Nuiva Dehli, 20 luglio 2026. Studenti provenienti da tutta l'India radunati a Jantar Mantar, pronti a marciare verso il parlamento. Foto di S. R. Dutta
Nuiva Dehli, 20 luglio 2026. Studenti provenienti da tutta l'India radunati a Jantar Mantar, pronti a marciare verso il parlamento. Foto di S. R. Dutta

India, la protesta dei giovani e del partito degli "scarafaggi": "Questi politici non ci rappresentano più"

Lo scorso maggio, dopo l'ennesima fuga di notizie sui test di ingresso alla facoltà di Medicina, studenti e studentesse indiani sono scesi in piazza per manifestare contro il governo Modi, costringendo alle dimissioni il ministro dell'Istruzione. "Non vogliono darci spazio e allora questo spazio ce lo prendiamo da soli"

Matteo Giusti

Matteo GiustiGiornalista

29 luglio 2026

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Sono stati necessari oltre cinquanta giorni di proteste ininterrotte da parte di studenti e studentesse indiani per costringere Dharmendra Pradhan, ministro dell’Istruzione del governo presieduto da Narendra Modi, a rassegnare le dimissioni, nonostante fino all’ultimo il premier abbia provato a difenderlo. I media internazionali hanno dipinto questi fatti come la vittoria degli “scarafaggi”, il soprannome affibbiato ai giovani dal presidente della Corte suprema, Surya Kant, che durante un'udienza aveva definito "parassiti" coloro che attaccano le istituzioni, paragonandoli appunto a degli scarafaggi.

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Gli “scarafaggi” contro il sistema

Tutto ha avuto inizio lo scorso maggio, quando Abhijeet Dipke, stratega della comunicazione politica e studente della Boston University, ha lanciato il Cockroach janta party (Cjp), un movimento di protesta giovanile cresciuto dopo l’ennesima fuga di notizie sui test di ingresso alla facoltà di Medicina, la più ambita dai giovani indiani. Qualche “ben informato”, come già accaduto in passato, è riuscito a ottenere i questionari prima della data d’esame, falsando la prova.

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Migliaia di ragazzi e ragazze sono scesi in piazza per protestare contro il sistema scolastico voluto dall’ormai ex ministro, invocando una riforma. La piazza di Jantar Mantar, a Nuova Delhi, è diventata il centro nevralgico della protesta, che non si ferma neppure dopo le dimissioni del ministro. Una volta appresa la notizia, i manifestanti hanno cominciato a ballare e a saltellare, imitando il verso degli scarafaggi, che ormai campeggiano un po’ ovunque come simbolo della distanza generazionale tra chi oggi detiene il potere e la classe dirigente del domani.

I media internazionali hanno dipinto questi fatti come la vittoria degli “scarafaggi”, il soprannome affibbiato ai giovani dal presidente della Corte suprema, Surya Kant, che aveva definito "parassiti" coloro che attaccano le istituzioni

Il malcontento è divampato a Nuova Delhi, dove migliaia di persone si sono radunate di fronte al parlamento, tornando anche dopo la violenta repressione della polizia. A Mumbai, la capitale finanziaria dell'India, e a Bangalore, la Silicon Valley del paese, i giovani hanno organizzato manifestazioni di minore entità, ma ogni giorno le piazze si sono riempite sempre di più. Dalla settimana scorsa le proteste hanno iniziato a diffondersi in tutta l'India, da Hyderabad e Chennai, nel sud, a Lucknow e Jaipur, nel nord, raggiungendo almeno trenta città, secondo i dati forniti dagli organizzatori.

Il ministro dimissionario Dharmendra Pradhan ha utilizzato il social network X per spiegare il motivo delle sue dimissioni, scrivendo di non voler mettere in dubbio il futuro dei giovani indiani. Anche Narendra Modi è intervenuto più volte sulla vicenda, cercando di recuperare il rapporto con le nuove generazioni e accusando al tempo stesso l’opposizione di utilizzare il malcontento come arma politica contro il governo.

Senza futuro e meritocrazia

Deepak Baliyan, uno dei portavoce del Cjp, racconta quello che sta accadendo: “Abbiamo ottenuto le dimissioni di un ministro impresentabile e, se vogliamo, possiamo ottenere le dimissioni dell’intero gabinetto di governo. Questi politici non ci rappresentano più ed è arrivato il momento che se ne vadano. Siamo stanchi di dover lasciare la nostra madrepatria perché qui non c’è futuro né meritocrazia. L’India ha un enorme potenziale con i suoi giovani, ma non vogliono darci spazio e quindi questo spazio ce lo prendiamo da soli. Il nostro è un movimento della società civile, dell’associazionismo e dei giovani. Stanno cercando di affibbiarci qualche etichetta politica, ma si tratta soltanto di una manovra per toglierci forza”.

