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1 luglio 2026
Il nome originario è Villa Osio, un elegante edificio costruito negli anni Trenta su commissione dell’avvocato Arturo Osio, presidente della Banca nazionale del lavoro. Un luogo incantevole circondato da un parco di oltre due ettari, poi passato nelle mani dell’Opera San Francesco Saverio Oddasso, proprietaria del bene fino all’inizio degli anni Ottanta quando l’ente religioso decise di vendere al cassiere della banda della Magliana, Enrico Nicoletti.
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La villa fu sequestrata nel 1996 e confiscata in via definitiva nel 2001, quando fu assegnata al Comune di Roma. Da allora per Villa Osio è cominciata un’altra storia: il sindaco di Roma, Walter Veltroni, decise di ristrutturare il bene e trasformarlo nella Casa del Jazz, inaugurata nell’aprile del 2005. Alla cerimonia parteciparono, tra gli altri, Luigi Ciotti e Giuseppina Zacco La Torre, moglie di Pio La Torre, il politico e sindacalista assassinato da Cosa nostra a Palermo il 30 aprile 1982, ispiratore della legge 646 del 13 settembre 1982 "Rognoni-La Torre", che ha introdotto nel codice penale il reato di associazione di tipo mafioso (il 416-bis), nonché il sequestro e la confisca dei beni di provenienza illecita.
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Negli anni la Casa del Jazz è divenuta un polo musicale di rilievo internazionale, rimanendo anche un luogo di memoria, come dimostra la stele posta all’ingresso del parco, realizzata con il supporto di Libera, che riporta i 683 nomi delle vittime della mafia (dal 1893 al 2005).
Tra le persone che fin dalle origini hanno seguito il progetto di trasformazione del bene figura Franco La Torre, figlio di Pio La Torre. “Dopo la confisca e il successivo sopralluogo – racconta a lavialibera – emersero gli abusi edilizi realizzati poco prima da Nicoletti, che sembra non abbia mai abitato nella villa, acquistata per ospitare la madre. Ricordo gli arredi da bagno in oro e i mosaici raffiguranti lo stesso Nicoletti, elementi kitsch spesso presenti nelle proprietà sequestrate ai criminali".
"Ricordo gli arredi da bagno in oro e i mosaici raffiguranti lo stesso Nicoletti, elementi kitsch spesso presenti nelle proprietà sequestrate ai criminali"
La struttura, circondata dal parco, si compone di un grande edificio centrale e di una dépendance. Comprende un anfiteatro coperto di circa 150 posti, uno studio di registrazione, una foresteria per gli artisti, una biblioteca, una mediateca e un ristorante aperto al pubblico. La villa ospita, inoltre, l’associazione Ossigeno per l’informazione e in passato è stata la sede romana di Libera.
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Sotto l’amministrazione Veltroni la Casa del Jazz, la cui gestione venne affidata a Palaexpo, divenne un punto di riferimento culturale, ma dopo le dimissioni del sindaco iniziò un lungo periodo di alti e bassi. “Nel 2010, quando il primo cittadino era Gianni Alemanno – ricorda La Torre – avvenne un episodio che suscitò molte polemiche. Quell’anno era stato deciso di organizzare la festa dell’Unità all’interno della villa, ma qualcuno coprì la stele con i nomi delle vittime delle mafie con dei pannelli. Le difficoltà della struttura e le polemiche di quegli anni contribuirono a spingere il direttore di Palaexpo, Mario De Simoni, a costituire un comitato scientifico presieduto da Renzo Arbore volto a rilanciare la Casa del Jazz, in cui fui coinvolto anch’io. Le cose migliorarono, ma durante le amministrazioni di Ignazio Marino e Virginia Raggi ci fu un nuovo rallentamento”.
La svolta è datata 1° gennaio 2018, quando la gestione della Casa del Jazz è passata alla Fondazione Musica per Roma
La svolta è datata 1° gennaio 2018, quando la gestione della Casa del Jazz è passata alla Fondazione Musica per Roma, che gestisce l'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone. “Stiamo parlando della più importante fondazione musicale romana – dice La Torre – e non sorprende che oggi la programmazione sia ricca e di qualità. Per fortuna il luogo è rimasto aperto alle realtà del territorio, tra cui l’orchestra giovanile del conservatorio di Santa Cecilia, che si esercita regolarmente alla Casa del Jazz”.
La sostenibilità economica della Casa del Jazz è garantita dal finanziamento messo a disposizione dalla Fondazione Musica per Roma. “Con i soli incassi derivanti dalla vendita dei biglietti sarebbe impossibile mantenere il sito – osserva La Torre – e comunque penso sia giusto destinare delle risorse per promuovere la cultura”.
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Infine, a proposito delle difficoltà finanziarie nel gestire i beni confiscati dice: “Non è mai semplice far quadrare i conti, ma in molti casi i fondi ci sono e non vengono utilizzati, anche perché sono pochi gli istituti di credito che dispongono di professionalità in grado di rispondere alle richieste dei gestori dei beni. Dovremmo concentrarci su questo aspetto, senza dimenticare le iniziative che puntano a velocizzare e rendere più fluido il meccanismo di assegnazione dei beni confiscati. In tal senso la differenza la farà la direttiva europea con cui Bruxelles ha introdotto nuove norme per rafforzare il recupero, la gestione e il riutilizzo dei beni”.
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