Torino, il centro di permanenza per il rimpatrio di Corso Brunelleschi. Foto del ministero dell'Interno/Invitalia
Torino, il centro di permanenza per il rimpatrio di Corso Brunelleschi. Foto del ministero dell'Interno/Invitalia

Al cpr di Torino due atti di autolesionismo ogni tre giorni, visite mediche "sommarie" e cure negate

La relazione del Garante che ha visitato il centro per il rimpatrio di Corso Brunelleschi racconta l'inferno dei migranti rinchiusi. Alcune segnalazioni di presunti maltrattamenti sono state inoltrate alle autorità giudiziarie

Paolo Valenti

Paolo ValentiRedattore lavialibera

29 settembre 2026

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Dormiva nella mensa, su un materasso poggiato per terra, accanto ad avanzi di cibo “risalenti a diversi giorni prima”. M. D., cittadino del Mali, non avrebbe dovuto trovarsi nel centro di permanenza per il rimpatrio (cpr): secondo la psichiatra che lo ha visitato, era “inidoneo poiché soffre di uno stato di psicosi cronico che necessita di cure ospedaliere”, ma l’ospedale di riferimento “non si è reso disponibile a ricoverarlo per mancanza di posti letto”. Così, “a causa della sua incompatibilità con la convivenza nel settore abitativo”, è stato isolato nel locale destinato alla consumazione dei pasti, che è diventato quindi inutilizzabile, senza accesso immediato ai servizi igienici. 

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Mentre continua l’inchiesta giudiziaria – e il parallelo processo mediatico e politico – nei confronti dei medici accusati di falso e associazione a delinquere per aver certificato l'inidoneità sanitaria di alcuni cittadini stranieri all’ingresso nei cpr, la relazione del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale a seguito della visita del 26 marzo scorso nel centro di Torino, pubblicata il 24 settembre, racconta cosa succede a chi, invece, è ritenuto “idoneo”: cure e visite negate, malattie trascurate, atti di autolesionismo quasi quotidiani, segnalazioni di maltrattamenti, condizioni di detenzione che potrebbero configurare “un trattamento inumano e degradante”.

Due episodi di autolesionismo ogni tre giorni

Nel primo anno dalla riapertura sono state trattenute 681 persone, ma solo 94 (il 13,8%) sono state rimpatriate. Gli episodi o tentativi di autolesionismo sono stati 138, eppure non c'è alcun protocollo per gestirli

Partiamo dai numeri: al momento della visita, si legge nella relazione, nel cpr erano presenti 49 persone tra i 18 ai 63 anni, a fronte di una capienza di 66 posti. I più numerosi erano i cittadini tunisini, seguiti da marocchini, gambiani e peruviani. Una persona risultava trattenuta da cinque mesi. Nell’anno trascorso dalla riapertura del centro – rimasto chiuso per due anni per ristrutturazioni in seguito a gravi danneggiamenti –, il 24 marzo 2025, al giorno della visita, risultano transitate 681 persone, di cui 190 provenienti da istituti penitenziari. Solo 94, il 13,8 per cento, sono state rimpatriate. Le restanti 587 sono uscite per mancata convalida dell’autorità giudiziaria (212), per trasferimento verso altri cpr (119), compreso quello albanese di Gjadër, o per altri motivi, tra cui la rivalutazione sanitaria.

Nello stesso periodo, il registro degli eventi critici, consultato dalla delegazione che ha effettuato la visita, ha riportato 138 episodi di autolesionismo o tentativi di gesti anticonservativi, più di uno ogni tre giorni, 66 dei quali hanno portato all’ospedalizzazione. Nei primi tre mesi del 2026, gli episodi di questo tipo sono stati 56, due ogni tre giorni. Eppure “non è presente alcun protocollo operativo per la prevenzione e gestione del rischio autolesivo e suicidario”. La maggior parte degli episodi risulta “determinata da un diniego di farmaci”, soprattutto Lyrica e Rivotril, di cui molte persone trattenute nei cpr sono dipendenti.

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Risultano poi “nove episodi significativi di turbativa dell’ordine pubblico all’interno del centro”, con 16 arresti. Nella relazione, il Garante evidenzia le carenze del registro, costituito da “un quaderno compilato a mano privo dei requisiti di inalterabilità, precisione e accuratezza nella compilazione”, in cui spesso “non vi è una descrizione esauriente del fatto, né indicazione dell’identità del compilatore e della fonte”.

