Torino, 20 dicembre 2025. Polizia al corteo organizzato dopo la chiusura del centro sociale Askatasuna. Foto di P. Valenti
Torino, 20 dicembre 2025. Polizia al corteo organizzato dopo la chiusura del centro sociale Askatasuna. Foto di P. Valenti

"La polizia sia autonoma dal governo, come la magistratura". Intervista a Nicola Rossiello

Un mondo chiuso, esposto agli orientamenti ideologici dell'esecutivo. Così Nicola Rossiello, segretario del sindacato di polizia Silp Cgil Piemonte, descrive le forze dell'ordine oggi. E a 25 anni dalla Genova del G8, di fronte all'ipotesi di nuove tragedie, dichiara la sua "massima preoccupazione"

Elena Ciccarello

Elena CiccarelloDirettrice responsabile lavialibera

1 aprile 2026

Dalle manifestazioni di Torino al caso di Rogoredo, fino all’impatto delle nuove tecnologie sulla sicurezza. Incontriamo Nicola Rossiello, segretario generale del sindacato di polizia Silp Cgil Piemonte, mentre la commissione Affari istituzionali del Senato discute la conversione in legge dell’ultimo decreto sicurezza del governo Meloni. Lo incontriamo per discutere con un rappresentante delle forze di polizia di recrudescenza repressiva e gestione dell’ordine pubblico. Di conflitto sociale trasformato in problema di sicurezza, respinto come elemento di disturbo rispetto al consumo e all’edonismo instagrammabile di città ripulite per i turisti. Dell’ipocrisia della teoria delle mele marce, rispolverata nel recente caso di Abderrahim Mansouri, ucciso a Milano dal poliziotto Carmelo Cinturrino, per cui sono al momento indagati altri sette agenti. "Le forze di polizia del nostro Paese sono totalmente impermeabili – dice Rossiello –. Non c’è alcuna maniera di osservare come si comportano o si muovono e non c’è alcun organo di garanzia che vigili su ciò che accade, se si esclude la magistratura quando il percorso arriva davanti a un giudice".

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Rossiello, ci spieghi meglio.

Le forze di polizia sono un corpo isolato dal resto della società civile e questo alimenta una sorta di autogoverno e di giustizia interna, che significa anche auto-vigilanza, ma impedisce la rendicontazione democratica. È un tema che andrebbe affrontato nella sua complessità, al cui interno si inserisce anche la questione dei codici identificativi degli agenti, non a caso mai introdotti in Italia.

"Viviamo una stretta agghiacciante sul piano della democrazia. Se la Costituzione dice una cosa, i decreti sicurezza ne dicono e ne attuano un’altra"

Quindi?

Se parliamo di autonomia e indipendenza della magistratura, dovremmo parlare anche di autonomia e indipendenza delle forze di polizia. Occorre avviare un processo che le avvicini al resto della popolazione, rendendole un’organizzazione democratica realmente a garanzia di tutti i cittadini. Oggi invece è un mondo chiuso, esposto agli orientamenti ideologici del governo in carica. E le priorità dell’attuale esecutivo sono evidenti, messe nero su bianco anche negli ultimi decreti sicurezza. Viviamo una stretta agghiacciante sul piano della democrazia. Se la Costituzione dice una cosa, i decreti sicurezza ne dicono e ne attuano un’altra. Per di più questi provvedimenti sembrano pensati senza una piena conoscenza del funzionamento reale dello Stato. Si introducono misure, come il fermo preventivo in caso di manifestazioni, che sono pressoché impossibili da applicare quando nei prossimi anni mancheranno almeno 40mila operatori nelle forze di polizia.

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