
A Roma Est continuano a esplodere bombe: 15 da settembre. Dietro, l'ombra dei clan che si riorganizzano



6 novembre 2026
Per entrare in un centro di permanenza per il rimpatrio (cpr) non serve più essere “idonei”, né avere condizioni di salute “compatibili” con la vita in comunità ristretta. Basta uno stato di salute considerato “gestibile” all’interno della struttura. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi lo aveva già annunciato, ma è di martedì 3 novembre la modifica in questo senso alla direttiva Lamorgese, che dal 2022 regola le condizioni di ingresso delle persone migranti nelle strutture.
La nuova direttiva, non ancora trasmessa alle prefetture ma di cui lavialibera ha visionato il testo, riguarda in particolare l’articolo 3, che rendeva obbligatorio l’accertamento dello stato di salute da parte di un medico del Sistema sanitario nazionale prima dell'ingresso nel centro e impediva il trattenimento qualora queste fossero ritenute incompatibili. Un giudizio, quindi, vincolante e che tiene necessariamente conto del luogo di destinazione: il concetto stesso di idoneità porta con sé la domanda “a cosa?”.
Medici contro i cpr: "I migranti sono persone, non corpi da remigrare"
Proprio su questo punto si è concentrata la campagna di sensibilizzazione lanciata nel 2024 dalla Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm), dalla rete Mai più lager - No ai Cpr e dall’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), che basandosi su studi dell’Organizzazione mondiale della sanità e altre evidenze scientifiche, documentali e istituzionali ha denunciato la natura patogena di questi luoghi, cioè il fatto che le loro condizioni strutturali facciano ammalare anche chi vi entra da sano, o comunque peggiorino lo stato di salute di chi è trattenuto. E sempre sulla base di queste evidenze diversi medici, negli anni, hanno scelto di non certificare l’idoneità delle persone che visitavano, appellandosi al principio deontologico del primum non nocere (in primo luogo, non arrecare danni).
I certificati in questione sono stati al centro dell’inchiesta della procura di Ravenna, che lo scorso febbraio ha avviato un’indagine per falso ideologico contro otto infettivologi dell’ospedale Santa Maria delle Croci, a cui il 16 settembre si sono aggiunte perquisizioni a 22 medici non indagati e l’accusa di associazione a delinquere per Nicola Cocco, infettivologo della Simm e rete Mai più lager – no ai Cpr. Proprio questi certificati sono stati aboliti lo scorso 3 novembre con quella che il ministro Piantedosi ha definito su X “una misura che consente di garantire la massima tutela della salute dei migranti evitando, allo stesso tempo, che valutazioni influenzate solo da pregiudizi ideologici ostacolino le procedure di rimpatrio”.
Chi soffre di patologie potrà comunque essere trattenuto se queste sono ritenute "gestibili" nei cpr. Per Piantedosi, la modifica serve a evitare che "valutazioni influenzate da pregiudizi ideologici ostacolino i rimpatri"
Se la direttiva Lamorgese identificava come obiettivo della visita quello di “accertare l'assenza di patologie evidenti che rendano incompatibile l'ingresso e la permanenza del medesimo nella struttura, quali malattie infettive contagiose e pericolose per la comunità, disturbi psichiatrici, patologie acute o cronico degenerative […] che non possano ricevere le cure adeguate in comunità ristrette”, il nuovo testo parla genericamente di “verifica dello stato di salute della persona” attraverso indagini anamnestiche o sintomatologiche e la documentazione sanitaria disponibile, “identificando le condizioni di salute, fisiche o psichiche che comportino eventuali bisogni di assistenza da assicurare a cura del gestore del centro per il rimpatrio o dell’Azienda sanitaria territorialmente competente”.
Eventuali patologie, quindi, non comportano più automaticamente l’incompatibilità con l’ingresso in cpr: il loro trattamento viene affidato direttamente all’ente gestore privato o all’azienda sanitaria locale, ma l’uscita della struttura è ammessa, come si legge al comma 8, solo qualora “le condizioni di salute del trattenuto per la loro gravità non siano gestibili all’interno al centro”, affinché venga preso in carico da strutture socio-sanitarie. Questo passaggio sposta la questione dalla compatibilità tra le condizioni della persona e il contesto detentivo ai bisogni di assistenza del singolo individuo, senza tenere conto degli effetti che la permanenza in cpr può produrre attivamente sulla sua salute. Un disturbo psichico, ad esempio, può essere trattato all’interno del centro, ma al tempo stesso aggravarsi proprio a causa della detenzione.
Al cpr di Torino due atti di autolesionismo ogni tre giorni, visite "sommarie" e cure negate
Anche la rivalutazione delle condizioni di salute dovrà avvenire all’interno del centro, ed è qui l’unico accenno al concetto di idoneità: “Le visite mediche e i colloqui psicosociali si svolgono all’interno della struttura in locali idonei, in modo da assicurare anche il rispetto della riservatezza e la tutela della dignità personale”, si legge, con una formula che ricorda quelle stanze segrete che portano lo stesso nome, dove i migranti vengono rinchiusi prima di essere rimpatriati per direttissima e la riservatezza si trasforma in invisibilità.
Saranno chiuse, infine, anche le buste contenenti le schede sanitarie complete prodotte durante la visita, che passeranno direttamente dal personale di scorta al medico dell’ente gestore, mentre agli uffici di Polizia arriverà soltanto una valutazione sintetica che potrà essere richiesta dall’autorità giudiziaria. Anche il fascicolo sanitario con tutta la documentazione clinica prodotta all’interno del cpr sarà “sottratto alla ostensibilità a terzi”: a visionarlo potranno essere solo l’autorità giudiziaria, l’avvocato della persona, le autorità sanitarie e il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale. Non potranno accedervi quindi parlamentari e consiglieri regionali né la società civile, a cui le prefetture hanno già negato l’accesso ai centri nell’ambito del progetto InLimine – Diritto di sapere di Asgi, cui anche lavialibera aveva aderito per far entrare le proprie giornaliste e i propri giornalisti.
