Giovani originari del Congo camminano sulla strada che porta al valico di frontiera di Medyka. Polonia, 28.02.2022. Credits: Valerio Muscella
Giovani originari del Congo camminano sulla strada che porta al valico di frontiera di Medyka. Polonia, 28.02.2022. Credits: Valerio Muscella

Guerra in Ucraina, i profughi di serie B

Il governo di Varsavia continua a respingere iracheni, siriani e afghani che scappano dai conflitti, violando il diritto d'asilo. Da nove giorni, un gruppo di sei cubani si trova bloccato nella foresta, al gelo, senza mangiare né bere. La volontaria Cavazzini: "Non hanno più la forza di camminare, si stanno spegnendo lentamente. La disparità di trattamento è frutto solo di una scelta politica. L'Ue intervenga"

Rosita Rijtano

Rosita RijtanoRedattrice lavialibera

18 marzo 2022

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"Se vado alla frontiera Sud, vengo considerata un'eroina. A Nord, rischio di essere accusata per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina". Silvia Cavazzini è una volontaria di Gandhi Charity che nelle scorse ore ha raggiunto la piccola cittadina polacca di Hajnówka per aiutare i profughi intrappolati tra Bielorussia e Polonia. Si è trovata di fronte una "disparità di trattamento" che – dice Cavazzini – è "solo frutto di una scelta politica". Il confine sud del Paese, quello con l'Ucraina, è aperto all'accoglienza. Poco più su, invece, continuano i respingimenti: i profughi vengono rispediti indietro senza che sia presa in considerazione la loro volontà di chiedere asilo. Pratica che in teoria viola i trattati internazionali, ma che nei mesi scorsi il governo di Varsavia ha reso prassi.

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Succede da novembre 2021, quando migliaia di persone hanno raggiunto Minsk, e poi la frontiera polacca, sognando l'Europa. Sono arrivate soprattutto dal Kurdistan iracheno, dalla Siria, e dall'Afghanistan. Tutte zone del mondo flagellate dai conflitti, come dimostrano anche i 12 missili iraniani che nella notte tra sabato e domenica hanno colpito Erbil, la capitale del Kurdistan iracheno. 

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Falsi profughi li ha definiti qualcuno, contestando il loro diritto a ricevere protezione internazionale. L'europarlamentare leghista Susanna Ceccardi, intervistata da Sky Tg24, ha sostenuto che è necessario controllare bene "chi si fa entrare nell'Unione europea" perché il "rischio" è che l'Ucraina diventi "un viatico per tutti quelli che scappano dall'Africa". Uno degli argomenti sfruttati da Ceccardi, e non solo, è l'utilizzo strumentale che Aleksandr Lukashenko avrebbe fatto di queste persone in fuga.

"Il fatto che siano stati strumentalizzati non li priva dello status di rifugiati. Anzi, li rende doppiamente vittime"

Il presidente bielorusso è stato accusato di portare avanti una guerra ibrida, favorendo l'immigrazione illegale attraverso i propri confini. Motivo ufficiale della rappresaglia: le sanzioni adottate dal Consiglio Ue per la sua repressione nei confronti dell’opposizione. Motivo ufficioso, secondo alcuni, far in modo di rendersi insostituibile agli occhi dell’alleato Vladimir Putin e sostenere le sue ambizioni in Ucraina. "Il fatto che siano state strumentalizzate – ribatte Cavazzini – non le priva dello status di rifugiate". Anzi, le rende doppiamente vittime. 

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Cavazzini chiede un intervento dell'Unione, che però sembra andare in tutt'altra direzione. Basti pensare alla scelta fatta per l'attivazione della direttiva 2001/55, con cui viene istituita una protezione temporanea della durata di un anno. Protezione che per i beneficiari determina: l’immediato rilascio di un visto per l’ingresso in Ue e di un titolo di soggiorno valido, la possibilità di esercitare un lavoro, ottenere una casa e accedere ad altri servizi. Il consiglio Ue ha deciso di limitarne l'applicazione ai cittadini ucraini (che comunque potevano già entrare nell'Unione senza bisogno di un visto), agli apolidi e ai cittadini di Paesi terzi, insieme ai rispettivi familiari, che in Ucraina risiedevano o beneficiavano di protezione internazionale o nazionale prima del 24 febbraio 2022.