Il primo ministro Narendra Modi ha cercato di recuperare il rapporto con le nuove generazioni, accusando al tempo stesso l’opposizione di utilizzare il malcontento come arma politica contro il governo

La forza del movimento sembra davvero spaventare Modi, che in questi dodici anni di governo è stato generalmente impermeabile a critiche e manifestazioni di dissenso. In un post su X il premier ha scritto: "Nulla è più importante del benessere e del futuro dei nostri giovani!", promettendo poi di accelerare i procedimenti contro coloro che hanno fatto trapelare i risultati degli esami e dicendosi pronto a istituire tribunali speciali. Una proposta rispedita al mittente dal Cjp. “È solo un palliativo – continua Deepak Baliyan –. In tutti questi anni non c'è stata nemmeno una condanna, quindi questa misura è totalmente inutile".

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Nel frattempo l’opposizione sta cercando di cavalcare la protesta, trasformandola in un’arma politica contro il governo. Il leader del Congresso nazionale indiano, Rahul Gandhi, principale oppositore di Modi, ha detto che le dimissioni di Dharmendra Pradhan non sono sufficienti e che si aspetta delle scuse ufficiali da parte del premier per non essere riuscito a garantire un sistema educativo equo. Gandhi, erede di una grande dinastia politica, ha affermato che negli ultimi dieci anni in tutto il Paese si sono verificati 152 casi di fuga di notizie riguardanti i test d'esame, senza che si sia mai giunti a una sola condanna. “Qualcuno, o meglio un gruppo di persone, sta deliberatamente distruggendo il nostro sistema educativo, il bene più prezioso dell'India, e la vita dei nostri studenti. Se il governo non li fermerà, ne sarà inequivocabilmente complice”.

Rahul Gandhi, principale oppositore di Modi, ha detto che negli ultimi dieci anni in tutto il Paese si sono verificati 152 casi di fuga di notizie riguardanti i test d'esame, senza che si sia mai giunti a una sola condanna

Il ministro della Sanità, JP Nadda, ha accusato Gandhi di sfruttare le proteste a fini politici, e i leader del movimento giovanile, che a suo modo di vedere fanno il male della loro nazione. “La vostra preoccupazione non è migliorare il sistema educativo, elevare la qualità dell'istruzione o garantire giustizia agli studenti – ha detto in televisione JP Nadda –. State soltanto cercando di sfruttare i problemi e le rivendicazioni degli studenti a fini politici. Volete trarne un vantaggio e questo è davvero deplorevole”.

I leader del Cjp hanno scelto di non farsi coinvolgere nello scontro politico, spiegando che se i ministri desiderano parlare con loro dovranno recarsi sul luogo della protesta e farlo pubblicamente, davanti a tutti.

Un Paese in difficoltà

Proteste giovanili a parte, l’India deve fare i conti con problemi irrisolti: dal tasso di disoccupazione, che sta raggiungendo livelli mai visti negli ultimi trent'anni, alla corruzione e all'inefficienza dell’enorme macchina burocratica statale. Il governo ha provato a nascondere la forza della protesta rimuovendo l’account del Cjp, che aveva già raggiunto 23 milioni di follower, ma senza alcun successo.

Il governo ha provato a nascondere la forza della protesta rimuovendo l’account del Cjp, che aveva già raggiunto 23 milioni di follower

La polizia ha dichiarato che oltre cento agenti sono rimasti feriti durante quelle che sono state definite “violente proteste”, ma molti testimoni hanno sostenuto che gli agenti abbiano utilizzato tutti i mezzi possibili per causare il massimo danno, piuttosto che disperdere la folla. “Gli studenti indiani meritano molto di più che essere trattati come comparse in una campagna politica – conclude il portavoce del Cjp, Deepak Baliyan –. Meritano certezze anziché caos, soluzioni anziché slogan e responsabilità anziché disordini. Questi giorni rappresentano probabilmente la prima vera sfida a Modi dai tempi della mobilitazione degli agricoltori del 2020-2021, che portò il governo a modificare una serie di leggi considerate inique".

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Intanto, la società di analisi del rischio globale Verisk Maplecroft ha classificato l’India come il paese a più alto rischio nell'indice dei disordini civili. Le rimostranze sono in aumento e la partecipazione media alle proteste è più che raddoppiata nell'ultimo anno, mentre i disordini sono ormai geograficamente diffusi in tutto il subcontinente. La popolazione è delusa dai risultati ottenuti dal governo, attribuiti per troppo tempo esclusivamente a fattori ereditati dal passato. Oggi gli indiani manifestano tutto il loro malcontento, soprattutto nei confronti del primo ministro Modi, ma più in generale verso la politica di Nuova Delhi. In tal senso, le elezioni del 2029 potrebbero riservare qualche sorpresa e rompere uno status quo che si trascina da decenni.

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