Resti dell'imbarcazione sulla quale viaggiavano i migranti morti al largo di Cutro. Foto di V. Ferraro
Resti dell'imbarcazione sulla quale viaggiavano i migranti morti al largo di Cutro. Foto di V. Ferraro

Strage di Cutro, il processo per i mancati soccorsi ai migranti inizia a microfoni spenti

Al tribunale di Crotone si è aperto con un rinvio il processo contro sei ufficiali accusati di non essere intervenuti per evitare il naufragio del peschereccio Summer Love, affondato tra il 25 e il 26 febbraio 2023 a pochi metri dalla costa calabrese. Quella notte persero la vita almeno 94 persone

Francesco Donnici

Francesco DonniciGiornalista

16 gennaio 2026

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Con un’udienza lampo e un rinvio di due settimane per formalizzare l’assegnazione del procedimento a un nuovo collegio giudicante, il 14 gennaio è iniziato il processo per i mancati soccorsi che potrebbero aver contribuito a provocare la strage di Cutro dove, nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, persero la vita almeno 94 persone migranti partite pochi giorni prima dalla Turchia.

Strage di Cutro: tutte le falle nei soccorsi

All’ingresso l’indicazione tassativa per i giornalisti è stata di non fare foto o riprese nell’aula giudiziaria. Il tribunale di Crotone, “preso atto delle istanze avanzate da plurime emittenti televisive”, ha quindi bloccato le videocamere nel corridoio per “garantire il sereno e regolare svolgimento dell’istruttoria dibattimentale”.

Che questo filone d’indagine sia diverso rispetto a quello a carico dei presunti “scafisti” lo si comprende da subito. La procura di Crotone, qui, ha cercato di fare luce sulla “catena di negligenze e sottovalutazioni” nella gestione operativa delle interminabili ore che hanno preceduto il naufragio della Summer Love.

Le domande della Procura

Sono imputati sei ufficiali in servizio quella notte: quattro della Guardia di finanza, due della Guardia costiera. Le accuse sono di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo. Risultano coinvolte le sale del comando del Reparto operativo aeronavale (Roan) della Guardia di finanza di Vibo Valentia, quelle del Gruppo aeronavale (Gan) di Taranto, del Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo (Imrcc) di Roma e del comando della capitaneria di porto di Reggio Calabria.

Strage dei migranti, Ciotti: "Deportazioni indotte"

Il 21 luglio 2025 il pm Pasquale Festa, titolare dei fascicoli d’indagine fino al suo trasferimento, ha ottenuto dalla gup Elisa Marchetto il rinvio a giudizio per tutte le persone indagate. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari era stato depositato dalla procura un anno prima: nell’atto veniva operata una minuziosa ricostruzione degli avvenimenti nel tentativo di pesare – nei termini della loro rilevanza penale – una serie di comportamenti che, viceversa, “se diligentemente tenuti, avrebbero certamente determinato l’impiego di assetti della Guardia costiera per l’intercetto del natante, sicuramente idonei a navigare in sicurezza”.

La procura si è chiesta perché anziché attivare fin da subito un’operazione di ricerca e soccorso sia stata disposta un’attività di law enforcement

Più nel dettaglio, la procura si è chiesta perché anziché attivare fin da subito o in tempo utile un’operazione di search and rescue (ricerca e soccorso) che avrebbe contribuito a mettere in salvo le circa 180 persone a bordo, tra cui decine di minori e neonati, sia stata disposta un’attività di law enforcement (pattugliamento per il contrasto all’immigrazione clandestina, sotto il coordinamento della Guardia di finanza). Ne sarebbe conseguito un fatale accumulo di ritardi senza i quali, sostiene l’accusa, si sarebbe potuto evitare che “il caicco fosse incautamente diretto dagli scafisti verso la spiaggia di Steccato di Cutro e, in prossimità dell’approdo, si sgretolasse, urtando contro una secca”.

