Maria Chindamo: otto indagati a dieci anni dalla scomparsa

A dieci anni dalla sparizione di Maria Chindamo, l'inchiesta si allarga coinvolgendo alcuni parenti dell'ex marito. La sua storia è considerata un caso di "lupara rosa"

Redazione lavialibera

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11 settembre 2026

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A dieci anni dalla sparizione di Maria Chindamo, l'inchiesta sull'imprenditrice agricola calabrese si allarga coinvolgendo alcuni parenti dell’ex marito. Otto persone sono indagate nell'ambito dei nuovi accertamenti sul delitto della donna, scomparsa la mattina del 6 maggio 2016 davanti al cancello della sua azienda di Limbadi, nel Vibonese. La procuratrice della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Annamaria Frustaci, ha inviato un'informazione di garanzia a Giovanni Capone, Vincenzo e Francesco Arceri, Tommaso e Antonino Biondo, Sasho Emilov Dimitrov, Davide Errigo e Laurenthiu Georghe Nicolae, ai quali vengono contestate, a vario titolo, ipotesi di concorso in omicidio, distruzione di cadavere e associazione mafiosa.

Chi era Maria Chindamo e perché è stata uccisa

La storia di Maria è avvolta dal mistero dal giorno della scomparsa: nessun colpevole, nessun corpo. L’associazione “Penelope” ha definito quello di Maria Chindamo come un ennesimo caso di “lupara rosa”, circa 60mila vittime, 10mila solo in Calabria dal 1974 ad oggi.

Una donna libera in un territorio difficile

Maria Chindamo aveva 44 anni quando sparì. Era cresciuta a Laureana di Borrello, in una famiglia di insegnanti, si era laureata, abilitata come commercialista, aveva aperto uno studio e insieme al marito un'azienda agricola. "Era una donna libera ­– racconta il fratello Vincenzo, che lavialibera ha incontrato nel maggio 2026 –. Sin da giovane ha deciso di scegliere la sua strada in libertà, cosa studiare, quando, di chi innamorarsi e fino a quando".

Quando il matrimonio entra in crisi e Maria decide di separarsi, intorno a lei si mette in moto qualcosa di pesante. Il suocero, Vincenzo Punturiero, fa pressione sul figlio perché non accetti la separazione. Il marito sprofonda nella depressione, tenta il suicidio una prima volta ma ci riesce l'8 maggio 2015. Da allora, la famiglia Punturiero attribuisce a Maria la colpa di quella morte. Lei lascia casa e studio e torna a Laureana con i tre figli, reinventandosi imprenditrice agricola in piena autonomia. Ma le pressioni non si fermano: il suocero ostacola la conduzione dell'azienda, i familiari del marito si presentano sui suoi terreni, i mezzi agricoli in comune diventano un campo di battaglia quotidiana.

La mattina del 6 maggio 2016 Maria esce di casa alle 7, ha un appuntamento con due collaboratori all'azienda di Limbadi. Arriva davanti al cancello, ma i suoi operai non ci sono ancora. Ci sono altre persone. Appena scesa dall'auto, viene aggredita. Uno degli operai, arrivato poco dopo, trova l'auto ancora in moto, macchiata di sangue, con ciocche di capelli sulla carrozzeria e su un muretto. Di Maria non c'è più traccia. "Non pensavo potesse succedere qualcosa di così tanto grave" continua Vincenzo. Il fascicolo passa dalla procura di Vibo alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.

La svolta del 2023 e il processo in corso

Sette anni dopo la scomparsa, nel settembre 2023, arriva il primo arresto: Salvatore Ascone, proprietario dei terreni confinanti con quelli di Maria. Secondo la ricostruzione della Dda di Catanzaro, guidata all'epoca da Nicola Gratteri, Maria sarebbe stata uccisa su mandato del suocero, per vendicare il suicidio del figlio e punirla per aver iniziato una nuova relazione. La 'ndrangheta locale avrebbe approfittato della circostanza per impossessarsi dei suoi terreni, sui quali aveva messo gli occhi da tempo ricevendo sempre un rifiuto. Ascone avrebbe manomesso l'impianto di videosorveglianza che avrebbe potuto riprendere l'aggressione e, secondo le rivelazioni di alcuni pentiti, avrebbe distrutto il corpo dandolo in pasto ai maiali e triturandolo con un trattore. Il processo davanti alla Corte d'assise di Catanzaro è cominciato il 14 marzo 2024 ed è ancora in corso. Ascone è accusato di concorso in omicidio e occultamento di cadavere. Ma è l'unico imputato.

I primi indagati per la scomparda dell'imprenditrice calabrese

"Queste ipotesi sono un pezzetto della verità – dice Vincenzo Chindamo –. Sono sicuro che altre persone possano aver collaborato come mandanti e come esecutori". Le nuove indagini potrebbero finalmente completare il quadro, restituendo verità alla terribile storia di Maria.

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