Referendum sulla giustizia, bocciata la riforma Nordio. "Vittoria della partecipazione democratica"

Non passa la riforma costituzionale dell'ordinamento giudiziario firmata da Giorgia Meloni e Carlo Nordio. Al referendum del 22 e 23 marzo, il No vince con quasi il 54 per cento dei voti. "Risultato che serve ai cittadini e alla loro uguaglianza davanti alla legge", afferma Giovanni Bachelet

Redazione lavialibera

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24 marzo 2026

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Bocciata. Alla fine, la riforma Nordio – quella che prevedeva la separazione della carriere tra pubblici ministeri e giudici, lo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura e l’Alta corte disciplinare (leggi di più) – non è passata. Al referendum confermativo del 22 e 23 marzo, necessario per via dell’approvazione parlamentare con una maggioranza semplice e non qualificata dei due terzi, ha prevalso il No: in percentuale, i contrari sono stati il 53,74 per cento dei votanti contro il 46,26. Considerando l’alto tasso di partecipazione (ha votato il 55,70 degli aventi diritto), vuol dire uno scarto di oltre due milioni di elettori.

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Una vittoria della partecipazione democratica

“Questo risultato non serve a noi e ai magistrati, serve a tutti i cittadini, alla loro uguaglianza davanti alla legge”Giovanni Bachelet - Presidente della Società civile per il No

Nonostante il testo tecnico, i comitati che per mesi hanno condotto la campagna referendaria contro la riforma sono riusciti a spiegare i valori in gioco: “La vittoria del No al referendum è prima di tutto una vittoria della partecipazione democratica”, è il commento di Libera che, insieme a molte realtà quali Anpi, Acli, Arci, Cgil, Libertà e Giustizia, Legambiente, Giuristi Democratici, Unione degli Universitari e altri, a dicembre ha dato vita al comitato della Società civile per il No, presieduto da Giovanni Bachelet, figlio di Vittorio, il giurista e vicepresidente del Csm ucciso dalle Brigate rosse. “Questo risultato non serve a noi e ai magistrati, serve a tutti i cittadini, alla loro uguaglianza davanti alla legge”, ha detto.

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Il tasso di partecipazione arrivato dopo molte elezioni in cui l'astensionismo è stato il segnale più forte e dopo il mancato raggiungimento del quorum ai referendum dell'8 e 9 giugno 2025 sul jobs act, proposto dalla Cgil, e sulla riforma della cittadinanza: l'affluenza non superò il 30 per cento. In questo caso, non era necessario arrivare al quorum del 50 per cento degli elettori più uno, ma si è andati oltre le aspettative.

Molti sono i fattori, tra i quali non vanno esclusi l'impegno della magistratura nell'aprirsi per spiegare le proprie ragioni e quello ampio di molte organizzazioni della società civile. Soltanto dopo si sono affiancati i partiti dell'opposizione, in risposta alla dura campagna condotta dalle forze di maggioranza, fatta di critiche alle toghe e spauracchi legati all'ordine pubblico. D'altronde, il governo Meloni non ha lesinato gli attacchi ai magistrati, al punto che il presidente Sergio Mattarella, il 18 febbraio scorso, ha presieduto una riunione ordinaria del plenum del Csm per difendere l'istituzione, bollata da Nordio come para-mafiosa, e la separazione tra i poteri.

Il valore della Costituzione

“La Carta va toccata con delicatezza per far meglio funzionare il disegno che i costituenti ci hanno lasciato. Quando si cerca di stravolgerla il popolo italiano dice di no"Rosy Bindi

“Abbiamo visto un risveglio che personalmente non vedevo da anni, credo sia un grande segnale – ha dichiarato Rosy Bindi, componente del direttivo del comitato –: quando si tocca la Costituzione il popolo italiano dimostra di avere un patriottismo costituzionale sul quale noi dovremmo fare leva anche per affrontare i grandi problemi che stiamo vivendo in questo momento”. Secondo l’ex ministra, “la Carta va toccata con delicatezza per far meglio funzionare il disegno che i costituenti ci hanno lasciato. Quando si cerca di stravolgerla il popolo italiano dice di no. È una lezione che dobbiamo imparare tutti, chi vince le elezioni non ha un potere costituente”, ha aggiunto Bindi sottolineando che “in nome della Costituzione non si può dividere il Paese, la Costituzione deve solo unire”.

Rosy Bindi: "La riforma della magistratura fa parte di un progetto più ampio"

“Le cittadine e i cittadini hanno scelto di esercitare un diritto fondamentale, riaffermando con il voto il valore della Costituzione come bene comune – sostiene ancora la rete di associazioni guidata da don Luigi Ciotti –. È un segnale chiaro: la nostra Carta non può essere oggetto di interventi divisivi o calati dall’alto. Va applicata pienamente, nei suoi principi di equilibrio tra i poteri, di autonomia e indipendenza della magistratura, di tutela dei diritti”. Un riferimento all’iter legislativo: il testo firmato dal ministro Carlo Nordio è stato approvato con la procedura speciale previste per le revisioni costituzionali (doppia lettura in Camera e Senato) senza una discussione e senza un emendamento.

Una giustizia indipendente, ma da potenziare

C’è bisogno di riforme serie, condivise, che affrontino i problemi strutturali: carenze di organico, risorse insufficienti, tempi dei processi, accesso alla giustizia"Libera

“Ha perso chi voleva affievolire le garanzie e l'indipendenza della magistratura”, ha affermato senza mezzi termini il presidente onorario del Comitato Giusto dire No, Enrico Grosso, che ha scelto Extra Libera a Roma, un ex cinema confiscato alla criminalità organizzata, come location per seguire lo spoglio.

La riforma della magistratura voluta dal governo tutela i più forti

Secondo Libera, resta aperto il tema della giustizia, da affrontare nel modo giusto: “C’è bisogno di riforme serie, condivise, che affrontino i problemi strutturali: carenze di organico, risorse insufficienti, tempi dei processi, accesso alla giustizia. Non di interventi che alterano gli equilibri costituzionali”. Per l’associazione, “da questo risultato emerge anche una domanda di responsabilità collettiva. Difendere la giustizia significa stare accanto a chi denuncia, a chi cerca verità, ai familiari delle vittime innocenti delle mafie che continuano a credere nello Stato”.

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