“So’ migranti”: le ore che precedono la strage

La Summer Love, il peschereccio dipinto di azzurro che abbiamo imparato a conoscere dalle foto di brandelli e detriti lasciati sul bagnasciuga calabrese, era salpata dalla Turchia il 21 febbraio 2023. Dopo giorni di navigazione, il primo avvistamento fatto dall’Eagle 1, un velivolo di pattugliamento Frontex decollato poche ore prima da Lamezia Terme, sarebbe avvenuto alle 21.26 del 25 febbraio, quando la barca si trovava a circa 38 miglia dalla costa di Le Castella “in condizioni di buona galleggiabilità”.

Da qui, l’invio di una segnalazione al quartier generale dell’Agenzia europea a Varsavia dove, alle 23.03, è partita una mail indirizzata all’International coordination center (Icc) a Pratica di Mare e, per conoscenza, ad altri 26 indirizzi tra cui l’Imrcc di Roma. Nel report sull’avvistamento viene indicato un natante “verosimilmente adibito al trasporto di migranti clandestini”. Non una inequivocabile specifica della presenza di persone sotto coperta, che poteva essere – com’è stata – ipotizzata anche in base al tipo di imbarcazione e alla rotta percorsa.

Strage di Cutro: sale il numero delle vittime

Nonostante ciò, come raccontato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi alle Camere, da Frontex e dall’Imrcc non erano arrivate segnalazioni di pericolo o di distress (situazione di pericolo di vita) che avrebbero autorizzato fin da subito un’operazione di ricerca e soccorso anziché di law enforcement.

Regole d’ingaggio e disposizioni politiche

Le oltre seicento pagine dell’informativa depositata dai carabinieri raccontano una realtà diversa. Nel documento sono presenti anche alcune chat Whatsapp esterne ai circuiti di comunicazione istituzionale, dalle quali si evince come gli imputati fossero consapevoli di quello che stava accadendo: “So’ migranti...mesetto tranquillo”, si legge in un messaggio inviato un minuto dopo la segnalazione di Frontex.

“In realtà non s’è visto nessuno, ma è una barca tipica”, aggiunge un altro. Mentre da sud cominciava a soffiare vento di burrasca con mare forza 7, la motovedetta V5006 della Guardia di finanza, già alle 23.55 rientrava in porto. Nel mentre, nessun mezzo della Guardia costiera prendeva il largo. “Al momento, noi in mare non abbiamo nulla eh, poi vediamo se … come si evolve la situazione perché al momento non…non abbiamo nessun genere di richiesta. Abbiamo solo quest’avvistamento fatto dall’Eagle”, si legge nella risposta della capitaneria di porto intorno alle 3.48.

Appena ricevuta la segnalazione, la Guardia di finanza avrebbe dovuto effettuare l’attività di pattugliamento “occulto” e “valutare le condizioni di sicurezza del natante e delle persone a bordo”

Era già scattato da ore l’innesco del lungo rimpallo di responsabilità che avrebbe portato alla violazione del “prioritario, fondamentale e ineludibile obbligo di salvaguardare la vita in mare”. Sulla base delle linee guida vigenti in materia, appena ricevuta la segnalazione la Guardia di finanza avrebbe dovuto effettuare l’attività di pattugliamento “occulto” al fine di “valutare le condizioni di sicurezza del natante e delle persone a bordo”. In seguito, inviare “tempestivamente tutte le informazioni disponibili al centro di coordinamento del soccorso competente”.

Nei fatti, da un lato la Guardia di finanza sostiene che già dalla mezzanotte, proprio a fronte delle condizioni di navigazione, era stato richiesto l’intervento della Guardia costiera. Dall’altro lato, Gianluca D’Agostino, responsabile della sala operativa delle capitanerie di porto, ha parlato di “informazioni mendaci” arrivate dalle Fiamme gialle che avrebbero influenzato le operazioni.

