Annegare in un mare di input superflui

Abbiamo fatto dipendere la nostra sopravvivenza dalla produzione di informazioni culturali: che ne sarà allora della nostra umanità ora che tale produzione è fuori controllo?

Francesco Remotti

Francesco RemottiProfessore emerito di Antropologia culturale dell'Università di Torino

3 maggio 2021

Siamo assediati, siamo invasi, siamo fatti da e di informazioni. Curiosamente nel linguaggio di tutti i giorni la parola informazione ha subìto una riduzione semantica: significa semplicemente dare o ricevere notizie, le quali, beninteso, possono essere più o meno importanti, ma si tratta pur sempre soltanto di notizie che sui più diversi argomenti fluttuano, vengono trasmesse o vengono captate nei media di ogni tipo. I media stanno in mezzo, tra i diversi soggetti: sono appunto mezzi di comunicazione. Se però si riflette un po’ di più sulla parola e si risale al suo uso antico (per esempio in Dante), ci si accorge che essa contiene un significato più profondo, che è quello di in-formare, dare forma. Non si tratta dunque soltanto di notizie, ma di qualcosa che ha il potere di plasmare, di modellare. 

Quando i biologi ci dicono che nel Dna sono contenute le informazioni genetiche che guidano, per esempio, lo sviluppo dall’embrione al feto e dunque la messa in forma di un organismo, conferiscono al concetto di informazione il suo significato originario. E quando gli antropologi tirano fuori il concetto di cultura per sostenere che nel caso di Homo sapiens siano altrettanto importanti per la sopravvivenza di questa specie le informazioni culturali, conferiscono anch’essi al concetto di informazione un significato poietico, costruttivo. 

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