Torino, 2 maggio 2022. La preghiera di fine ramadan organizzata al parco del Valentino (Jessica Pasqualon/Ansa)
Torino, 2 maggio 2022. La preghiera di fine ramadan organizzata al parco del Valentino (Jessica Pasqualon/Ansa)

Com'è difficile il primo ramadan

Svegliarsi prima dell'alba per mangiare e poi digiunare fino al tramonto, resistendo alle tentazioni. È dura, ma dopo i primi giorni si impara

Martina Yusuf

Martina Yusuf15 anni, studentessa al primo anno del liceo artistico Passoni, Torino

Aggiornato il giorno 12 maggio 2023

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Quest’anno, per la prima volta, ho fatto il ramadan. Secondo l’islam, la mia religione, nel nono mese dell’anno (si calcola in base alla luna) bisogna digiunare dall’alba al tramonto. Non si può neanche bere un bicchiere d’acqua. In passato, guardavo mia madre e mio fratello digiunare e tutto ciò che facevo era evitare di mangiare davanti a loro sia per rispetto, sia perché mi sentivo un po’ in colpa. Ho anche provato a fare mezza giornata di astinenza dal cibo per abituarmi, ma era stradifficile: giocavo a pallavolo con gli amici, faceva caldo e non potevo neanche dissetarmi. Il 23 marzo è iniziato il ramadan. I primi giorni sono stati faticosi. Avevo sempre fame, anche se mi svegliavo alle quattro per mangiare e fare la preghiera del mattino. A colazione riso, ma anche njara, una specie di piadina con cui accompagnare carne, patate e sugo. Lo stomaco era bloccato e non riuscivo a mangiare molto. La seconda difficoltà è stata la sveglia: non ero abituata ad alzarmi così presto, ma è fondamentale, altrimenti è ancora più complicato affrontare il digiuno.

Xr, in sciopero della fame per il clima

In classe

Il primo giorno di ramadan non sono andata a scuola. Agli inizi i mal di stomaco sono molto forti. Una volta mi sono anche dimenticata che non potevo bere acqua, ho bevuto un sorso per istinto e allora ho dovuto balzare quel giorno e recuperarlo. In classe mi è quasi sembrato che i compagni mi stuzzicassero offrendomi delle merende, ma ho sempre resistito. Lo fanno per scherzare, sono certa che l'avrei fatto anche io al loro posto. Gli insegnanti, invece, sembrano indifferenti al ramadan: nessuna domanda, nessun augurio. Alcuni compagni mi hanno chiesto che cosa si fa e perché. Ho spiegato loro che è importante, è un mese in cui si digiuna e si prega, giorni in cui non ci si dovrebbe arrabbiare, né dire parolacce o fare cose impure. Ho detto anche che ho scelto io di farlo, così imparo in modo più naturale. Altri genitori, invece, obbligano i loro figli e qualche ragazzo finge soltanto di rispettare le regole.

Gli insegnanti, invece, sembrano indifferenti al ramadan: nessuna domanda, nessun augurio

L'aiuto dei social

In classe la sola persona con cui posso confrontarmi è una compagna di origini tunisine. Nei pomeriggi ci siamo tenute compagnia con lunghe videochiamate. Poi ci sono i video delle influencer musulmane che su TikTok danno consigli: ad esempio Yassmine (232mila followers) svela i trucchi per affrontare il digiuno, mentre Tasnim Ali (742mila followers) spiega anche concetti più spirituali.

Lo sharenting permette ai genitori di condividere sui social la vita in famiglia. Quali sono i rischi?

Sempre su TikTok, quando mi viene fame, guardo i video di cinesi che ingurgitano cibo in continuazione. Mi viene l’acquolina e immagino di mangiare anch’io: ed è come se lo avessi fatto! Così resisto fino al tramonto, quando si fa l’iftar, il pasto che interrompe il digiuno. Si comincia con un sorso d’acqua e dei datteri, seguito da una zuppa. La cena con la mia famiglia è particolare perché nel resto dell’anno, per un motivo o un altro, è difficile trovarsi tutti assieme. Dopo alcuni giorni, anch'io ho imparato a gestirmi e ora so affrontare il ramadan.

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