Strage Cutro, "Sbagli e omissioni da autorità italiane"

“Ritengo ancora oggi che non ci fossero le condizioni per l’attivazione del piano Sar (Piano per la ricerca ed il salvataggio in mare ndr)”, ha dichiarato l’ammiraglio interrogato dagli inquirenti. Una richiesta di aiuto dalle persone a bordo arriverà solo alle 4.11, quando ormai la tragedia si sta consumando. La documentazione fa sospettare qualcosa in più: le regole d’ingaggio sarebbero state ridefinite all’esito di un tavolo tecnico interministeriale del 2022.

In una mail di D’Agostino, responsabile della sala operativa delle capitanerie di porto, si legge di disposizioni impartite alla Finanza dal “livello politico”, che avrebbero imposto una riflessione anche sul modus operandi della Guardia costiera

Proprio in una mail di D’Agostino si legge di “disposizioni tattiche per gli assetti della Gdf” impartite dal “livello politico” che avrebbero imposto una riflessione anche sul modus operandi della Guardia costiera: “in caso di eventi connessi al fenomeno migratorio”, gli interventi dovevano essere limitati ai casi Sar. In seguito alla divulgazione del messaggio, letto da alcune testate come sintomo dell’ingerenza del “livello politico” – leggasi governo in carica – la Guardia costiera ha diffuso una nota nella quale veniva specificato come il comandante si fosse espresso male e che le disposizioni contenute nella mail erano già note.

Il ruolo degli imputati

Alla sbarra ci sono soltanto gli esecutori degli ordini. Nell’esame delle condotte contestate agli imputati l’accusa prova a ricostruire cosa potrebbe non aver funzionato. Frontex e Imrcc avrebbero attribuito la competenza alle forze di polizia del territorio “di cui però disconoscevano le capacità operative”. A ricevere la prima segnalazione sarebbe stato il Reparto operativo aeronavale della Guardia di finanza (Roan) di Vibo Valentia, facente capo al comandante Alberto Lippolis.

L’ufficiale in comando e controllo tattico Antonino Lopresti avrebbe disposto l’impiego della motovedetta V5006. Al contempo, “conscio dell’impossibilità di navigare” avrebbe richiesto al Gruppo aeronavale della Guardia di finanza (Gan) di Taranto, guidato da Nicolino Vardaro, il supporto del pattugliatore PV6-Barbarisi fermo al porto di Crotone per via delle condizioni del mare. Intorno alle 23.26 la sala di controllo del Roan di Vibo Valentia – capoturno in quel frangente è Giuseppe Grillo – avrebbe chiesto un supporto alla sala operativa della capitaneria di Reggio Calabria che, intorno alle 00.11 avrebbe offerto due unità in supporto alle operazioni di polizia.

L’impiego dei mezzi sarebbe avvenuto quando la Summer Love si trovava già in prossimità della costa, mentre secondo le regole vigenti doveva essere intercettata all’ingresso nelle acque territoriali

La proposta, nella ricostruzione della procura, sarebbe stata ignorata da Lopresti nonostante poco prima la motovedetta V5006 fosse stata costretta a invertire la rotta e rientrare in porto. L’ufficiale, inoltre, “in presenza di un quadro marino in peggioramento” sarebbe rimasto “inerte” in attesa che Vardaro disponesse l’impiego del pattugliatore Barbarisi, come avverrà solo alle 2.05 (salvo poi farlo rientrare alle 3.40).

L’impiego dei mezzi sarebbe avvenuto quando la Summer Love si trovava già in prossimità della costa (a circa 2,3 miglia nautiche) mentre, secondo le regole vigenti, doveva essere intercettata all’ingresso nelle acque territoriali (entro le 12 miglia nautiche). Approcci, questi, che avrebbe esposto a pericolo il caicco aumentando il “rischio di collisione con il fondale”.

Strage di Cutro, le colpe nascoste

L’effetto domino delle condotte arriva a travolgere anche il comandante Lippolis che, “in costante contatto con Lopresti”, in assenza di risposte dal Gan di Taranto fino a dopo le 2, “ometteva di avocare a sé l’operazione e di richiedere il supporto della capitaneria di porto in ragione del ritardo accumulato, dell’assenza di un monitoraggio effettivo del target, delle difficoltà di navigazione” dei mezzi in dotazione al Corpo.