Visite mediche “sommarie e non conformi”

"È stata rilevata la sommarietà delle certificazioni sanitarie di ingresso che si rivelano non conformi o comunque non accurate rispetto alle effettive condizioni di salute dei cittadini stranieri assegnati al cpr"

Gran parte delle osservazioni mosse dal garante riguardano il diritto alla salute, a partire dalle visite di idoneità oggi al centro del dibattito politico e mediatico. “È stata rilevata, come altre volte, la sommarietà delle certificazioni sanitarie di ingresso che si rivelano non conformi o comunque non accurate rispetto alle effettive condizioni di salute dei cittadini stranieri assegnati al cpr”, si legge nella relazione. La vice-direttrice del centro di Corso Brunelleschi ha riferito alla delegazione in visita che “le persone che provengono dal circuito penitenziario giungono senza la relativa documentazione medica, foglio terapia e indicazioni dei trattamenti farmacologici in corso”.

Ancora più carente risulta la rivalutazione sanitaria dopo il primo ingresso. La delegazione racconta di aver ha incontrato B. R. M., che pochi giorni prima della visita era rimasto vittima di un infortunio da caduta: “Indossava un busto ortopedico applicato al torace a protezione delle vertebre ed appariva fortemente limitato nei movimenti – si legge nella relazione – Riferiva alla delegazione di avere bisogno del supporto fisico dei propri compagni di modulo per fruire della toilette e della doccia”. Eppure, all’atto delle dimissioni dall’ospedale, “non era stata considerata la compatibilità delle sue condizioni di salute con il reingresso nella struttura di trattenimento; il gestore aveva pertanto chiesto la rivalutazione sanitaria, ma la struttura di via Farinelli – l’ambulatorio incaricato delle visite di idoneità al primo ingresso, ndr – aveva dichiarato la propria incompetenza ritenendosi responsabile del solo esame delle condizioni di salute dei cittadini stranieri in ingresso e non di quelli già trattenuti”.

Niente posto in ospedale

C’è poi il “grave problema della mancata accoglienza, da parte delle strutture territoriali, delle persone che presentano vulnerabilità psichiatriche”, di cui la storia di M. D., raccontata in introduzione, è emblematica. “La struttura ospedaliera di riferimento per il cpr è l’ospedale Martini che, tuttavia, secondo quanto riferito, non riesce a reggere il ritmo degli invii e delle richieste provenienti dalla struttura, sicché si determinano omissioni e ritardi nella presa in carico di persone che versano anche in particolare condizioni di vulnerabilità”.

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La relazione racconta ancora il caso di S. M., entrato nel cpr il 19 marzo 2026: “Malgrado avesse dichiarato nella visita di screening in ingresso il consumo di eroina/cocaina/hashish, la condizione di dipendenza è stata accertata solo il 24 marzo, dopo plurimi trasferimenti in ospedale per crisi gastrointestinali e respiratorie, mentre la somministrazione della terapia sostitutiva ha avuto inizio il 25 marzo”. Negli otto giorni dall’ingresso alla visita del Garante, S. M. ha vissuto isolato nella stanza di osservazione sanitaria. 

Isolati per giorni

Proprio sull’utilizzo della stanza di osservazione sanitaria si concentrano alcune delle osservazioni del Garante. Il locale “non è dotato di campanello di chiamata per le urgenze” e “al momento della visita il lavandino era fuori uso poiché sommerso dal cibo evidentemente rigettato dalla persona che occupava in quel momento la stanza”. Le annotazioni sul registro di entrata e uscita risultano inoltre “incomplete” e “dalla descrizione di alcuni eventi parrebbe che in qualche caso il locale di osservazione sia usato per finalità diverse da quelle di natura sanitaria”. Vengono citati gli esempi di persone poste in isolamento per “condotte aggressive”, “stato di agitazione”, “tensione fra ospiti a motivo dell’uso del telecomando” o non meglio specificati “gesti dimostrativi”.

Rispondendo per iscritto alle osservazioni, l’ente gestore, la cooperativa Sanitalia, ha assicurato che “l’accesso alla sala di osservazione avviene esclusivamente per motivazioni di carattere sanitario” o “nei casi di comportamento aggressivo o di grave agitazione psicomotoria, esclusivamente quale misura di protezione della vita e dell'incolumità del paziente stesso, degli altri ospiti e degli operatori sanitari, e mai con finalità disciplinari o di isolamento non giustificate da esigenze sanitarie”. Sanitalia ha inoltre comunicato di aver adottato “misure correttive” per rendere la compilazione del registro “più dettagliata e completa”.

