La linea dell'orizzonte, Beccogiallo editore 2022
La linea dell'orizzonte, Beccogiallo editore 2022

La comunità bengalese in un'ethnographic novel

La linea dell'orizzonte è una ethnographic novel che racconta una comunità, quella bengalese, per molti ancora poco nota. Presentarla in periferia ha dato l'opportunità di conoscerla dal vivo

Stefano Antinori

Stefano Antinori e Ivano CurtoloLibreria Heimat (Marghera)

13 luglio 2022

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È un’ethnographic novel, un racconto a fumetti che narra di un’etnia, la comunità bengalese italiana, per molte persone ancora ignota e impenetrabile. A Marghera (Venezia), è diventato il pretesto per creare un contatto tra persone e conoscersi. La linea dell’orizzonte, realizzato dal ricercato Francesco Dalla Puppa insieme allo sceneggiatore Francesco Matteuzzi e al disegnatore Francesco Saresin (edizioni BeccoGiallo), è un libro che indaga il percorso di questa comunità, protagonista negli ultimi anni di una dinamica migratoria verso l’Inghilterra, facendo emergere le storie di cittadini italo-bengalesi, i loro legami con l’Italia, l’impatto con Londra, le aspettative verso i figli. Filo conduttore della narrazione è il vissuto del giovane sociologo Stefano, alter ego dell’autore: in punta di piedi e con imbarazzato rispetto riesce a cogliere la particolarità di un fenomeno che nella sua dimensione più ancestrale riguarda tutti, tanto chi resta quanto chi parte, ovvero lo sguardo verso il futuro, il proprio e quello delle generazioni che stanno crescendo.

“Io sto bene qui a Marghera, anche se non capisco alcune cose come ad esempio la scuola e le sue regole”

Un venerdì sera di fine maggio, insieme all’autore, abbiamo presentato La linea dell’orizzonte alla Cita, zona periferica di Marghera. Marghera è una città a pochi chilometri da Venezia e ha circa 30 mila abitanti. Oltre ad accogliere molte persone che hanno lasciato il capoluogo, ha storicamente legato la sua esistenza alla nascita, nei primi del ‘900, di un grosso polo industriale che ne ha connotato (e ancora in modo diverso lo fa) la sua identità. Inquinamento, malattie causate dai fumi industriali e stragi sfiorate si sono affiancate all’annoso tema del lavoro che da sempre, anche in altre città con poli industriali vicini, crea un dualismo nel quale spesso si opta per preferire il lavoro. Marghera, oltre ad accogliere migliaia di operai e operaie, era stata pensata dall’urbanista Pietro Emilio Emmer come “città giardino”, fatta di spazi verdi e viabilità sostenibile, un progetto sospeso con l’avvento del fascismo.

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Negli ultimi trenta anni circa è diventata una città che accoglie molti migranti e la comunità bengalese risulta tra le più numerose. Alcuni di loro, soprattutto donne e bambini, hanno partecipato alla presentazione del libro: è stata l’occasione per conoscere le motivazioni che spingono molti di loro a ripartire verso Londra, e allo stesso tempo l’opportunità per alcuni di raccontare il proprio personale vissuto. "Io voglio rimanere qui", ha subito messo in chiaro una signora. "Io sto bene qui a Marghera – è intervenuta un'altra donna – anche se non capisco alcune cose come ad esempio la scuola e le sue regole, semplicemente perché diverse o non presenti in Bangladesh". Intorno a un libro si è creato un primo momento di incontro e scambio. D’altronde far parte di questo tessuto comunitario vivo e attivo, fatto di apertura e condivisione, è un obiettivo della nostra libreria.

Da lavialibera n°15

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