Dal canto loro, a Francesca Perfido e Nicola Nania in servizio alla capitaneria di Porto di Reggio Calabria, in possesso del report iniziale, viene contestato di aver omesso di acquisire informazioni complete “così da non potersi determinare in merito alla corretta qualificazione dell’evento”, riqualificandolo come attività di ricerca e soccorso.

Due processi, più verità

A margine del rinvio della prima udienza, l’avvocato difensore Sergio Rotundo, del Foro di Catanzaro, dichiara che l’obiettivo di questo processo è quello di “dimostrare l’estraneità ai fatti degli ufficiali coinvolti”, ascrivendo la responsabilità “alla manovra scellerata compiuta dagli ‘scafisti’ come tra l’altro già emerso”. Il riferimento è all’altro filone processuale contro i presunti scafisti. Tra questi Gun Ufuk, individuato dagli inquirenti alla guida del caicco e condannato in via definitiva a 20 anni di reclusione dopo la pronuncia della Cassazione del giugno scorso.

Per l’avvocato difensore Sergio Rotundo, l’obiettivo di questo processo è “dimostrare l’estraneità ai fatti degli ufficiali coinvolti”, ascrivendo la responsabilità “alla manovra scellerata compiuta dagli ‘scafisti’

“Il perfetto capro espiatorio per chi doveva intervenire e, ancor più, per chi ha impartito gli ordini”, il commento del suo difensore, l’avvocato Salvatore Falcone. Aspetto rimarcato nelle parole di una serie di organizzazioni non governative attive nel Search and rescue ammesse tra le 113 parti civili: “Come la tempestività è fondamentale nei soccorsi, così i ritardi nell’attivare interventi di salvataggio non sono un semplice incidente ma una negligenza da sanzionare. In questo caso specifico, le autorità italiane hanno prima dato priorità all’operazione di polizia e poi ignorato il loro dovere di soccorso; come noto, quella gestione ha avuto conseguenze drammatiche”.

Viceversa, tra le parti civili manca la Regione Calabria. Dapprima costituita in ambedue i processi, ha ritirato l’istanza per quello sui mancati soccorsi. “Da successivi approfondimenti – si legge in una nota dello scorso maggio – abbiamo (…) appreso che questo secondo troncone del processo vede indagati esclusivamente quattro agenti della Guardia di finanza e due militari della capitaneria di Porto. Per tale motivo (…) la Regione Calabria conferma la sua costituzione di parte civile contro gli scafisti, mentre approverà una delibera ad hoc per ritirare la richiesta depositata questa mattina nel corso dell’udienza preliminare”.

Non convertire il decreto Cutro

Più che di bipolarismo o di misunderstanding, la realtà pare avere il sapore amaro del diktat governativo: in un successivo comunicato, il sindacato della Marina italiana prende atto “con soddisfazione” della decisione dell’ente locale, riconoscendo, nemmeno a dirlo, il peso del “fondamentale intervento del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, sen. Matteo Salvini”.

I familiari delle vittime: “False promesse dal governo”

L’avvio di questo nuovo processo è stato, inoltre, l’occasione per i familiari delle vittime e dei superstiti della strage di far sentire la propria voce: “Ci fa più male di tutto la sensazione che vi siate dimenticati di noi”, si legge in una lettera diffusa dal collettivo Carovane migranti. “Alle promesse del vostro primo ministro non sono seguiti fatti concreti: i ricongiungimenti familiari in cui abbiamo creduto e che abbiamo sperato non si sono realizzati. Nessuna delle altre promesse che i politici ci hanno fatto in questi anni è stata mantenuta”.

Per non abituarsi alle stragi di migranti in mare

Per questo motivo, hanno annunciato mobilitazioni a Roma “nei luoghi delle promesse infrante”, in occasione del prossimo 26 febbraio. Del prossimo anniversario.

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