Il Centro studi e ricerche Idos fa presente in una nota che "resta così esclusa dalla protezione europea, e di fatto bloccata in Ucraina, una parte molto consistente dei circa 5 milioni di stranieri presenti nel Paese (dato Onu, 2020): lavoratori, studenti, richiedenti asilo e altre categorie di migranti a breve termine". E restano così esclusi anche i profughi bloccati tra Polonia e Bielorussia, "a loro volta vittime di drammatici conflitti e crisi umanitarie".

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"Le restrizioni con cui il Consiglio Ue ha deciso di attivare la direttiva del 2001 – concude la nota – rischiano di istituzionalizzare una divisione tra profughi di serie A e profughi di serie B, di fatto eseguita alla frontiera su criteri prettamente discriminatori, mentre offre agli Stati membri confinanti (Polonia, Ungheria, Slovacchia e Romania) la possibilità di evitare gli oneri di accoglienza e di protezione che il regolamento di Dublino imporrebbe loro, in quanto Paesi di primo approdo".

Cavazzini, qual è la situazione al momento?
Nelle scorse ore ai profughi che si trovano nel campo di Bruzgi, allestito a novembre, è stato detto che sarebbero stati sgomberati in pochi giorni. Hanno ricevuto una sorta di ultimatum e si sono visti costretti a scegliere tra tre opzioni: o riprovare a entrare in Polonia attraverso la foresta, o tentare la sorte passando dall'Ucraina, o la deportazione. La maggior parte sta tentando la prima possibilità. Stiamo registrando un aumento esponenziale di emergenze: stanotte, ce ne sono state tre. Due coppie, una famiglia e altre 15 persone. Soltanto in una zona e soltanto a conoscenza del nostro gruppo. Portare aiuto a queste persone, che si trovano a meno cinque gradi e in mezzo alle paludi, è un'esperienza fortissima. Un uomo che si trova nel centro, con cui sono in contatto, mi ha detto che delle 400 persone presenti nella struttura fino a qualche giorno fa ora ne sono rimaste solo 200. Questo vuol dire che circa altrettante potrebbero trovarsi bloccate nella foresta in una zona che è delimitata da due linee di filo spinato. Sono tra due fuochi: la guardia di frontiera polacca li respinge usando i lacrimogeni. Quella bielorussa non li lascia tornare indietro e li minaccia sparando in aria e liberando i cani. Ci sono poi situazioni singolari e particolarmente critiche. 

Quali?
Un gruppo di sei cubani, quattro uomini e due donne, che erano in Russia come turisti e non sono riusciti a rientrare nel proprio Paese a causa del blocco dei voli. Hanno tentato la strada bielorussa per raggiungere la Polonia, dove credevano che li avrebbero fatti entrare. Invece li hanno bloccati e non erano preparati. Ora sono nella foresta da nove giorni, senza mangiare e senza bere. Non hanno più forza di camminare, si stanno spegnendo lentamente. Rischiano la morte. 

Da nove giorni, un gruppo di sei cubani si trova bloccato nella foresta tra Bielorussia e Polonia, al gelo, senza mangiare né bere. La volontaria: "Non hanno più la forza di camminare, si stanno spegnendo lentamente"

Chi è rimasto nel campo di Bruzgi?
Per lo più famiglie con bambini, molti malati, e persone malate: paraplegici, ciechi. Situazioni terribili. Anche per loro l'ultimatum imposto dalle guardie di frontiera bielorusse è lo stesso: o la foresta, o la deportazione. 

Quante persone sono ancora in Bielorussia?
Non lo sappiamo, ma di certo ci sono stati dei nuovi arrivi dalla Russia. Fino ad ora abbiamo aiutato economicamente queste persone, che si trovano a Minsk senza più risparmi e non sanno come sopravvivere. Ma le sanzioni nei confronti della Russia e della Bielorussia stanno rendendo la nostra attività sempre più difficile. 

Che fare?
Stiamo cercando vie legali per farle arrivare in Europa, come già successo con Nza, la bimba irachena di nove mesi che era affetta da una grave malformazione cardiaca congenita ed è stata poi operata all'ospedale Monaldi di Napoli. Ma la Polonia vuole una linea durissima a ogni livello, non è intenzionata a creare alcun precedente di accoglienza nei confronti di queste persone. Le organizzazioni internazionali potrebbero lavorare sulle evacuazioni. E l'Unione europea dovrebbe prendere posizione contro la violazione del diritto d'asilo, previsto dai trattati internazionali.


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