Una famiglia afghana si ripara dal freddo tra i bidoni della spazzatura prima di partire verso il confine italo-francese. Foto di Valerio Muscella e Michele Lapini
Una famiglia afghana si ripara dal freddo tra i bidoni della spazzatura prima di partire verso il confine italo-francese. Foto di Valerio Muscella e Michele Lapini

Nel braccio di ferro tra Italia e Francia perdono i migranti

Nei paesi di frontiera, come Oulx e Ventimiglia, le persone continuano a essere respinte dai poliziotti d'oltralpe. Il freddo rischia di trasformare il viaggio in tragedia

Luca Rondi

Luca RondiOperatore area vittime del Gruppo Abele e giornalista

27 dicembre 2022

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Un mese dopo la “presunta” crisi internazionale tra Italia e Francia scatenata da un battibecco legato all’approdo di 234 profughi salvati dalla Ong Ocean Viking a Tolone, nel Sud della Francia, sui punti di confine di Oulx e Ventimiglia il copione non è cambiato. Nonostante gli annunci del ministro dell’Interno francese di inviare 500 agenti in più al confine per aumentare i controlli il flusso non si è mai fermato. “Non abbiamo visto particolari effetti. I poliziotti francesi c’erano ieri come oggi e tutti i giorni respingono le persone. Chi è respinto riprova una, due volte e poi riesce a passare. Come sempre l’unico effetto dell’aumento dei controlli rende ‘solo’ l’attraversamento più pericoloso”.

"I poliziotti francesi c’erano ieri come oggi e tutti i giorni respingono le persone. Queste continue prove di forza rendono il viaggio ancora più pericoloso"Michele Belmondo

Michele Belmondo, responsabile del comitato della Croce rossa di Susa e operatore del progetto MigrAlp, ogni sera percorre in lungo e in largo i sentieri che collegano Claviere, l’ultima città italiana, al territorio francese. E l’arrivo del primo freddo è coinciso con l’ennesimo litigio tra l’Eliseo e Roma. “Qualcuno si è accorto solo in quel momento che ci sono i controlli al confine - sorride Belmondo. Per noi è una dinamica vista e rivista dal 2015: la Francia stringe le maglie dei controlli per questioni di politica interna. Qua sul confine cambia poco: una frontiera presidiata resta sempre pericolosa e cerchiamo di evitare in tutti i modi che le persone si facciano male quando tentano di attraversarlo”.

Sommario: 

Frontiere, mostrare i muscoli a qualunque costo

Un obiettivo lontano da quello sbandierato sia dall’Italia sia dalla Francia. Nella diatriba dell’11 novembre 2022 quello che manca è proprio la salvaguardia delle persone e il rispetto dei loro diritti fondamentali.

Migranti, tutti gli ostacoli che il governo vuole mettere

Il nuovo Governo Meloni a fine ottobre decide di chiudere i porti alle Ong che fanno soccorso in mare: in gergo tecnico decide di non assegnare un “porto sicuro” come previsto dai trattati internazionali. Sono tre le navi (Humanity 1, Geo Barents e Ocean Viking) che tra il 22 e il 27 ottobre salvano oltre mille persone nel Mediteranneo centrale.

È la “gara” a chi viola più leggi internazionali: l’Italia sbeffeggia il diritto internazionale del mare, la Francia stringe dei controlli che, su quel confine, non dovrebbero proprio esserci

Vengono tenute al largo delle coste italiane per oltre due settimane ma se alla Humanity 1 e alla Geo Barents vengono assegnati finalmente dei porti (con la “tragica” retorica dello sbarco selettivo) rispettivamente il 6 e il 7 novembre, all’Ocean viking, con a bordo 234 persone, viene invece negato l’attracco in Italia. Da qui nasce lo scontro con i cugini d’Oltralpe: alle 15.30 di martedì 6 novembre un lancio dell’Agenzia Ansa di Parigi riporta che fonti interne dell’esecutivo francese hanno dato disponibilità a far attraccare la nave a Tolone, i politici italiani cantano “vittoria”

Così la politica ha criminalizzato i soccorsi in mare

“Ocean Viking, la Francia aprirà il porto di Marsiglia”. Bene così! L’aria è cambiata”, scrive su Twitter Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile, seguito in serata da un comunicato della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La nave si dirige così verso il porto di Tolone ma a Parigi non la prendono bene.