La questione riporta alla mente la morte di Moussa Balde, giovane guineano che si è tolto la vita il 23 maggio del 2021 proprio mentre era sottoposto a isolamento sanitario nell’area del cpr di Corso Brunelleschi chiamata “ospedaletto”, oggi chiusa. Lo scorso 11 febbraio, il tribunale di Torino ha condannato l’allora direttrice della struttura Annalisa Spataro a un anno di reclusione per omicidio colposo, assolvendo invece il reponsabile sanitario.

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Segnalazioni di maltrattamenti

Diverse delle persone trattenute con cui la delegazione del Garante ha parlato hanno lamentato un “atteggiamento costantemente intimidatorio da parte delle forze dell’ordine, anche in risposta a un mero dissenso verbale”. L’analisi del registro degli eventi critici solleva poi dubbi sulla legittimità e la proporzionalità nell’uso della forza: “Talune registrazioni relative a episodi di arresto, prive di riferimento a comportamenti violenti posti in essere dalla persona, sollevano interrogativi”, si legge nella relazione. Si citano, per esempio, casi di arresto per “litigi” o “intemperanza”. Alcune persone trattenute hanno inoltre raccontato di aver subito all’ingresso “un controllo di sicurezza molto intrusivo con la richiesta di denudamento totale e l'esecuzione di piegamenti”, ma la Questura ha negato.

La delegazione del Garante racconta di aver ricevuto segnalazioni di possibili maltrattamenti “meritevoli di approfondimento sotto il profilo della possibile rilevanza penale”, riportati alle autorità giudiziarie

La delegazione del Garante racconta poi di aver ricevuto segnalazioni di possibili maltrattamenti “meritevoli di approfondimento sotto il profilo della possibile rilevanza penale”, riportati alle autorità giudiziarie. Attualmente, il direttore del cpr di Corso Brunelleschi Vincenzo Salvo è sospeso dall'incarico e affronta un processo per minacce e percosse ai danni di una persona trattenuta. Il questore di Torino Massimo Gambino e il capo della Polizia Vittorio Pisani hanno risposto alle osservazioni assicurando che l’operato degli agenti è sempre improntato “alla mediazione e al dialogo”.

Se igiene e privacy sono "nemiche della sicurezza"

Al centro dell’attenzione del Garante ci sono anche le condizioni materiali degli spazi, in particolare i bagni. La relazione segnala che “il vano che ospita la toilette alla turca in qualche caso è completamente aperto, mentre in altri casi lo spazio è parzialmente protetto da un muretto” e “non risulta installata una porta nemmeno tra il locale bagno e il dormitorio”, il che permette “la propagazione degli odori e delle esalazioni” fino ai letti, distanti solo 4 metri dal wc. In uno dei bagni, “l'acqua esondava dalla toilette alla turca allagando tutto il vano”. “La situazione riscontrata – si legge nella relazione – viola canoni di salubrità degli ambienti di vita, della protezione della riservatezza e della vita privata” ed è “potenzialmente idonea a configurare un trattamento inumano e degradante”. La Prefettura di Torino ha risposto negativamente alla raccomandazione di installare porte o tende nei bagni, ritenute “controindicate sotto il profilo della sicurezza, anche al fine di prevenire il compimento di gesti anticonservativi”.

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Per il Garante, l'assenza di porte nei bagni potrebbe costituire "trattamento disumano e degradante". Per la Prefettura, è a tutela della sicurezza delle persone trattenute

Respinta anche la richiesta di installare campanelli di chiamata in caso di necessità – ritenuta “superflua e sconsigliata per il possibile uso pretestuoso che ne farebbero i trattenuti” –, di permettere l’apertura delle finestre – che resteranno sigillate “per impedire un uso improprio da parte degli stranieri” –, di un sistema autonomo di accensione e spegnimento della luce nei moduli abitativi – “per prevenire possibili usi impropri dei tasti di accensione” –, e di installare panchine e sedie: per la Prefettura è “incompatibile con gli spazi a disposizione, con esigenze di sicurezza (le sedute mobili potrebbero essere utilizzate come oggetti contundenti) e con la natura dei locali in argomento, aventi funzione di dormitorio”. Esclusa anche la possibilità di concedere alle persone trattenute l’utilizzo di telefoni con telecamera per le videochiamate, “sempre per ragioni di ordine e sicurezza pubblica”.

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