuali dissequestri, i pubblici ministeri definiscono "di gravità inaudita" e "illegittimo" il decreto legge del governo, che interviene su un’inchiesta in corso. Già il procuratore Marcello Viola aveva spiegato che l’ente ha "una natura sostanzialmente pubblicistica, perseguendo uno scopo di interesse generale, con membri, risorse e garanzie dello Stato e di enti locali".
"È comunque attività di interesse nazionale (...) per quanto ci ostiniamo a dire che non perseguiamo l’interesse pu... generale"Pietro Fea - Avvocato della Fondazione
E lo dicevano anche alcuni manager della Fondazione, ignari di essere intercettati: "Noi siamo pubblici". Lo stesso concetto era ribadito dall’avvocato dalla Fondazione, Pietro Fea, al telefono con un funzionario: "È comunque attività di interesse nazionale (...) per quanto ci ostiniamo a dire che non perseguiamo l’interesse pu... generale".Di materie da indagare, all’interno della Fondazione Milano-Cortina, ce ne sarebbero e la procura lo sa. Ci sono le assunzioni dei parenti dei politici, come Livia Draghi, nipote di Mario Draghi, e Lorenzo Cochis La Russa, figlio del presidente del Senato Ignazio, per citarne alcuni. Poi ci sono quelle aziende che, in qualità di sponsor, con una mano finanziano e con l’altra ricevono denaro. Ad esempio?
Lo stesso gruppo Deloitte, destinatario di un affidamento per servizi digitali ben superiore alla sponsorizzazione da 21 milioni di euro, e Tim, altro partner a cui la fondazione pagherebbe un affitto per l’utilizzo di alcuni uffici.
Il 17 luglio il Tribunale del Riesame, confermando i sequestri eseguiti di maggio, qualifica il reato di corruzione come traffico di influenze e parla apertamente di “clientelismo”. Sull’entità della fondazione, però, non si pronuncia. La procura, a sostegno della sua tesi, acquisisce un documento interessante: si tratta della memoria con cui, pochi giorni prima (il 12 luglio)il procuratore regionale della Corte dei conti del Veneto analizza la spesa della Regione per le olimpiadi, soffermandosi su alcuni aspetti critici delle finanze della Fondazione. "Si registra nell’esercizio 2023 un risultato economico negativo per euro 33.725.504 che, sommato a quello degli esercizi precedenti, porta a un deficit patrimoniale cumulato al 31 dicembre 2023 pari ad euro 107.800.743 che dimostra come la Fondazione continua a operare in condizioni di deficit patrimoniale in costante peggioramento", si legge.
Il 17 luglio il Tribunale del Riesame, confermando i sequestri eseguiti di maggio, qualifica il reato di corruzione come traffico di influenze e parla apertamente di “clientelismo”. Sull’entità della fondazione, però, non si pronuncia
La Fondazione e i revisori delle sue finanze sono fiduciosi "di recuperare il deficit patrimoniale generato nei primi anni di attività, grazie a risultati economici positivi da generarsi in prossimità della conclusione dei Giochi 2026 ma, soprattutto, sulla base delle garanzie fornite dagli enti territoriali coinvolti nel programma olimpico e paralimpico, nonché quella prestata dallo Stato italiano".
Secondo il procuratore "nonostante gli auspici, non si rinvengono elementi di certezza sull’eventuale capacità di miglioramento economico dal business plan 2024 - 2026, redatto dalla stessa Fondazione, chesoffre ad oggi di una certa aleatorietà sulla effettiva capacità della Fondazione di far fronte alle obbligazioni finora assunte (e ai costi già sostenuti)" e mette in evidenza che "ove non dovesse realizzarsi l’equilibrio economico auspicato, i debitori finali, chiamati alla copertura del deficit patrimoniale, saranno lo Stato italiano e gli enti territoriali a vario titolo coinvolti".
Insomma, la magistratura contabile – almeno quella del Veneto – ha qualche dubbio sulla sostenibilità finanziaria della Fondazione e sottolinea che, se dovesse andare male, a ripianare i debiti saranno gli enti pubblici, con i soldi dei cittadini. Per questa ragione la procura di Milano ritiene che debba essere considerata come un’entità di diritto pubblico. Su questo aspetto è intervenuta anche l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) a febbraio.Avendo notato che sul sito della Fondazione manca la sezione “Amministrazione trasparente” (alla faccia del ministro Abodi), l’Anac ha fatto una valutazione per capire se bisogna applicare il codice dei contratti pubblici e le norme contro tangenti e opacità. La sua conclusione è che, essendo i componenti del cda e degli organi di controllo di nomina pubblica, essendo pubblici anche gran parte dei fondi e delle garanzie, e perseguendo un interesse generale, allora la Fondazione debba essere considerata un ente di diritto pubblico come il Comitato olimpico nazionale (Coni) e le federazioni affiliate.
Qui si potrebbe arrivare a un effetto paradossale. A rappresentare le ragioni dell’Anac sarà infatti l’Avvocatura dello Stato, che però ha un’opinione opposta: i legali che consigliano e difendono le amministrazioni statali hanno fornito al governo e alla Fondazione un parere legale per dire che il comitato organizzatore dei giochi è un ente di diritto privato
La replica dei diretti interessati è arrivata subito: "È un atto atipico, tardivo nella tempistica", motivi per cui l’ente ha fatto ricorso al Tribunale amministrativo regionale del Lazio per ottenerne l’annullamento. Qui si potrebbe arrivare a un effetto paradossale. A rappresentare le ragioni dell’Anac sarà infatti l’Avvocatura dello Stato, che però ha un’opinione opposta: i legali che consigliano e difendono le amministrazioni statali hanno fornito al governo e alla Fondazione un parere legale per dire che il comitato organizzatore dei giochi è un ente di diritto privato. Uno degli argomenti sostenuti è che già nel 2004, quando a Torino si stavano preparando le Olimpiadi invernali del 2006, una sentenza del Tar del Piemonte affermava che quel comitato organizzatore, il Torino Organising Commitee (Toroc), fosse un ente di diritto privato. Passati venti anni, il quadro sarebbe lo stesso.
La gip dovrà fissare un’udienza e, dopo aver ascoltato le parti, deciderà. Nel frattempo, i Giochi potrebbero essere ormai alle porte
La procura di Milano, trovandosi imbottigliata, ha optato per un possibile escamotage. Ad aprile ha chiesto al tribunale di archiviare l’inchiesta. Affermando che "non sono emerse dazioni" che facciano ipotizzare "un accordo corruttivo", ma sostenendo anche che ci siano abbastanza prove per dimostrare la turbativa d’asta, sia nella gara vinta da Vetrya, sia in quella vinta de Deloitte. Il decreto del governo, definito “ad Fondazionem” dai pm, è classificato come una "indebita ingerenza" con "ripercussioni dirette sull’attività investigativa" perché impedisce "non solo una attività di intercettazione telefonica (...) ma anche la possibilità di richiedere un sequestro preventivo delle somme di denaro che, allo stato, possono ritenersi profitto di entrambi i reati", somme quantificate in quasi 4 milioni di euro.
La procura depone le armi? Non proprio, anzi... La procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano e i sostituti Francesco Cajani e Alessandro Gobbis hanno chiesto al giudice per le indagini preliminari Patrizia Nobile di sollevare davanti alla Corte costituzionale una questione sulla legittimi- tà dell’atto firmato da Giorgia Meloni. La gip dovrà fissare un’udienza e, dopo aver ascoltato le parti, deciderà. Nel frattempo, i Giochi potrebbero essere ormai alle porte.
Da lavialibera n° 33, Giochi insostenibili
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