“Ocean Viking, la Francia aprirà il porto di Marsiglia”. Bene così! L’aria è cambiata”Matteo Salvini - Ministro delle infrastrutture e dei trasporti

Nel giro di poche ore vengono annunciati il blocco del cosiddetto meccanismo di ricollocamento – che prevede la redistribuzione di chi arriva sulle coste tra diversi Paesi europei, in deroga con il regolamento di Dublino che “ferma” il richiedente asilo nel primo Paese di approdo – e l’aumento dei controlli al confine che il ministro dell’Interno francese dichiara “chiuso”. È la “gara” a chi viola più leggi internazionali: l’Italia sbeffeggia il diritto internazionale del mare, la Francia stringe dei controlli che, su quel confine, non dovrebbero proprio esserci. 

I respinti al confine non aumentano

“L’estensione sistematica dei controlli alle frontiere interne accade ininterrottamente dal 2015: il Consiglio di Stato francese rinnova questa misura ogni sei mesi anche se ciò, secondo Schengen, sarebbe possibile solo con dimostrazione della presenza di una minaccia nuova, distinta da quella precedente", spiega Martina Cociglio, operatrice legale di Diaconia Valdese, organizzazione attiva a Oulx. 

La libertà di movimento in Europa vale solo per pochi: sia chi è richiedente asilo sia chi non ha ancora formalizzato la domanda non può attraversare il confine legalmente

La libertà di movimento in Europa, come già raccontato su lavialibera, vale solo per pochi. Sia chi è richiedente asilo sia chi non ha ancora formalizzato la domanda non può attraversare il confine legalmente. Così le persone vengono intercettate dagli agenti – sia sul confine marittimo sia in montagna – e riportate indietro nuovamente sul suolo francese. Ma come spiegato da Belmondo, questa dinamica non è cambiata dopo il “pugno duro” di metà novembre. I dati raccolti da Diaconia Valdese lo dimostrano: per quanto ‘parziali’ perché conteggiano solamente le persone incontrate dagli operatori la tendenza non è in aumento.

Non esistono falsi profughi

I “respinti” incontrati sono stati 322 a settembre, 288 a ottobre e 326 a novembre. “I numeri e le modalità di respingimento non sono cambiate – osserva Cociglio. Continuano così le solite violazioni: scarsa attenzione sui minori, la cui dichiarazione di minore età non conta nulla se vi è una precedente identificazione in Italia come maggiorenne, mancanza di assistenza legale e impossibilità di accedere alla procedura d’asilo”. E poi il freddo che, soprattutto in questo periodo, rende l’attraversamento molto pericoloso.

"Tutte le sere facciamo monitoraggio fornendo tè caldo, coperta termica e il numero unico per l’emergenza"

“Ci sono 70/80 centimetri di neve e le temperature di notte toccano i -15 gradi, condizioni che inevitabilmente mettono a rischio uomini, donne e famiglie che per sfuggire ai controlli cercano sentieri più scoscesi e nascosti  – spiega Belmondo. Tutte le sere facciamo monitoraggio fornendo tè caldo, coperta termica e il numero unico per l’emergenza. Questo è il periodo più critico dell’anno”.

Il vero problema a Ventimiglia è l'abbandono delle persone

Come a Oulx anche a Ventimiglia i controlli sbandierati non hanno creato grandi conseguenze. La “scenetta” è durata solamente un giorno: il 13 novembre gli agenti hanno controllato a tappeto le macchine che attraversavano il confine. Ma nel giro di qualche ora tutto è tornato alla feroce normalità. “Anche da noi sostanzialmente non è cambiato molto, i respingimenti ci sono dall’11 giugno 2015: possono essere più o meno alti come numero di persone a seconda degli arrivi dei migranti  – spiega Maurizio Marmo presidente di Caritas Intermelia. Per qualche giorno ci sono stati più controlli ma la sostanza non cambia perché perdurano sempre. Le persone hanno la necessità di rischiare di più o di pagare i passeur “. Uno degli ultimi decessi registrati è del 7 novembre: lungo l’autostrada che da Ventimiglia porta a Mentone Ahmed Safi, giovane afghano di 19 anni è stato investito da due auto diverse prima di essere trascinato da un camion per oltre 500 metri. 

