Luigi Ciotti durante la giornata del 21 marzo 2023 ( foto di Marco Danatiello)
Luigi Ciotti durante la giornata del 21 marzo 2023 ( foto di Marco Danatiello)

Referendum sulla giustizia. Votiamo, facciamolo per noi

Il referendum sulla riforma della magistratura non ci chiede di prendere le parti del governo o dei giudici, ma di fare in modo che chiunque si trovi a governare o ad amministrare la giustizia stia dalla parte di cittadine e cittadini

Luigi Ciotti

Luigi CiottiDirettore editoriale lavialibera

27 febbraio 2026

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Vi prego, non fermiamoci ai tecnicismi. Non spaventiamoci di fronte alla fatica di comprendere e decidere. Perché in gioco non ci sono formule astratte: c’è un delicato assetto istituzionale che costituisce la spina dorsale della nostra democrazia. I quesiti referendari hanno, è vero, un profilo tecnico-giuridico complesso, che questo numero de lavialibera prova ad approfondire con interventi di grande competenza. Ma ciò non significa che si tratti di un voto per “addetti ai lavori”. Il referendum, in quanto strumento di democrazia diretta, rimette la scelta nelle mani delle cittadine e dei cittadini, e se viene attivato è appunto perché quella scelta ci riguarda tutte e tutti da vicino; è destinata ad avere un impatto concreto sulle nostre vite. Lo stiamo osservando proprio in questo periodo storico: anche i poteri che si dicono convintamente democratici sono soggetti a pericolosi deragliamenti, quando finiscono “nelle mani sbagliate”. Quando il senso di responsabilità arretra, per stanchezza o sfiducia, e il corpo elettorale cede all’inerzia del non-voto, o alle lusinghe della peggiore propaganda politica. 

Luigi Ciotti: "In guardia da chi abusa del potere"

Garanzia di libertà

La democrazia è una forma di governo, io credo la migliore che l’umanità sia riuscita a costruire nel tempo, pur con tanti limiti. Questa forma, caratterizzata dalla partecipazione collettiva e dall’equilibrio fra i poteri, ha come effetto, nella sostanza, la protezione delle persone contro i possibili abusi di chi governa. Come tutte le cose umane la democrazia non è immutabile, anzi ha scritta nel proprio dna la possibilità per i cittadini di farle un’accurata manutenzione. A questo servono le riforme. Ma una riforma non può stravolgere la forma nelle sue caratteristiche di base! Dobbiamo quindi chiederci: la riforma su cui siamo chiamati a esprimerci col referendum introduce delle modifiche positive o negative? È legittimo avere opinioni diverse, mentre rinunciare ad avere un’opinione, a mio avviso, è un’omissione grave. Significa abdicare ai propri doveri democratici, proprio in un momento nel quale la democrazia, come sistema, sta iniziando a mostrare alcune crepe, alcune fragilità evidenti.

Referendum sulla giustizia. La riforma Nordio, spiegata in breve

Vorrei invitare a riflettere chi oggi tende al disinteresse e alla delega: non scegliere significa comunque scegliere, accettando che siano gli altri a decidere per noi. Sulle cose che riteniamo più importanti, come i nostri affetti o progetti di vita, non lo faremmo mai! Allora com’è possibile che affidiamo a persone sconosciute una decisione che determina il futuro rapporto fra i poteri dello Stato? Quei poteri sono lì per noi! Sono stati disegnati con sapienza dai padri e dalle madri costituenti per custodire le speranze di libertà e giustizia del  popolo italiano. Chiediamoci in che modo vogliamo che continuino a svolgere questo compito così cruciale. Non entro volutamente nel merito delle questioni oggetto del voto. Altri lo faranno con autorevolezza nelle prossime pagine. Quello che mi preme dire è: votate. Studiate, confrontatevi e infine scegliete. Assumetevi questa responsabilità! Prendetevi il tempo di ripercorrere la storia recente di questo Paese, questa Repubblica nata dalle ceneri di una dittatura. La democrazia all’inizio brillava come un gioiello, dopo l’epoca oscura del fascismo. Ma ben presto sono emerse delle opacità.

                                           Referendum sulla giustizia. Il fact-checking delle dichiarazioni di Meloni, Nordio e gli altri politici per il Sì                                           

Non basta avere una delle Costituzioni più belle al mondo, se non si è capaci di metterla completamente in pratica

Tanti principi meravigliosi, ispirati alle Carte dei diritti umani e alle speranze di chi aveva combattuto per la Liberazione, restavano sulla carta. Mentre pulsioni opposte, retaggio dei sistemi di potere e privilegio del passato, manovravano nell’ombra per riprendersi la scena. Spesso con la complicità del crimine organizzato. È arrivata allora una nuova generazione di cittadine e cittadini consapevoli, decisi a non tradire gli sforzi fatti dai loro genitori e nonni. C’è stato chi si è battuto per la difesa dei diritti civili, chi per una maggiore giustizia sociale, chi per la promozione della pace, per la tutela dell’ambiente o contro la corruzione e le mafie. Diciamoci la verità: erano più o meno sempre le stesse persone, gli stessi gruppi. Un’avanguardia di “manutentori” della democrazia, che tante volte ha trovato sponda nella magistratura. Là dove la politica reagiva con lentezza di fronte a nuove sensibilità e criticità, il sistema giudiziario si è mostrato spesso capace di attivarsi per primo. Là dove emergevano delle resistenze rispetto a cambiamenti sociali inarrestabili, il mondo del diritto ha saputo accompagnare la nascita di nuovi diritti, e l’affermazione più estesa di quelli storici.

Rosy Bindi: "La riforma Nordio fa parte di un progetto più ampio"

Il voto referendario rischia di mettere in discussione questo ruolo della magistratura, che, ricordiamocelo sempre, è la principale garante della libertà delle persone di fronte agli altri poteri dello Stato. Non un soggetto che reprime e sanziona secondo il suo capriccio. Non un agente politico sotto mentite spoglie. Semmai un mediatore attento e rigoroso fra le istanze dei singoli e il bene comune, cioè l’interesse maggiore della collettività. Il voto non ci chiede di prendere le parti del governo o dei magistrati: ma di fare in modo che chiunque si trovi a governare o ad amministrare la giustizia stia dalla nostra, di parte. La parte delle cittadine e dei cittadini italiani.

Da lavialibera n° 37

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