La nuova direttiva cambia anche il ruolo dei medici che effettuano la visita, in una direzione che la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) auspicava da mesi e che è culminata nella richiesta da parte dei 106 ordini territoriali di separare la valutazione clinica dall’autorizzazione al trattenimento. “In attesa di conoscere ufficialmente il testo del provvedimento”, dichiara adesso il presidente Filippo Anelli a lavialibera, “consideriamo positivo il principio di distinguere l’attività del medico dalle decisioni amministrative sull’accesso ai Cpr”, ribadendo che l’atto medico ha come obiettivo “la tutela della salute e la cura della persona”.
Giustetto (Fnomceo): "Il medico deve curare, non decidere sul trattenimento dei migranti"
La Federazione chiede ora una maggiore attenzione alle condizioni di salute, “una rete effettiva di assistenza per i migranti, integrata con il Servizio sanitario nazionale, capace di assicurare tempestività e continuità delle cure” e il miglioramento delle condizioni nei cpr. Chiede infine che il medico possa “valutare e segnalare ogni rischio per la salute, compreso quello che deriva dall’ambiente e dalle condizioni di trattenimento”, conclude. Eppure, proprio quella separazione accolta con favore rischia, per tutelare la categoria medica, di svuotare gli effetti di una riflessione su quegli ambienti che la stessa Fnomceo ha riconosciuto come patogeni.
Anche per la Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) la priorità è la tutela della categoria, come spiega a lavialibera la presidente Cristina Mussini. Per questo motivo, dice, preferirebbe che a svolgere la visita fossero direttamente i medici dei cpr. “Nel resto d’Europa i medici non sono responsabili dell’invio in Cpr e in Italia si stava configurando una situazione di rischio per i giovani infettivologi”, afferma. “Il compito di una società scientifica non è quello di intervenire su un fatto politico, ma proteggere gli iscritti e verificare che le condizioni dei centri non favoriscano lo sviluppo di malattie infettive”.
Diversi infettivologi hanno lasciato la Simit denunciando la mancata presa di posizione dell'associazione sulle indagini di Ravenna e il rischio di una medicina al servizio della pubblica sicurezza
I sopralluoghi in cpr sono - insieme alla modifica della direttiva Lamorgese - uno dei due obiettivi di un tavolo con il Viminale a cui la Simit ha partecipato lo scorso 12 ottobre. Sebbene neghi che la nuova direttiva ne sia il risultato diretto, Mussini ribadisce che per una società come la Simit è “doveroso” collaborare con le istituzioni assumendo un ruolo “tecnico e non ideologico”. Il riferimento è alle proteste e disiscrizioni da parte di infettivologi che in questa collaborazione intravedono il rischio di una medicina messa al servizio della pubblica sicurezza e denunciano la mancata presa di posizione sui colleghi indagati dopo il 16 settembre. In una lettera inviata il 21 settembre, un gruppo di iscritti aveva chiesto che la società riaffermasse pubblicamente il proprio ruolo, ribadendo il carattere deontologico, e non politico o giudiziario, del discorso sulla patogenicità, che Mussini conferma di non aver portato al tavolo con il ministero. “I medici sono pubblici ufficiali e come tali devono rispettare le leggi: se una legge non piace si può andare a votare o in piazza a titolo individuale, ma non deve essere una società scientifica a farlo”, conclude.
Ma è proprio la legge a dire che quella valutazione non è facoltativa. Che l’accertamento sanitario sulla compatibilità delle condizioni di salute con il trattenimento prima della convalida sia una “condizione ineludibile” lo ha stabilito anche la Cassazione con l’ordinanza 15106/2017, giudicando il caso di un cittadino tunisino trattenuto nell’allora cie (centro di identificazione ed espulsione, precedente denominazione dei cpr) di Brindisi. Una tutela specifica è inoltre prevista per i richiedenti protezione internazionale, che secondo l'articolo 7, comma 5, del decreto legislativo 142 del 2015 non possono entrare in cpr se le loro condizioni di salute sono incompatibili con il trattenimento.
La mappa esclusiva delle "stanze segrete" per il rimpatrio
La modifica, inoltre, si inserisce in un quadro normativo già sanzionato dalla Corte costituzionale, che con la sentenza n. 96 del 3 luglio 2025 ha ricordato che, secondo l’articolo 13 della Costituzione, qualsiasi restrizione della libertà personale deve essere regolata secondo modalità definite da una legge, mentre attualmente è lasciata a norme secondarie e atti amministrativi come le direttive ministeriali. A oltre un anno da quella pronuncia, quella legge non è ancora arrivata. Mentre il ddl immigrazione risulta ancora in corso di esame della commissione dal 19 maggio 2026, il Viminale interviene con ancora un altro atto amministrativo, senza intermediazioni, sulle condizioni di vita concrete delle persone migranti.
Crediamo in un giornalismo di servizio a cittadini e cittadine, in notizie che non scadono il giorno dopo. Aiutaci a offrire un'informazione di qualità, sostieni lavialibera
La tua donazione ci servirà a mantenere il sito accessibile a tutti
Il nuovo numero dedicato alla "criminalità riorganizzata": dalle reti finanziarie clandestine al narcotraffico, dalle nuove tecnologie alla violenza che torna nelle strade di Palermo. Un dossier che mette in fila numeri, inchieste e testimonianze per mostrare il volto attuale delle mafie
La tua donazione ci servirà a mantenere il sito accessibile a tutti