I problemi sono due: l’atteggiamento del governo francese che è sempre lo stesso, così come l’assenza di una risposta da parte delle istituzioni a Ventimiglia

I problemi sono due: l’atteggiamento del governo francese che è sempre lo stesso, così come l’assenza di una risposta da parte delle istituzioni a Ventimiglia. “Le persone si fermano uno o più giorni in attesa di capire come proseguire il viaggio. Non ci sono centri di accoglienza e manca un intervento istituzionale: la società civile e le organizzazioni italiane e francesi cercano di farsi carico dell’aiuto di queste persone. Grazie alla Diocesi riusciamo a garantire un letto caldo almeno a famiglie e donne sole. Ma c’è una mancanza forte perché gli adulti e i ragazzi rimangono in strada in condizioni disastrose”. Dopo la chiusura del campo Roya nell’aprile 2020, infatti, le persone non hanno un posto in cui dormire. “Questo crea tensioni in città, ci sono comunque 100/200 persone al giorno che hanno bisogno di attenzione umanitaria e sociale. Si pensa che un centro diventerebbe un fattore di attrazione, dal nostro punto di vista non è vero. Le persone arrivano perché vogliono andare in altri Paesi, non perché c’è un posto letto”. La latitanza delle istituzioni è frutto dell’illusione: “Si guarda al fenomeno con la speranza che un giorno si possa fermare. Sappiamo che non è così”.

I diritti calpestati dei migranti

Oltre la propaganda

Tolti gli annunci, restano le “bugie” e soprattutto i dati. Il ministro Matteo Piantedosi in un’informativa al Senato del 16 novembre ha dichiarato che “i fatti evidenziano [...] come l'Ocean Viking si sia diretta autonomamente verso le coste francesi” e questo ha “creato attriti sul piano internazionale, anch'essi assolutamente non voluti dal Governo, con il rischio di produrre ripercussioni sulle politiche migratorie a livello europeo”. Ma dalla nave hanno inviato “decine di messaggi” per chiedere l’assegnazione di un porto sicuro. Piantedosi ha strumentalmente paragonato gli sbarchi (allora 90mila) con i ricollocamenti verso la Francia (38). La realtà è però diversa: secondo Eurostat nel 2021 a fronte di circa 67mila sbarchi, le richieste d’asilo sono state 43mila, l’8,2% del totale, dietro a Spagna (62.100) e Francia (103.800). Anche nel 2022 i dati non cambiano dal 1 gennaio al 31 agosto 2022 l’Italia scende al quarto posto con meno di 6mila domande. In altri termini, le persone non si fermano tutte nel nostro Paese ma proseguono verso altri Stati. E il confine italo-francese lo dimostra: il numero di respinti (che poi passano) nel 2021 sono stati almeno 40mila. Sul lato francese, invece, oltre alla perdurante presenza dei controlli sul confine che rendono pericoloso l’attraversamento  l’accoglienza per i naufraghi della Ocean Viking non è stata quella sperata. 

Il ministro dell’Interno aveva fin da subito annunciato che dei 234 profughi sbarcati, 124 non avevano diritto a chiedere asilo e sarebbero stati espulsi; due terzi degli altri ricollocati in altri Paesi europei. Per raggiungere questo obiettivo, il governo ha previsto una “detenzione” creando una sala d’attesa a Tolone. Il risultato? Due differenti tribunali francesi hanno dichiarato l’illegittimità della procedura. “A oggi [28 novembre] risulta che nonostante gli annunci del ministero, ad eccezione di quattro di essi, i rifugiati sono ora presenti e liberi di circolare sul territorio francese compresi quelli a cui non era stato concesso l’accesso”, ha scritto in un comunicato stampa l’associazione Anafé che si occupa di tutelare i diritti dei richiedenti asilo in Francia.

“La saggezza, come la semplice umanità, avrebbe dovuto portare a offrire ai sopravvissuti dell'Ocean Viking condizioni di accoglienza che permettessero loro di riposarsi dalle loro prove e contemplare con calma il loro futuro"Associazione Anafé

“La saggezza, come la semplice umanità, avrebbe dovuto portare a offrire ai sopravvissuti dell'Ocean Viking condizioni di accoglienza che permettessero loro di riposarsi dalle loro prove e contemplare con calma il loro futuro. Al contrario, oltre a prolungare le sofferenze subite, la fretta delle autorità di istituire un sistema detentivo eccezionale è stata fonte di una moltitudine di disfunzioni, illegalità e violazioni dei diritti: un risultato dal quale nessuno vince”. A perdere è soprattutto il diritto. Dal Mediterraneo al confine italo-francese, qualunque sia l’attore politico in scena, la trama non cambia. 

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