
Lo smartphone ci isola e ruba la capacità di stare soli



3 settembre 2026
"Sono sconvolto dal verdetto". Così Manuel Delia, blogger e dirigente dell'ong maltese Repubblika, commenta per Articolo21 la sentenza della giuria popolare del tribunale de La Valletta che, il 2 settembre 2026, ha assolto l'imprenditore Yorgen Fenech dall'accusa di essere il mandate dell'omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia, uccisa da un'autobomba il 16 ottobre 2017. I giurati hanno scagionato l'uomo dalle accuse di concorso in omicidio e associazione a delinquere con una maggioranza di otto voti contro uno.
"Il verdetto va rispettato, anche quando ci lascia profondamente delusi e convinti che sia stata raggiunta una conclusione sbagliata – continua Delia –. Ma il verdetto non cancella tutto ciò che sappiamo. Un processo penale pone una domanda precisa: se la colpevolezza di un imputato per determinati reati sia stata provata oltre ogni ragionevole dubbio. La giuria ha risposto a quella domanda. Non ha risposto alle altre domande che Malta continua ad avere davanti".
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Daphne Caruana Galizia era nota a Malta per le sue inchieste sulla corruzione e sull'evasione fiscale sull'Isola, che hanno mostrato il coinvolgimento di diversi uomini politici e imprenditori maltesi, tra cui Fenech. L'uomo, erede di un impero fondato su hotel e gioco d'azzardo e a capo di una società coinvolta nello scandalo dei Panama papers, era stato arrestato nel 2019 mentre tentava di lasciare l'isola sul suo yacht. Negli scorsi anni, cinque uomini sono stati condannati come esecutori materiali dell'omicidio della giornalista. Nessuno come mandante.
"Il verdetto non cancella quello che abbiamo scoperto su Malta, sulle relazioni opache tra potere politico e interessi economici"Manuel Delia - Repubblika
"Quasi nove anni dopo non abbiamo una risposta giudiziaria definitiva alla domanda più terribile: chi ha deciso che Daphne dovesse morire e perché? – prosegue Manuel Delia, che insieme ad altri giornalisti ha portato avanti alcune delle inchieste lasciate incompiute da Caruana Galizia –. L’assoluzione di Fenech non cancella neppure ciò che abbiamo appreso sulla Malta nella quale Daphne fu assassinata. Non cancella i Panama Papers. Non cancella le relazioni opache tra potere politico e interessi economici. Non cancella ciò che abbiamo scoperto sui rapporti tra Yorgen Fenech e Keith Schembri, allora capo di gabinetto del primo ministro Joseph Muscat. Non cancella le dimissioni che seguirono alla crisi del 2019. E soprattutto non cancella le conclusioni dell’inchiesta pubblica indipendente sull’assassinio (del 2021, ndr), secondo cui lo Stato maltese ha creato una cultura dell’impunità che ha reso possibile l’assassinio di Daphne".
"Nove anni dopo, le carenze istituzionali che hanno reso possibile l'omicidio di Daphne rimangono irrisolte. Il nostro Paese non è riuscito a proteggere Daphne. Ora le deve di impedire che altri perdano la vita"la famiglia di Daphne Caruana Galizia
La famiglia di Daphne Caruana Galizia, insieme alla delusione per l'assoluzione, ha dichiarato la speranza che si aprano nuovi fronti giudiziari e che arrivino le riforme che Malta aspetta da tempo: "Ora deve essere fatta giustizia per la corruzione che ha reso possibile l’omicidio di Daphne – si legge in una nota pubblicata su Facebook dalla fondazione intitolata alla giornalista –. A nove anni dal brutale omicidio di Daphne, le carenze istituzionali che l'hanno reso possibile rimangono irrisolte e non sono state oggetto di alcuna riforma. Una giustizia duratura implica che nessuno debba mai più affrontare gli stessi rischi. Il nostro Paese non è riuscito a proteggere Daphne. Ora ha il dovere, nei sui confronti, di impedire che altri perdano la vita".
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Reporter senza frontiere ha espresso la sua "indignazione per l'incapacità delle autorità maltesi di fare giustizia, proteggere i giornalisti e la libertà di stampa". Parole simili sono arrivate dalla Federazione europea dei giornalisti, che ha parlato di "giustizia negata" e espresso l'auspicio che la decisione venga ribaltata in appello. Solidarietà alla famiglia anche da Chance, la rete europea di ong contro la criminalità organizzata promossa da Libera, di cui fa parte anche Repubblika: "Chiediamo alle autorità maltesi di rinnovare il proprio impegno a favore della responsabilità istituzionale, della tutela dei giornalisti, della lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata, nonché della piena attuazione delle raccomandazioni formulate dall'Inchiesta Pubblica – si legge nel comunicato –. La famiglia di Daphne, così come i giornalisti e gli attivisti della società civile maltese impegnati nella ricerca della verità e della giustizia, non dovrebbero essere lasciati soli a sostenere questo peso. In tutta Europa, noi siamo al loro fianco".
Dal canto suo, Repubblika promette di proseguire il proprio impegno: "Dobbiamo continuare a chiedere perché la corruzione investigata da Daphne non sia stata perseguita adeguatamente, perché tante raccomandazioni dell’inchiesta pubblica siano ancora inattuate, perché le nostre istituzioni restino vulnerabili alle interferenze del potere politico ed economico – continua Delia –. E dobbiamo ricordare che l’impunità sopravvive ogni volta che le istituzioni sono troppo deboli per controllare il potere, che i giornalisti vengono intimiditi, che chi denuncia la corruzione viene isolato".
"Penso soprattutto alla famiglia di Daphne. Per quasi nove anni ha sopportato non soltanto la perdita di una moglie e madre, ma l’onere intollerabile di dover continuare a pretendere dallo Stato verità che lo Stato avrebbe dovuto cercare da sé. Quell’onere non può essere lasciato ancora una volta soltanto a loro. Una giuria ha pronunciato il suo verdetto su Yorgen Fenech. Lo rispettiamo. Ma Malta non può utilizzare quel verdetto per assolvere se stessa".
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