
Strage di caporalato in Calabria: non chiamiamola tragedia



3 giugno 2026
A Grottammare, un piccolo comune confinante con San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, una villa confiscata alla criminalità organizzata è stata trasformata in un centro dedicato ai bambini e ai giovani adulti autistici. Un luogo in cui sviluppare le autonomie apprese durante gli anni di terapia, con l’obiettivo di rendere ragazze e ragazzi il più possibile autonomi.
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Il progetto si chiama Casa Mia e l’inaugurazione dello spazio è prevista per il 6 giugno 2026. “Il bene – spiega Simone Maestrini, responsabile del progetto, curato dall’associazione Omphalos – sarà intitolato ai componenti della famiglia Nencioni, morti a Firenze nel 1993 nella strage di via dei Georgofili, ma purtroppo i tempi della burocrazia non sono veloci e per l’intitolazione ufficiale bisognerà attendere ancora un po’”.
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Nell’attentato terroristico del ’93 pianificato e realizzato da Cosa nostra morirono i quattro componenti della famiglia – Fabrizio Nencioni (39 anni) e Angela Fiume (31 anni) e le figlie Nadia (9 anni) e Caterina (50 giorni di vita) – e lo studente Dario Capolicchio (22 anni). Inoltre, rimasero ferite 38 persone.
Il bene sarà intitolato ai componenti della famiglia Nencioni, morti a Firenze nel 1993 nella strage di via dei Georgofili
“L’idea di dedicare il bene alla famiglia – spiega Maestrini – è nata a seguito di alcuni incontri con il presidio ascolano di Libera. Sotto le bombe della mafia morirono anche due bambine e la villa sarà un luogo frequentato da molti bambini. Non vogliamo che la memoria di questa famiglia si perda e siamo convinti che sia giusto ricordarla anche oltre la Toscana, perché tragedie simili non devono rimanere confinate nel luogo in cui sono avvenute. Appena avremo i documenti necessari, organizzeremo una seconda cerimonia per scoprire la targa. Per quell’occasione ci piacerebbe avere tra i nostri ospiti la zia delle bambine”.
La villa è stata confiscata a “un faccendiere” – così lo definiscono i quotidiani locali – che aveva rapporti con la criminalità organizzata, il cui nome non è mai stato reso pubblico. “Del decreto di confisca sappiamo molto poco – dice Maestrini –, sembra che questa persona avesse creato una banca online, poi rivelatasi inesistente, che ha utilizzato per riciclare il denaro della mafia”.
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La villetta si trova nel quartiere Tesino Village e fa parte di un residence che conta altre costruzioni simili. Il sequestro risale al 2012 ma il bene è stato messo a bando soltanto nel 2021, quando ad aggiudicarselo è stata l’associazione Omphalos. “Purtroppo subito dopo il sequestro la villa è stata abbandonata e a causa del distacco delle utenze nel seminterrato si è formato una sorta di lago con trenta centimetri d’acqua. La muffa ha danneggiato i muri e l’umidità è arrivata fino al primo piano”.
Il sequestro risale al 2012 ma il bene è stato messo a bando soltanto nel 2021, quando ad aggiudicarselo è stata l’associazione Omphalos
Per mettere a posto la struttura è stato necessario spendere circa 100mila euro. Una piccola parte del denaro è stata raccolta grazie a donazioni, vendita di panettoni, colombe, gadget e altre forme di autofinanziamento, ma la maggior parte dei fondi derivano dalla collaborazione avviata con l’associazione nazionale I bambini delle Fate.
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“Abbiamo cercato e continuiamo a cercare sul territorio aziende o attività che aderiscano al progetto offrendo un contributo mensile a I bambini delle fate, che poi ogni tre mesi ci invia il denaro necessario per eventuali lavori di manutenzione e per organizzare i progetti”.
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“Questa è una villa dove bambine e bambini potranno entrare già all'età di due anni. Sarà possibile pernottare, fare terapia e frequentare laboratori di cucina, musica e arte. All’esterno c’è anche un piccolo giardino e una piscina, che però al momento abbiamo chiuso perché non abbiamo i fondi per metterla a posto".
"Continueremo a raccontare la storia di questo luogo, che poteva andare perduto e che invece è stato restituito alla collettività"
"Ma oltre a portare avanti le nostre attività – conclude Maestrini – continueremo a raccontare la storia di questo luogo, che poteva andare perduto e che invece è stato restituito alla collettività”.
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