Foto di P. Valenti
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Tracce libere, l'edizione 2026 è un dialogo aperto sui beni confiscati

La seconda edizione del progetto promosso da Libera si terrà a Roma, nei locali di Extralibera, il 6 e 7 novembre 2026. L'obiettivo non è solo produrre conoscenza specialistica, ma costruire connessioni

Marco Antonelli

Marco AntonelliAssegnista di ricerca in Scienze politiche alla Scuola Normale Superiore

17 giugno 2026

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Negli ultimi anni il campo degli studi sulle mafie e sull’antimafia, sulla corruzione e sulle pratiche di contrasto si è ampliato in modo significativo. Università, centri di studio, giornalismo d’inchiesta, associazioni e movimenti sociali hanno prodotto una grande quantità di ricerche, esperienze educative, testimonianze e pratiche di impegno civile. Un patrimonio ricco e vitale, che però rischia spesso di rimanere disperso, frammentato, difficilmente accessibile e poco connesso tra i diversi mondi che lo generano.

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È da questa consapevolezza che nasce Tracce Libere, un progetto promosso da Libera con l’obiettivo di creare uno spazio di dialogo tra ricerca accademica e società civile. L’idea è semplice quanto ambiziosa: raccogliere tracce — di studio, di memoria, di esperienza e di azione — capaci di aiutare a comprendere la complessità dei fenomeni criminali e, allo stesso tempo, di costruire strumenti concreti di trasformazione sociale.

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La prima edizione del progetto si è svolta il 10 e 11 ottobre 2025 nello spazio multimediale Extralibera, a Roma, con il titolo “Le memorie dell’antimafia tra ricerca, testimonianze e impegno civile”. Due giornate intense, attraversate da un confronto multidisciplinare che ha coinvolto studiose e attiviste, insegnanti e operatori sociali. I numeri restituiscono solo in parte l’ampiezza dell’iniziativa: due sessioni plenarie, 10 panel, 37 ricerche presentate e 52 autrici coinvolte.

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Al di là dei dati, ciò che ha caratterizzato il convegno è stata soprattutto la volontà di interrogare la memoria come terreno vivo di confronto. Non una memoria celebrativa o immobile, ma una pratica capace di mettere in relazione passato e presente, esperienze locali e processi globali, ricerca e impegno pubblico.

La memoria è terreno vivo di confronto, una pratica capace di mettere in relazione passato e presente, esperienze locali e processi globali, ricerca e impegno pubblico

Le mafie e l’antimafia, infatti, non sono soltanto oggetti di studio: sono questioni che attraversano i territori, gli spazi, le disuguaglianze sociali e la partecipazione democratica. Da quell’esperienza è nato anche un volume collettaneo che raccoglie una selezione dei contributi presentati durante il convegno. Un libro attraversato da prospettive differenti ma unite da un filo rosso comune: la memoria come spazio di costruzione civile e produzione di conoscenza. Sfogliare quelle pagine significa entrare in una trama fatta di storie, domande aperte, analisi e testimonianze che restituiscono la complessità delle trasformazioni contemporanee dell’antimafia sociale, in particolare attorno al tema delle memorie.

Tracce Libere, focus sui beni confiscati

Dopo la prima edizione dedicata alle memorie dell’antimafia, il progetto si rinnova anche per il 2026. Il secondo appuntamento di Tracce Libere, organizzato sempre nei locali di Extralibera il 6 e 7 novembre 2026, sarà infatti dedicato al tema dei beni confiscati alle mafie, con un convegno che vuole raccogliere contributi e prospettive diverse.

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La call for abstract, aperta fino al 22 giugno, invita a presentare ricerche che riguardano contributi teorici ed empirici dedicati alle principali sfide contemporanee sul tema. Il tema dei beni confiscati negli ultimi decenni ha assunto un ruolo centrale nel dibattito pubblico. Essi non rappresentano soltanto il risultato dell’azione preventiva e repressiva dello Stato, ma anche un terreno attraverso cui ripensare la partecipazione democratica, lo sviluppo e l’economia sociale.

I beni confiscati rappresentano anche un terreno attraverso cui ripensare la partecipazione democratica, lo sviluppo e l’economia sociale

Fabbriche, terreni, immobili, aziende e spazi pubblici possono diventare laboratori di riuso sociale, esperienze di cooperazione e occasioni di riscatto collettivo. In Italia e all’estero. Allo stesso tempo, rimangono aperte molte questioni: la governance dei beni, la sostenibilità economica dei progetti, la trasparenza amministrativa, il rapporto con le comunità locali, la capacità di produrre impatti duraturi sui territori.

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Per questo la seconda edizione del convegno punta a costruire un confronto aperto tra approcci disciplinari differenti e tra soggetti diversi: ricerca accademica, scuola, cooperazione sociale, giornalismo, associazionismo e realtà impegnate nei territori. L’obiettivo, ancora una volta, non è soltanto produrre conoscenza specialistica, ma costruire connessioni. Perché le tracce lasciate da ricerche, esperienze e pratiche collettive possano diventare strumenti condivisi di comprensione e di cambiamento.

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