
Le condizioni dei cpr sono pessime. Lo dicono anche le carte del ministero



1 giugno 2026
"Ogni volta che vedo queste foto mi viene da piangere. Non riesco a capire: perché?". Fadel Al Utol è sconsolato mentre guarda scorrere le immagini di moschee, chiese, monumenti e palazzi millenari distrutti o danneggiati dagli attacchi israeliani a Gaza. Classe 1981, l’archeologo palestinese ha lavorato ad alcuni dei più importanti scavi e restauri della Striscia, dove è rimasto fino all’aprile del 2025 tra bombardamenti e continui esodi forzati: è stato lui a scattare quelle fotografie, che ora vede proiettate nello spazio esposizioni della Fondazione Merz, a Torino, ed è stato lui a trovare e mettere in salvo alcuni dei reperti che compongono la mostra Gaza, il futuro ha un cuore antico. "Sono particolarmente affezionato alle anfore – ci confida mentre passiamo accanto alle casse di legno che le hanno protette nel viaggio dalla Striscia passando per Ginevra –. Raccontano di una Gaza senza frontiere, terra di incontro e di pace". Nelle parole di Fadel, l’orgoglio e il sollievo di vedere esposti in una mostra internazionale e al sicuro dalle bombe i frutti del suo lavoro si mescolano all’amara consapevolezza di saperli costretti a un esilio forzato e all’ostinata speranza di portarli un giorno di nuovo a casa, "in un grande museo della Palestina".
Crediamo in un giornalismo di servizio a cittadine e cittadini, in notizie che non scadono il giorno dopo. Ma per continuare a offrire un'informazione di qualità abbiamo bisogno di te. Sostienici!
Se sei già abbonato o hai acquistato il numero in cui è presente l'articolo clicca qui per accedere e continuare a leggere.
Mentre in Europa il Green deal è sotto assedio, e le destre spingono per smontarlo pezzo dopo pezzo, dall'altra parte del mondo, diverse nazioni europee partecipano al gruppo di cinquantasette paesi "volenterosi" che si sono riuniti a Santa Marta, in Colombia, per avviare una reale uscita dal fossile